Edoardo Bennato: “Il rock and roll deve essere impegnato”

Concerto nel Salone delle Feste del Casinò del cantautore napoletano ricordando la tragedia dei migranti, Enzo Tortora e Mia Martini

Edoardo Bennato in concerto

Ironico e graffiante, per nulla accomodante o peggio rassicurante. Insomma un Edoardo Bennato in splendida forma, vale a dire “rock and roll” – come ha tenuto a precisare a inizio serata – quello che sabato sera è stato protagonista di un memorabile concerto nel Salone delle Feste del Casinò Campione d’Italia. «Ammiro chi ha certezze monolitiche, ma io invito a dubitare» ha ricordato agli oltre quattrocento fans che lo hanno accompagnato nell’ex-clave italiana in terra elvetica, un’isola che sta all’interno di un’isola che si chiama Svizzera e che a sua volta è nel cuore dell’Europa.

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Edoardo Bennato in concerto 4 di 9

E allora “Pronti a salpare” com’è il titolo del suo nuovo tour e del suo nuovo disco, come sempre profondamente ispirato dalla realtà. «La frase pronti a salpare non è rivolta solo ai disperati che attraversano il Mediterraneo –  ha ricordato – tanto loro si mettono già in cammino senza aspettare il nostro invito, perché stanno fuggendo dai tiranni che li tengono soggiogati.  E’ rivolta a noi che viviamo nell’Occidente ricco del mondo. C’è una parte del pianeta in cui sembra che ci sono tutti gli uomini intelligenti e dall’altra gli stupidi. Questa sera facciamo musica rock, la musica leggera serve per evadere e invece il rock può servire a calarsi nella realtà, a dire anche le cose sgradevoli da sentire. Ho una bambina di dodici anni e sono preoccupato per il nostro futuro, penso che non si potrà prescindere da risolvere i problemi del Terzo Mondo, non sarà facile ma prima lo facciamo e meglio è».

Ad accompagnare “Pronti a salpare”, insieme ai riff di chitarra sono le immagini delle carrette del mare, i volti dei disperati che attraversano il Canale di Sicilia, nelle immagini proiettate sul palcoscenico al nono piano del Casinò, a pochi chilometri da dove i potenti della terra si sono dati appuntamenti per il G7. Inseparabile dalla sua chitarra e dall’armonica a bocca, a volte irriverente come in “Sono solo canzonette” o nel “Gatto e la volpe” oppure evocativa e sognante, come ne “La luna” e “Una settimana un giorno” che ha riservato per il finale, Edoardo Bennato sabato sera a Campione d’Italia ha regalato due ore di grande musica.  «Io vengo dal Sud dell’Italia e più precisamente da Bagnoli che si trova alla periferia di Napoli, sono nato e cresciuto al numero 55 di via Campi Flegrei. Quel numero nella smorfia è “à musica” per questo ho sempre pensato che la mia vocazione fosse scritta nel mio destino».

Un destino che lo ha avvicinato alla musica quasi per caso, come ha ricordato Bennato introducendo un’altra bella canzone, “La calunnia”, che ha voluto dedicare a Enzo Tortora e Mia Martini. «Mia mamma si preoccupava e siccome partiva dall’idea che l’ozio è il padre di tutti i vizi non voleva che i suoi tre figli stessero con le mani in mano – ha ricordato – Mise in giro la voce che si cercava un maestro di lingue e invece si presentò un maestro di musica, era il destino. Con i miei fratelli mettemmo su un complesso e finimmo anche a un festival che era presentato da Enzo Tortora. Io ero solo un ragazzo e mi fece l’impressione di una persona davvero per bene, quando qualche anno venne arrestato con un’accusa infamante e finì in galera rimasi molto scosso. Una calunnia può rovinare la vita alle persone, come una maldicenza ha avvelenato quella di Mia Martini rovinandole la carriera».

È per loro e per chi ama sporcarsi con la vita, anche a costo di rimanerne segnato, che il “Capitan Uncino” anche ieri sera ha deciso di lasciare il suo graffio, anche a costo di finire “Rinnegato” o “In prigione”, che in fondo  – come ha ricordato prima di salutare il pubblico di Campione – «In questa Italia è un’esperienza come tante».
Il “Grillo parlante” del rock italiano non ha perso l’abitudine di dire la verità.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 maggio 2017
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