Gettò la moglie dal balcone, al via il processo a Daehee Park

Il coreano si è sempre dichiarato innocente. Oggi prima udienza in Corte d'Assise con una richiesta di annullamento dell'incidente probatorio

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È iniziato questa mattina, martedì, il processo nei confronti di Daehee Park, cittadino della Corea del Sud arrestato il 18 maggio del 2016 con l’accusa di aver buttato giù dalla finestra della stanza d’albergo dove alloggiavano, la donna che aveva appena sposato e con la quale era in viaggio di nozze insieme ad una comitiva di connazionali. L’uomo, che da un anno è detenuto nel carcere di Busto Arsizio, si è sempre dichiarato innocente.

Affiancato da un traduttore che ha ripetuto in coreano tutto ciò che è stato detto durante la prima udienza, l’uomo era presente all’interno della gabbia per i detenuti nell’aula Falcone e Borsellino. Il dibattimento si svolge in Corte d’Assise dunque, alla presenza di una giuria popolare che affiancherà il presidente della corte Renata Peragallo e la giudice Maria Greca Zoncu.

La prima udienza ha subito riservato un primo colpo di scena con la richiesta da parte dell’avvocato di Dahe Park, il penalista milanese Guido Camera, l’annullamento dell’incidente probatorio effettuato dal pm Maria Cardellicchio nei giorni immediatamente successivi al fatto.

Per Camera sarebbe stato leso il diritto di difesa in quanto la procedura si è svolta prima che Park potesse nominare un suo difensore di fiducia. In questo modo non sarebbe stato possibile, per la difesa, sottoporre ad un esame incrociato la testimonianza delle ragazze alloggiate nella stanza accanto tra le quali la campionessa di scherma Choi In-jeong (argento a squadre nella spada a squadre a Londra 2012), l’unica ad aver visto l’uomo spingere la donna. L’avvocato, sottolineando che non vi fossero i presupposti per l’irripetibilità in quanto la teste è persona nota, ha chiesto la ripetizione dell’atto sottolineando anche sentenze di Cassazione sul tema e una convenzione internazionale firmata anche dalla Corea del Sud e dall’Ucraina per la cooperazione giudiziaria.

Alla richiesta si è opposta l’accusa che ha sottolineato come la questione fosse già stata rigettata in sede di udienza preliminare. Il presunto omicidio sarebbe avvenuto il giovedì e il lunedì è stato espletato l’incidente probatorio. La gravità del reato contestato, ovvero l’omicidio volontario, e il fatto che le ragazze sarebbero dovute ripartire, secondo il magistrato, giustificherebbero l’urgenza dell’esecuzione dell’atto. Una delle quattro, inoltre, era teste oculare mentre le altre (un’altra coreana e due ucraine, tutte schermitrici) hanno fornito dichiarazioni rilevanti su quanto hanno visto e sentito quella sera.

La corte si è riservata di decidere nella prossima udienza del 23 maggio quando verranno sentiti anche i primi testi dell’accusa.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 09 maggio 2017
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