Il bivio dell’impresa, resistere o mollare: “Abbiamo guardato i nostri ragazzi… e oggi siamo ancora qui”

Nel 2009 Isabella Mariani e Stefano Bianchi hanno dovuto fare i conti con la crisi e hanno scelto di investire per ripartire: «Se vuoi competere con Cina e India non puoi tirarti indietro»

Cabi Group

Un’azienda può rinascere nel bel mezzo di una crisi economica? Isabella Mariani e Stefano Bianchi, soci e titolari di CABI Group (composto da imprese attive nei settori della meccanica e dell’elettronica), ne sono più che convinti. Perché è accaduto a loro: «Nel 2009 ci siamo trovati di fronte a un bivio: o mollare o investire. Anche a costo di dare in garanzia tutto quello che avevamo». E così dopo essersi guardati in faccia, ma soprattutto dopo aver guardato negli occhi i propri dipendenti – le due aziende, insieme, ne contano circa trenta – hanno deciso: «Gli investimenti sono stati impegnativi, ma se vuoi scalzare la concorrenza di Cina, India e di tutti i nuovi competitor non ci sono altre vie: una produzione per settori di nicchia (automotive, elettromedicale, domotica), la ricerca di sempre nuovi clienti con un processo produttivo completo (sviluppiamo software, creiamo le schede elettroniche e le collaudiamo con macchine automatiche di ispezione di ultima generazione curandone anche il montaggio e l’imballaggio), l’investimento continuo in nuove tecnologie, la riqualificazione specifica dei collaboratori, lo sviluppo di idee e prototipi per start up collegate anche alle Università lombarde. Infine, la rete tra imprese».

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COME DIVENTARE IMPRENDITRICE
Isabella Mariani ha una storia curiosa alle spalle: prima di approdare alla CABI, dopo la decisione di papà Angelo di andare in pensione (fondatore dell’azienda al fianco di Stefano Bianchi) lavora per diciotto anni in un grande gruppo internazionale nel settore metalmeccanico. Poi la richiesta di Stefano, che in impresa la vorrebbe proprio perché al Dna da imprenditore non si mente. E così è stato.

Isabella si scopre imprenditrice giorno dopo giorno e a trentanove anni entra alla CABI Elettronica: «Metto il naso in amministrazione – racconta la Mariani – e inizio a masticare il linguaggio tecnico. Poi nel 2016 l’idea di aprire CABI Meccanica proprio per potenziare le nostre professionalità e per migliorare continuamente i nostri prodotti. Meccanica ed elettronica, insieme, ci permettono di adeguare il nostro know-how alle richieste più disparate».

Ordini che arrivano da tutta Italia, export verso la Svizzera e il 90% del prodotto finale che finisce all’estero. Attraverso quella rete che «ad oggi conta cinque imprese – sottolinea Isabella – e sulla quale stiamo investendo tante risorse: l’obiettivo è quello di arrivare ad un contratto di rete formalizzato e alla costituzione di un Ufficio acquisti centralizzato».

È LA DECISIONE A FARE LA DIFFERENZA
Diventare imprenditrice quando non lo si era considerato, non è facile «ma ti senti alla guida di un’azienda – incalza la Mariani – quando devi decidere. E’ questo che fa la differenza: quale strada prendere? Come farlo? Con quali risorse? Ecco, penso che il difficile dell’essere imprenditrice sia proprio questo. Alla CABI Meccanica ho preso in mano la produzione e gestisco i collaboratori: sette dipendenti con un’età media di trentacinque anni». Facile? «Non proprio: agli inizi la resistenza c’è stata, ma oggi posso dire di essere una imprenditrice anche per il rapporto di squadra che ho saputo costituire tra di loro e con loro»

Essere a capo di un’impresa è una strada in salita, vero, ma di questa scelta Isabella non se ne pente. Anzi, è sempre più convinta che il mondo dell’impresa sia «affascinante e sempre da scoprire. Questi anni come imprenditrice mi hanno aiutata a crescere anche come persona, mi hanno dato un’arma in più per affrontare le difficoltà della vita (anche al di fuori dei problemi aziendali) e l’esperienza umana è stata grande». Ma Isabella non si ferma, e dice: «Una volta imparato a dar forma alle cose che si immaginano, ci si prende gusto: i sogni non hanno limiti, quindi oltre a far crescere le imprese già esistenti e parti di un mondo molto maschile, mi piacerebbe sviluppare un’idea imprenditoriale decisamente più femminile».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 maggio 2017
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