Il contratto non è quello giusto. Sciopero dei lavoratori di Amazon

Stop di 16 ore a partire da giovedì 11 maggio per ottenere il giusto inquadramento contrattuale per 200 lavoratori

scatola amazon

I duecento lavoratori  di Amazon Logistics di Caronno Pertusella sciopereranno a partire da giovedì 11 maggio per sedici ore. Il motivo dello stop è legato al contratto che viene applicato a questi lavoratori, secondo il sindacato, non corretto. «Li hanno inquadrati con quello del commercio – spiega Pietro De Carlo della Filt Cgil –  mentre a questi lavoratori dovrebbe essere applicato il contratto di filiera, cioè quello della logistica, trasporto e spedizioni. Di conseguenza non c’è la regolamentazione dell’orario di lavoro e le retribuzioni non sono adeguate».

IL SOLITO SCHEMA DELLE COOPERATIVE IN APPALTO
A Caronno Pertusella si sta verificando una situazione molto simile a quella  dei lavoratori della Sda di Gazzada Schianno che, dopo un lungo braccio di ferro con i vertici dell’azienda, hanno ottenuto il riconoscimento contrattuale richiesto.
All’interno del magazzino di Amazon operano due consorzi e un numero non ben precisato di cooperative in appalto, uno schema che si ripete in molte realtà presenti nel settore della logistica e che rende complicato capire chi fa che cosa.

In un recente convegno all’università Liuc di Castellanza, il dirigente di un grande gruppo logistico giustificò l’uso massiccio delle cooperative con la loro capacità di garantire maggiore flessibilità in un lavoro che definì «fluttuante». Considerato che si sta parlando di un settore che in Italia, nonostante sia fluttuante, vale 76 miliardi di euro, non si comprende perché tutta la flessibilità debba essere scaricata con un gioco al ribasso sul lavoratore attraverso le cooperative. Un avvocato presente al convegno precisò che la flessibilità richiesta dai committenti riguarda l’organizzazione del lavoro e non ha niente a che fare con il concetto giuslavoristico, invitando tutti i presenti a non confondere la condizione di lavoratore con quella di socio della cooperativa. Piani che invece molto spesso vengono fatti coincidere con una gestione del lavoratore che risponde più a logiche personali, piuttosto che alle norme e ai contratti vigenti.

SOLO UN CONSORZIO HA RISPOSTO AL SINDACATO
Nel frattempo la Filt Cgil ha richiesto un incontro con i responsabili dei due consorzi presenti nel magazzino di Amazon, ma all’appello ha risposto solo uno. «Noi siamo entrati qui un mese fa – conclude De Carlo – su richiesta dei lavoratori perché ci sono evidenti problemi rispetto all’inquadramento. La nostra battaglia punta ad avere una coerenza tra il lavoro svolto e il contratto applicato, il rispetto della regolamentazione del personale viaggiante, il riconoscimento del lavoro straordinario. Vorremmo anche capire quante sono queste cooperative: una, tre, cinque? Ora aspettiamo le risposte».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 10 maggio 2017
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