In fuga dalla vendetta del “Kanun”, l’antica legge albanese che regola la vendetta

I cinque autori del duplice omicidio di Canegrate stavano scappando per non essere raggiunti dagli investigatori ma anche dalla vendetta dei familiari di Alban e Argon Leshay

duplice omicidio canegrate 10 novembre 2016

I due cugini Alban e Argon Leshay avevano osato spacciare là dove non dovevano e per questo motivo sono stati crivellati di colpi senza pietà. Ci sarebbe un regolamento di conti legato al mondo del traffico di stupefacenti, cocaina in particolare, dietro il duplice omicidio avvenuto a novembre dello scorso anno a Canegrate.

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Le indagini

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza, insieme ai colleghi di Legnano e al coordinamento del sostituto procuratore Luca Pisciotta, hanno indagato senza sosta per evitare che l’antica legge non scritta del Kanun aprisse una faida sanguinosa tra famiglie criminali albanesi e questa mattina hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Busto Arsizio nei confronti di 5 cittadini albanesi.

Il controllo delle piazze di spaccio

Hanno età comprese tra i 25 e i 39 anni, 3 dei quali sono fratelli ad indicare il carattere familiare dei clan, ritenuti responsabili del duplice omicidio dei loro connazionali di 29 e 36 anni, avvenuto il 10 novembre 2016 a Canegrate. L’attività investigativa, ha permesso di accertare come il fatto di sangue fosse maturato nel contesto di una faida tra gruppi criminali rivali, operanti nel traffico e spaccio di sostanze stupefacenti (in particolar modo di cocaina), in contrasto per la gestione del territorio.

L’agguato

Gli uomini dell’Arma, hanno individuato gli esecutori materiali del duplice omicidio ed appurato che il gruppo di fuoco, formato dai 5 soggetti, armati di almeno 2 pistole (una semiautomatica S&W cal. 40 e un revolver cal. 38) e di bastoni, aveva raggiunto, a bordo di 2 veicoli, le vittime in via Morbegno di Canegrate, sorprendendo questi ultimi fuori dall’auto. Nel salire a bordo per darsi alla fuga i 2 cugini erano stati raggiunti da almeno 11 proiettili. Mentre il 29enne, seduto sul sedile passeggero, era rimasto ucciso sul colpo, fatto segno nella regione scapolare sinistra, il 36enne, attinto nella zona cervicale destra, si era messo alla guida dell’utilitaria riuscendo a raggiungere la vicina via Ancona dove, dopo aver perso i sensi, si era schiantato contro un’autovettura in sosta. A seguito del forte urto l’auto si era ribaltata su di una fiancata.

In fuga dagli inquirenti e dal Kanun

I Carabinieri hanno documentato come, dopo la sparatoria, due degli aggressori si fossero messi all’inseguimento delle vittime fino al luogo del sinistro stradale, per accertarsi che fossero deceduti. Nelle ore successive all’assassinio gli indagati avevano raccolto i propri averi in tutta fretta dalle rispettive abitazioni, nei comuni di San Giorgio di Legnano (MI) e Canegrate, per allontanarsi con le famiglie, recandosi dapprima in provincia di Piacenza e poi in provincia di Modena, ospitati da alcuni connazionali, nel tentativo di sottrarsi non solo alle indagini, ma anche alle regole del “Kanun”, codice consuetudinario medievale tuttora diffuso soprattutto nel nord dell’Albania (territorio d’origine sia delle vittime, sia degli indagati) e alternativo alla legge statale, che regola anche il sistema delle vendette di sangue, fissando il diritto di vendicare l’uccisione del proprio famigliare, colpendo i parenti maschi dell’assassino fino al terzo grado, purché di età superiore ai 14 anni.

In fuga in Italia e in Belgio

Dopo una serie di spostamenti tra le province di Lucca, Roma, Modena, Pisa, Pistoia, il Belgio e l’Albania, gli indagati si sono stabiliti a Altopascio (LU), Zagarolo (RM), e Lier (Belgio), dove 4 di loro sono stati catturati mentre un quinto risulta ancora latitante. Nel corso delle operazioni è stata rinvenuta e sequestrata una della pistole verosimilmente utilizzate nell’agguato. Gli arrestati sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio, mentre il soggetto rintracciato in Belgio resta a disposizione delle autorità di quel Paese in attesa dell’estradizione.

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di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 05 maggio 2017
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