La tangente serviva a pagare il salotto del sindaco

Il sistema di corruzione girava intorno a Danilo Rivolta e allo studio del fratello Fulvio. Sequestrati 110mila euro. Indagati anche il nuovo comandante della Polizia Locale e segretario comunale

Lonate Pozzolo
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Il sindaco Danilo Rivolta in carcere, il fratello Fulvio – imprenditore – ai domiciliari. La compagna Orietta Liccati (e assessore a Gallarate ed ex dirigente all’urbanistica lonatese) indagata e con obbligo di firma, il segretario comunale e il comandante della Polizia Locale indagati. Altri quattro imprenditori arrestati o indagati. In Comune a Lonate Pozzolo, per la Procura di Busto, c’era un sistema corruttivo che si basava su «un macroscopico conflitto d’interessi» tra amministratori politici, livello tecnico e professionisti privati. In gran parte parenti.

Corruzione, concussione e abuso d’ufficio sono i reati contestati a vario titolo agli arrestati e agli indagati. Una indagine complessa – ha spiegato il procuratore capo di Busto Arsizio Gianluigi Fontana – che è stata affidata dalla Procura a carabinieri e Guardia di Finanza, basata su «intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi dei flussi finanziari» e anche registrazioni di colloqui ottenute grazie alla collaborazione di «funzionari dalla schiena dritta» che si sono opposti alle pressioni del sindaco Rivolta e della sua cerchia e hanno denunciato. La prima a segnalare le pressioni (comprendenti lo spostamento dei funzionari in altri uffici) è stata la comandante della Polizia Locale Maria Cristina Fossati, poi “degradata” dalla giunta Rivolta a dicembre 2016 per punizione (si è trasferita a Busto).

L’episodio della tentata concussione da parte del sindaco verso l’integerrima comandante della Locale è solo uno dei capi d’imputazione, «l’origine dell’indagine». I successivi approfondimenti – affidati ai carabinieri del comandante provinciale colonnello Claudio Cappello, ai finanzieri del colonnello Francesco Vitale e all’aliquota reati ambientali della Procura – hanno consentito di raccogliere gli elementi per far emergere l’esistenza di «un macroscopico conflitto d’interessi esistente a Lonate», come lo ha definito il sostituto procuratore Luigi Furno. «Con il sindaco Rivolta che nei fatti co-gestisce lo studio professionale del fratello, Proget (sic) srl: l’affidamento dell’incarico allo studio contiene in sé la tangente che serve a remunerare non la parcella, ma il mercimonio della pubblica funzione del sindaco».

Quattro sono i casi specifici contestati. In due casi riguardano tangenti per un capannone industriale (sia da acquirenti sia da venditori). Un altro caso riguarda un cambio di destinazione d’uso da terreni agricoli ad uso produttivo, «con intuibile aumento di valore», per cui un imprenditore si era attivato in vista del nuovo Pgt. Quarto caso, quello di un imprenditore del settore parcheggi a servizio di Malpensa – settore molto presente a Lonate – che pagava Rivolta «per tenerlo costantemente a sua disposizione» (tecnicamente: corruzione da asservimento), di fatto facendone un «funzionario a libro paga»: lo pagava non solo con denaro, ma anche organizzando «cene elettorali a cui il sindaco partecipava con suoi sodali di partito» (i Rivolta e Liccati sono tutti esponenti di Forza Italia) e fornendo un’auto a disposizione del figlio di Danilo Rivolta.

Nel primo caso contestato – le pratiche per il capannone industriale – è emerso addirittura che «una quota della tangente era destinata, per ammissione degli indagati, a completare il salotto del sindaco e della compagna» (valore: 13 mila euro). Complessivamente le tangenti ammontano a 110mila euro, sequestrati agli arrestati in via preventiva. Liccati è indagata perché uno dei bonifici sarebbe transitato sul suo conto (sono state fatte perquisizioni anche nel suo ufficio d’assessore a Gallarate).
Dei quattro imprenditori coinvolti, due sono stati arrestati e due (tra cui quello del parking di Malpensa) sottoposti a obbligo di firma.

Oltre a rimuovere la comandante Fossati perchè “irriducibile”, il sindaco Rivolta ha rimosso anche Barbara Finotello (responsabile unica di alcune pratiche edilizie rispetto a cui si mostrava poco accondiscente), mentre dalle successive indagini è emerso che Rivolta voleva rimuovere anche il capo dell’ufficio tecnico Fabio Marziali, funzionario che ha collaborato attivamente all’indagine.

Oltre al livello politico, anche due funzionari comunali sono indagati a piede libero: il segretario comunale (che è anche in condivisione con Ferno, Cairate, Cassano Magnago) e il nuovo comandante della Polizia Locale (Unione Ferno-Lonate) Costantino Gemelli, ufficiale del Comune di Milano che nella zona di Malpensa presta servizio con incarico part-time dal gennaio 2017. Sono state fatte perquisizioni anche a casa del professionista che ha ricevuto l’incarico di redigere il Piano di Governo del Territorio, ma lo stesso non è indagato.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 16 maggio 2017
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