Laboratorio teatrale con i migranti

Adama, Abdoulaye, Siaka, Michael, Mauro, Mouhammad e Pape: migranti hanno dato vita a uno spettacolo liberamente tratto dall’opera “Con me in paradiso” di Mario Bianchi

teatro periferico apertura
teatro periferico apertura

«Mentre recito la mia mente si rinfresca, i pensieri e le preoccupazioni si allontanano»: così Siaka descrive l’esperienza avviata a dicembre con la Compagnia Teatrale “Teatro Periferico” di Cassano Valcuvia.
Adama, Abdoulaye, Siaka, Michael, Mauro, Mouhammad e Pape, migranti richiedenti protezione internazionale, ospiti presso le strutture di Laveno Mombello e Caravate della Cooperativa Sociale Agrisol, braccio operativo della Caritas diocesana comasca, la regista Paola Manfredi, il drammaturgo Dario Villa e l’attrice Elisa Canfora hanno dato vita a uno spettacolo liberamente tratto dall’opera “Con me in paradiso” di Mario Bianchi.

I giovani provenienti da Senegal, Guinea e Niger, tutti di fede musulmana, si sono confrontati, pagina dopo pagina, con la pièce proposta, che consiste in una rielaborazione in chiave moderna e originale della narrazione evangelica dell’incontro tra Gesù e i due ladroni. L’abilità di Paola, Dario ed Elisa ha consentito di raccogliere e valorizzare, prova dopo prova, le reazioni e i pensieri suscitati nei sei aspiranti attori da una vicenda ad alcuni di loro nota (l’Islam infatti riconosce in Gesù un importante profeta), facendoli diventare parte del copione stesso. Questo faticoso lavoro di co-costruzione del testo ha portato a mettere in scena, dopo sette mesi di prove settimanali, uno spettacolo suggestivo, capace di emozionare e divertire.

Non sono mancate le difficoltà: in primo luogo, la costanza alle prove, lunghe e faticose, soprattutto per i ragazzi che hanno ancora poca dimestichezza con la nostra lingua. Un altro ostacolo, affrontato in maniera dialogica nella convinzione di poter trovare un punto d’incontro tra culture diverse, ha riguardato la reticenza dei giovani migranti nel maneggiare, trasformare, riscrivere, inscenare un testo religioso, per giunta vicino alla fede islamica.
«I progressi nell’italiano sono sbalorditivi», nota Paola Manfredi. «All’inizio del percorso comunicavamo in francese e nelle prime scene abbiamo inserito molte parti nelle lingue dei ragazzi (Wolof e Mandinka). Nel tempo, le loro competenze linguistiche sono migliorate e le lingue africane, man mano che lo spettacolo procedeva, lasciavano progressivamente il posto all’italiano».

Con lo sguardo già proiettato agli spettacoli (in calendario l’8 e 9 luglio a Cassano Valcuvia e il 7 luglio a Osnago, all’interno del Festival “Il giardino delle Esperidi” http://www.campsiragoresidenza.it/IT/r8c1i7y9y1_Con-me-in-paradiso.ehtml), Mouhammad, che con i suoi 19 anni è il più giovane del gruppo, è emozionato e contento di poter far divertire il pubblico. Michael (Zachi per gli amici) racconta di aver fatto parte di un piccolo gruppo teatrale in Togo. Per tre anni lui e i suoi amici hanno intrattenuto gli ospiti di matrimoni e feste di compleanno con spettacoli comici. Per lui, ventenne solare che si è conquistato l’affetto di tutti nel centro d’accoglienza di Caravate, il teatro «è una cosa seria che fa ridere». Ha fatto anche parti da donna, rivela, in quanto «le donne non fanno teatro in Togo».
«Quando andavo a scuola leggevo libri di teatro francese, ma ho letto anche Romeo e Giulietta. Poi sono arrivato qui, ho sentito parlare di questo laboratorio e ho pensato che potesse essere una bella esperienza» riferisce Abdoulaye, che in Senegal ha frequentato i primi due anni della facoltà di geografia e ha rapidamente imparato l’italiano. «Quando salgo sul palcoscenico e le luci si accendono il mio pensiero corre alla mia famiglia, alle persone e alla cose che mi sono lasciato dietro. In qualche modo questo spettacolo racconta anche di loro».

DI ANNALISA ZAMBURLINI

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 maggio 2017
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