Mafia negli appalti, quattro direzioni Lidl commissariate

L'azienda parte lesa. Nel mirino degli inquirenti contratti per grande distribuzione e vigilanza. In corso oltre 60 perquisizioni tra Lombardia, Piemonte, Puglia e Sicilia

Avarie
Foto varie

Dalle prime ore di oggi, 15 maggio, militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Varese e personale della Squadra Mobile della Questura di Milano stanno dando esecuzione all’ordinanza applicativa di misure cautelari personali, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Milano, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 15 soggetti a vario titolo accusati di far parte di un’associazione per delinquere che ha favorito gli interessi, in particolare a Milano e provincia, della famiglia mafiosa catanese dei “Laudani” o “Mussi i ficurinia”.

Sono inoltre in corso di esecuzione oltre 60 perquisizioni locali tra Lombardia, Piemonte, Puglia e Sicilia, sequestri preventivi di beni immobili, quote sociali, disponibilità finanziarie nonché ordinanze di amministrazione giudiziaria nei confronti di società operanti nel settore della grande distribuzione e della vigilanza e sicurezza privata.

Sempre stamane, Polizia e Finanza stanno dando esecuzione, in provincia di Catania, al decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia siciliana, nei confronti di 2 indagati accusati di far parte dell’associazione mafiosa riconducibile sempre alla famiglia dei “Laudani”.

I provvedimenti presi dalla magistratura mirano a tutelare il lavoro dei dipendenti (e sono diverse centinaia, ndr) delle società coinvolte attraverso l’amministrazione controllata in modo da evitare , per quanto possibile, ricadute occupazionali.

Quattro direzioni generali Lidl commissariate

La misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria dei beni connessi ad attività economiche, disposta dal Tribunale di Milano – Sezione Autonoma Misure di Prevenzione nei confronti della Lidl Italia Srl, (società operante nel settore della grande distribuzione), con riferimento
alle Direzioni Regionali di Volpiano (TO), Biandrate (NO), Somaglia (LO) e Misterbianco (CT), che amministrano complessivamente 218 filiali.
È stato disposto il sequestro preventivo disposto dal G.I.P. del Tribunale di Milano, delle quote di 10 società e cooperative riconducibili al “gruppo Sigilog” di Cinisello Balsamo (operanti nel settore della logistica, del facchinaggio e dei servizi alle imprese, alle cui dipendenze risultano circa 190 dipendenti) nonché  di 3 beni immobili, oggetto di intestazione fittizia.

È stato emesso un decreto di fissazione di udienza attraverso la normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti, al fine di decidere
sulla nomina di un commissario giudiziale per la durata di 1 anno, nei confronti di 5 società riconducibili alla “Securpolice Group scarl” di Cinisello Balsamo (operanti nel settore della sicurezza e della vigilanza, alle cui dipendenze risultano circa 600 dipendenti).

La Direzione Distrettuale Antimafia di Milano ha disposto anche il sequestro preventivo d’urgenza relativo a disponibilità finanziarie per un importo di oltre 2,5 milioni di euro, derivante da reati di natura fiscale come le false fatturazioni.

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Varese e dalla Squadra Mobile della Questura di Milano, hanno consentito di individuare l’operatività di un’associazione, prevalentemente
composta da imprenditori attivi, anche attraverso prestanome, nei servizi di vigilanza, sicurezza, cortesia e logistica.

L’indagine è stata avviata a giugno 2015 e ha consentito di accertare che la famiglia mafiosa dei Laudani (attiva a Catania) è riuscita, attraverso una serie di società e cooperative riconducibili al “gruppo Sigilog” di Cinisello Balsamo e facenti capo a diversi imprenditori – tra i quali Luigi Alecci, Giacomo Politi, Emaneuele Micelotta e i fratelli Alessandro e Nicola Fazio –  tutti collegati a Orazio Salvatore Di Mauro, organico dei “Laudani” – ad infiltrarsi nel tessuto economico lombardo.

I soldi per il sostentamento del clan

Luigi Alecci (di Bollate e con diverse condanne alle spalle tra le quali quella per un omicidio nel 1988, ndr) è la figura di riferimento della famiglia al Nord, in grado di gestire e mediare i rapporti tra gli imprenditori con i quali è in affari, mentre i fratelli Fazio, su sollecitazione di Alecci, Politi e Micelotta, inviano, attraverso Enrico Borzì (affiliato alla cosca) somme di denaro contante in Sicilia destinate al sostentamento
economico delle famiglie dei detenuti appartenenti alla famiglia mafiosa. Diversi i trasporti di denaro che sono stati documentati dalle Procura di Milano e Catania.

La sicurezza del Palagiustizia

I fratelli Fazio sono imprenditori che operano nel campo della vigilanza e della sicurezza, attraverso diverse società della “Securpolice Group scarl” di Cinisello Balsamo e forniscono numerosi servizi a favore di strutture pubbliche e private (tra le quali il Palazzo di Giustizia di Milano), in particolare presso catene di supermercati su tutto il territorio nazionale.

Appalti in cambio di assunzioni e controllo del territorio

Le dazioni di denaro a esponenti della famiglia Laudani, in particolare quelle riconducibili ai fratelli Fazio, sarebbero servite ad ottenere commesse ed appalti in Sicilia dalla Lidl Italia srl, garantendo così il monopolio e la cogestione del settore anche veicolando il reclutamento
del personale da assumere. In questo modo – ha sottolineato anche il procuratore aggiunto Ilda Bocassini, i Laudani potevano esercitare il controllo del territorio.

Fatture false per creare fondi per la corruzione

Il denaro, grazie alla connivenza di un professionista, Attilio Alfonso Parlagreco, viene monetizzato attraverso società riconducibili anche a prestanome – tra i principali spiccano Alberto Monteverde, Vincenzo Strazzulla, Vincenzo Greco, Antonio Ferraro e Rosario Spoto – e proviene da diverse attività illecite (emissione di fatture false ad oggi quantificate in oltre 2,5 milioni di euro, omessa dichiarazione ed omesso
versamento IVA). Questi soldi erano destinati anche a finanziare attività di corruttela di amministratori di enti pubblici e di dirigenti della Lidl Italia srl, quale Simone Suriano, al fine di assicurarsi l’assegnazione dei lavori di restyling e rifacimento delle filiali di quest’ultima società, mediamente per un importo di circa 3 milioni di euro annuali.

La corruzione di funzionari pubblici

L’attività di penetrazione nei pubblici appalti, in particolare quelli assegnati con affidamento diretto e quindi per importi che non superavano i 30/40 mila euro, era gestita da Giovanna Rosaria Maria Afrone (Responsabile del Servizio Gestione Contratti Trasversali con Convenzioni Centrali di Committenza del Comune di Milano),  grazie alle illecite influenze di due ex dipendenti pubblici, Orazio Elia (settore ospedaliero) e Domenico Palmieri, (Provincia di Milano), quest’ultimo tuttora sindacalista con delega al rapporto con le istituzioni e “stipendiato” mensilmente dal sodalizio criminale

I dettagli dell’operazione raccontati in diretta in conferenza stampa a Milano

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 maggio 2017
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