Migranti in paese, perché non fare un incontro per conoscerli?

Lo propone il lettore Emanuele Mattana che scrive a Varesenews dopo aver lanciato la proposta sui social

cuveglio

A nemmeno una settimana dall’arrivo dei 35 migranti a Cuveglio, i cittadini del paese nel cuore della Valcuvia continuano a dibattere sul tema: che ci fanno qui? quanto si fermeranno? da dove arrivano e soprattutto: chi sono, questi ragazzi che si vedono in giro in paese o sulla soglia della struttura di via Vidoletti utilizzata come casa in attesa che le commissioni territoriali decidano circa lo “status” (cioè se hanno diritto a rimanere o a dover lasciare il Paese).


Queste persone secondo la legge vivono in un “limbo” – che può durare parecchi mesi, anche un anno – in cui non possono avere un lavoro retribuito. Molti Comuni hanno impiegato questi giovani in progetti di lavoro socialmente utile, che si abbina alle lezioni teoriche sulla cultura e la lingua italiane. 

La proposta che pubblichiamo viene da un lettore di Varesenews che assieme ad altre decine di persone in questi giorni sta commentando si Facebook l’arrivo dei migranti.
Egregio direttore,
vorrei sapere e proporre al Comune di avere maggiori informazioni su questi migranti. Visto il loro arrivo in questa Valle, in qualità di richiedenti asilo, pronti anche a svolgere lavori socialmente utili, vorrei chiedere al Comune di Cuveglio perché non si organizza un incontro pubblico con loro in qualche sede come una scuola o altro in cui si presentano raccontandoci qualcosa di se stessi?

Ci aiuterebbe a capire di più sul loro passato, sulla loro provenienza e sul perché hanno abbandonato la loro terra. Sarebbe magari un contatto differente, un approccio di conoscenza reciproca. Altrimenti il tutto resta nel calderone del pregiudizio e dello scontro politico/sociale, giusto o sbagliato che sia.

Saranno le persone più brave e buone del mondo ma come noi non conosciamo loro, loro non conoscono noi. Non avere una famiglia, non avere un lavoro, non avere una donna potrebbe comportare dei problemi di sorta… o forse no. C’è chi è pro e chi è contro la loro presenza, chi vede per primo la necessità di aiutarli nel loro paese e chi, invece, li vede meglio in un contesto come il nostro.

Molte teste con molti pensieri diversi. Io la vedo in un modo, altri la vedono in un altro ancora. Ma loro cosa si aspettano di trovare, qui a Cuveglio? Che prospettive di vita avranno e gli si potrà offrire? Perché non iniziamo a fare i “buonisti” prima con i nostri connanzionali bisognosi?
Emanuele Mattana

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 maggio 2017
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