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Milano e Napoli insieme per l’Europa, concerto in Duomo il 3 giugno

Orchestra e coro del teatro di San Carlo diretti da Zubin Metha. La Veneranda Fabbrica offrirà alla città una serata gratuita aperta a tutti

Il Duomo di Milano nel 1968 (inserita in galleria)
Il Duomo di Milano nel 1968 (inserita in galleria)

Milano e Napoli insieme per l’Europa, nel segno di un concerto che unisce due importanti identità culturali italiane nella loro ricchezza. Un evento che non poteva non trovare casa presso la domus di tutti i milanesi e dei milioni di fedeli e di visitatori che ogni giorno ne abitano la bellezza: il Duomo.

All’interno della Cattedrale, sabato 3 giugno 2017 alle ore 21.00, la Veneranda Fabbrica offrirà alla città una serata gratuita aperta a tutti: l’Orchestra e il coro del Teatro di San Carlo, diretti dal Maestro Zubin Mehta, presenteranno uno dei lavori più conosciuti del repertorio sinfonico di Ludwig Van Beethoven, la Sinfonia n. 9 in re minore per soli, coro e orchestra Op. 125. L’evento si svolge sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo ed è patrocinato da Arcidiocesi di Milano, Camera dei Deputati, Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Lombardia, Regione Campania, Comune di Milano e Comune di Napoli.

L’idea aveva trovato la genesi durante Expo 2015, quando gli artigiani della Fonderia Nolana Del Giudice hanno forgiato la copia della Madonnina che ha accolto i visitatori dell’Esposizione: in quella occasione è stato naturale immaginare un momento successivo per celebrare quest’incontro tra Napoli e Milano con la musica di Beethoven e l’Inno alla Gioia – simbolo dell’Europa in armonia che richiama i valori forti della vita e riafferma il valore dell’accoglienza.

“Il cammino della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano nella storia è una vera e propria rappresentazione di quello europeo – ha detto Mons. Gianantonio Borgonovo, presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. I cantieri della Cattedrale si sono nutriti di esperienze e di talenti provenienti da tutto il continente ed è la forza di questo percorso che oggi sentiamo il dovere di richiamare e di riaffermare, esortazione al dialogo tra tutti gli uomini e le donne di buona volontà che abitano un tempo in cui tali valori sono messi in discussione. Un evento al quale il direttore della Fabbrica, Gianni Baratta, scomparso lo scorso 23 marzo, ha lavorato fino all’ultimo con la competenza, la determinazione ed il coraggio che ha saputo sempre mettere in ogni progetto. A lui dedicheremo l’iniziativa: un’idea che è stata condivisa fin da subito anche con il Maestro Mehta”.

“Non posso nascondere il mio orgoglio e la mia emozione – ha aggiunto il sovrintendente della Fondazione Teatro di San Carlo, Rosanna Purchia – per questo appuntamento, che vede la nostra orchestra e il nostro coro, capitanati da Zubin Mehta, eseguire a Milano la Nona Sinfonia di Beethoven, tra i brani in assoluto più noti al mondo. Non poche sono state le difficoltà sopraggiunte, ma ciascuna è stata ampiamente superata, soprattutto grazie al magnifico ponte che si è istaurato in questi mesi tra Milano e Napoli, tra la Lombardia e la Campania; un legame non scontato, tra istituzioni e regioni solo apparentemente distanti, che ora viene siglato a vanto delle energie e della passione che tutti noi abbiamo riversato in questo progetto”.

“Dopo la Missa Solemnis in re maggiore, del 1822 – ha concluso il maestro Zubin Mehta – la Nona Sinfonia o Sinfonia corale op. 125, in re minore, eseguita per la prima volta a Vienna il 7 maggio del 1824, è una delle creazioni più alte ed irraggiungibili di Beethoven. Vi troviamo la sintesi di tutte le esperienze musicali e spirituali, ricercate ed espresse nelle precedenti sinfonie e nelle sonate, in un cammino sinfonico e cameristico parallelo. Una composizione che giunge quasi al termine della vita di Beethoven. Per chi l’ascolta è sempre la rivelazione di un messaggio affine a quello che ritroviamo anche nel Fidelio, opera antecedente (1805), ma già foriera e portatrice di ideali beethoveniani, etici ed estetici, molto ben definiti. Beethoven vi lavorò per molto tempo, al 1799 risalgono già i primi abbozzi. Il pathos della Nona Sinfonia culmina nel An die Freude (Inno alla gioia), apoteosi di una visione universale di fratellanza e liberazione da quanto opprime l’uomo, dove la musica si staglia sui versi di Schiller, sui quali intervenne lo stesso Beethoven, che ampliò il testo dell’ode originaria del poeta; il messaggio più profondo, oggi più che mai attuale, narra la vittoria dello spirito contro il terrore”.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 29 maggio 2017
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