Moscatelli torna libero: «Mi dispiace, ho capito di aver sbagliato»

L’ex presidente della proloco ha patteggiato una pena di 4 anni per tentato omicidio. Ora è tornato al lavoro. “In carcere ho scritto un libro”

Avarie
Foto varie

Dimagrito, con la barba, è seduto dietro alla scrivania dove un anno fa si è consumato il litigio violento che l’ha portato in carcere per cinque mesi e ai domiciliari per sei con l’accusa di tentato omicidio.

Poi il patteggiamento e la “scarcerazione” di ieri, annunciata sul profilo Facebook: Moscatelli Marco, 300 mi piace, 70 commenti.

Volta pagina l’ex presidente della proloco di Orino, paese rimasto di ghiaccio il giorno dopo quel 25 aprile 2016 quando a finire in manette fu proprio lui, da tutti conosciuto come “il Mosca”: 39 anni, pubblicitario, amante dei cani e imprenditore nel mondo della canapa.

«I quaranta li ho compiuti in carcere dove ho scoperto che gli auguri dietro alle sbarre non si fanno. Non te li fa nessuno, non si usa, addirittura porta male».

«Mentre stavo ai Miogni mi sono dato da fare, ho fatto il bibliotecario, l’unico modo per passare il tempo. Ho letto tantissimo e aiutato chi aveva bisogno per scrivere le istanze, magari solo per avere un rasoio elettrico o un paio di scarpe. E mi sono messo a scrivere un libro».

Il manoscritto è in un ripiano assieme ai ritagli di giornale: è composto da diversi quaderni redatti a penna. Titolo: “I quarant’anni nelle carceri della Val di Matt” e si riferisce al compleanno del 27 luglio 2016, passato dietro alle sbarre.
Lo tiene in mano, è scritto a biro blu, sfoglia le pagina, lo guarda con un sorriso appena accennato: «Mi spiace, è stato un errore, ho capito di aver sbagliato».

Dopo il carcere, altri sei mesi di domiciliari: «Potevo uscire solo per ragioni di lavoro, per andare al negozio di semi che ho qui a Orino, ma sempre avvisando i carabinieri ogni volta che varcavo il cancello, e quando rincasavo. Non potevo avere contatti esterni, se non per lavoro: è stato difficile».

Ora Moscatelli ha l’obbligo di firma e un giorno a settimana sarà a breve impegnato in un progetto di pubblica utilità. È la misura alternativa dell’affidamento ai servizi sociali per la pena residua: meno di 3 anni dei quattro patteggiati.

«Sì ho voltato pagina, vado avanti con la mia vita», dice, mentre mostra le nuovissime confezioni di canapa pronte per le vendite, mentre il telefono suona per prenotazioni e ritiri di questa sostanza priva di principio attivo, ma che viene usata per distendere i nervi.

«C’è molto da fare, l’attività è rimasta a lungo ferma e le spese legali sono state altissime».

Ieri sera, dopo l’annuncio sui social, il primo giro in paese, al pub. Che sapore aveva la birra da “uomo libero”? «Sono astemio, quindi ieri toast e coca cola. E molti amici venuti a salutarmi».

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 23 maggio 2017
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