“Noi, i neri”, un film che racconta i migranti

Venerdì 5 maggio, alle ore 21, presso la Sala Montanari di Varese, sarà proposto il nuovo film di Maurizio Fantoni Minnella

“Noi, i neri”. Un film sui migranti e con i migranti, realizzato dal regista varesino Maurizio Fantoni Minnella con il patrocinio dell’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Varese.

Venerdì 5 maggio, alle ore 21, presso la Sala Montanari di Varese, sarà proposto il nuovo film di Maurizio Fantoni Minnella (riprese, suono, fotografia e regia Maurizio Fantoni Minnella, montaggio Francesco Fogliotti, musica Victor Demé, Lamine Konté, organizzazione generale Miriam Antognazza, consulenza artistica e logistica Thierry Dieng,  produzione FreeZone 2017).

Interverranno l’assessore del Comune di Varese Roberto Molinari, il regista Fantoni Minnella e il consigliere di Ballafon Thierry Dieng. Il film è stato girato in Italia e in Senegal tra agosto 2016 e gennaio 2017, con la collaborazione di Cisv, Ballafon, associazioni Janghi e il patrocinio di Unesco, Amnesty International, Fondazione Cariplo, Consiglio Regionale della Lombardia.

varie

Alle moltitudini di migranti che, dopo aver attraversato deserti e mari e avere guardato in faccia la morte dei propri compagni, giungono qui dove siamo noi che non smettiamo più di guardarli, si schiude finalmente il paradiso a lungo sognato, ossia l’Europa, l’Occidente. Ma ogni paradiso è preceduto da un limbo da attraversare e con il quale misurarsi, giorno dopo giorno, come in un rituale quotidiano di cui non sono ancora chiare modalità e confini. Un limbo fatto di case di ringhiera e ballatoi, di alloggi in anonimi condomini, che un tempo furono di altri emigranti, ma anche di tempi morti, pause di riflessione, gesti normali, ripetitivi come guardare la televisione, mangiare o leggere dallo schermo di un computer. Accanto a questi troviamo altre figure di migranti più integrati, forse, ma anch’essi in attesa che qualcosa succeda e cambi la loro esistenza.

L’Africa di chi se ne è andato e di chi ne ha fatto ritorno.
L’afrioca di chi è naufragato ed è vissuto per ricordarlo.
L’Africa di chi non si è mai mosso e di chi ha scelto di rimanere.
L’Africa dei pescatori, delle donne, dei bambini la cui energia e vitalità si irradia ovunque fino al mare.
L’africa degli artisti e dei sognatori, ma anche quella dei talibè, i bambini poveri delle città che imparano il Corano a memoria vivendo di elemosine per mantenere i loro maestri, i Marabù.
L’Africa di chi non si è arreso.

Il film che proponiamo mostra l’immigrazione da un’angolazione singolare, ossia non attraverso le immagini degli sbarchi, dei luoghi di detenzione temporanea, tanto care all’immaginario giornalistico televisivo, ma cogliendo le vite dei migranti in una zona grigia, una sorta di limbo sospeso tra la tragedia dell’arrivo e l’illusione e la speranza di una vita

nuova. Filo conduttore del film sono le storie di Lamine, senegalese del Casamance, fuggito dal suo paese per ragioni politiche, novello scrittore, poeta e attualmente disoccupato, e di Valentin, giovane cantante e musicista congolese che vive con la madre anziana e sogna di diventare un grande artista africano, che si alternano alle vite di giovani profughi africani fuggiti dalla guerra, riuniti in alcuni appartamenti, in attesa di una nuova vita. Di essi vengono colti i tempi morti durante le sere: cellulari, televisione, brevi conversazioni, andirivieni per strada e molta solitudine. Ma anche la volontà, spesso illusoria, di conoscere una nuova lingua in un paese nuovo. Oppure di mettere in scena uno spettacolo di ballo e di canto in cui rappresentare in senso catartico la propria storia fatta di tragedia e di speranza. L’azione successivamente si sposta nell’isola di Goree in Senegal, simbolo dello schiavismo storico, memoria dell’olocausto africano e oggi luogo di pace, e nella città di St.Louis, da cui ancora oggi, partono navi cariche di Africani verso l’Europa, in una nuova, più ambigua e sofisticata forma di schiavismo. E’ un viaggio all’origine del disagio e dell’idea di emigrazione, di fuga che ha come contrappunto l’attività di alcune ong che, ad esempio, offrono l’opportunità alle donne africane di lavori in diversi ambiti. Perché fuggire rischiando la propria vita se è possibile costruirsene una nuova nella propria terra?!. Sono, infine, ben riconoscibili tre diversi livelli di percezione della realtà occidentale attraverso i diversi protagonisti: i ragazzi e le ragazze africane appena giunte in Italia, Valentino e Lamine, che dopo pochi anni trascorsi in Italia, nutrono ancora delle speranze di una vita normale.

Prossime proiezioni

. 10 maggio Gallarate al Cinema Teatro Nuovo
. 17 maggio Como al Cinema Gloria
. 25 maggio a Germignaga al Cinema Italia (da definire)
. 31 maggio a Travedona Monate al Cinema Teatro

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 maggio 2017
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