“Quando i popoli si muovono”: immigrazione e legalità allo Zuretti

L’incontro è stato il penultimo di un percorso iniziato nel mese di ottobre all'interno di un progetto sulla legalità

Avarie

L’incontro dal titolo “Quando i popoli si muovono” è il penultimo di un percorso iniziato nel mese di ottobre, che ha interessato le classi di terza media dell’Istituto Comprensivo “D. Zuretti” di Mesenzana.

Curato con particolare attenzione dal professor Gerardo Chirichiello, condiviso e sostenuto dalla dirigente scolastica Tiziana Carli, fa parte del Progetto “Legalità e cittadinanza”.

Davanti a un’attenta e interessata platea di ragazzi, hanno parlato don Antonio Coluccia, Marco Rigamonti, rappresentante della Caritas diocesana di Como per le fragilità e Claudio Lurati, responsabile della cooperativa “Agrisol”, braccio operativo della Caritas comasca.

Ha preso per primo la parola don Antonio, prete sotto scorta, chiamato “don Matteo” dai suoi parrocchiani, viceparroco a S. Filippo apostolo sulla Via Cassia. In una villa che apparteneva alla mafia, ospita gli ultimi della terra: poveri, tossicodipendenti, pregiudicati, uomini senza casa, lavoro e forse anche dignità.

E’ il prete della gente: “Se la gente non viene in chiesa, è meglio incontrarla fuori!”, afferma con il suo eloquio carismatico, che coinvolge i giovani presenti. Racconta loro la sua vita di ragazzo come tanti: gli studi percorsi con non tantissimo impegno, la fidanzata, il lavoro, poi l’Incontro…e la sua vita cambia! La gente della sua parrocchia gli vuole bene: tutti lo cercano, lo fermano per strada e lui li “accoglie” con le loro fragilità.

Parla ai ragazzi del concetto di legalità: è qualcosa che ci lega, ci unisce, custodisce la vita e ci impegna a mettere al centro il bene di ciascuno perché tutti hanno diritto di vivere una vita libera e dignitosa.

Scuote i ragazzi, invitandoli ad essere testimoni della legalità: “Gli artefici del cambiamento siete voi: non abbiate paura di parlare, tutti avete qualcosa da dire e da fare, non chiudetevi nell’omertà, ma siate cittadini attivi, abitate la vostra terra per renderla migliore, indignatevi di fronte all’ingiustizia, reagite, abbiate coraggio, rischiate!!” Sottolinea l’importanza del tempo della scuola: “La mafia teme più la scuola della giustizia. L’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”. È la cultura che dà la sveglia alle coscienze e dà gli strumenti per essere liberi. Nelle sue parole si avverte la passione che lo anima e che lo rende testimone di Cristo, anche a costo di perdere la vita come Lui. Gesù incarnato abbracciava la gente, parlava, guariva: è Lui che ci ha insegnato la strada. Per essere come Lui occorre sporcarsi le mani.

Marco Rigamonti racconta poi di Caritas: la Chiesa da sempre addita nella fraternità universale l’orizzonte ultimo dell’operare del cristiano nel teatro della società civile e della storia. Grazie al mandato evangelico di fratellanza, tutti gli operatori di Agrisol stanno condividendo sul territorio una bella, significativa e costruttiva esperienza di dono, aiuto e inserimento di tutte le povertà e le fragilità, in stretta collaborazione con i “Centri di Ascolto” di Cuveglio e di Cunardo. Il mandato cristiano è di accogliere chi non ha casa, non ha lavoro, aprendosi all’ascolto e tracciando un percorso che possa riportare queste persone a un cambiamento di vita non solo materiale, ma anche a ritrovare la loro dignità perduta. In questo progetto rientrano i migranti. Con queste persone ribaltate nel nostro mondo, la Caritas si propone di lavorare su progetti di inclusione sociale e culturale: siamo diversi, ma è proprio sul terreno di questa comune diversità che possiamo incontrarci, riconoscerci, amarci. La speranza è che questi ragazzi venuti da lontano stando con noi possano crescere anche da un punto di vista umano e, sia che rimangano o ritornino nelle loro terre, abbiano qualcosa in più.

Claudio Lurati ha tratto dall’anonimato di quella folla di migranti che sbarcano sulle nostre coste i loro volti: li ha resi agli occhi dei ragazzi delle persone, che hanno percorso la strada del dolore del viaggio, della speranza che ha accompagnato lo sbarco in Italia e delle illusioni che spesso si sono infrante di fronte a una realtà ben diversa da quella sognata.

Ha parlato dell’aiuto che Agrisol cerca di dare loro, rispettando la loro cultura, il loro stile di vita e le loro aspettative. E’ importante che i migranti conoscano la lingua italiana, per capire il nostro mondo e per permettere a noi di entrare nel loro. E’ lodevole che lavorino gratuitamente per la comunità (pulizia strade, mantenimento del verde pubblico, apertura biblioteche, ecc.), per integrarsi nel territorio e per essere conosciuti dalla gente. E’ costruttivo per loro imparare un lavoro: orti solidali a Dumenza e Caravate, i cui prodotti vengono consumati nelle strutture oppure venduti, ma il ricavato è donato alle parrocchie ospitanti in segno di ringraziamento. E’ distensivo fare sport: a loro piace la corsa, ma soprattutto il calcio. Si iscrivono a tanti tornei e spesso vincono perché sono proprio bravi. E’ arricchente l’incontro col territorio, che va dalla visita ai musei, alle nostre opere d’arte, alla bellezza dei nostri paesi e dei nostri boschi. E’ appassionante la partecipazione ai laboratori teatrali, con attori italiani e migranti: nel copione mettono se stessi e le loro emozioni.

 

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Pubblicato il 13 maggio 2017
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