Quarto Giro per Alafaci: “Stavolta tirerò anche in salita”

Il 27enne di Carnago al via con la Trek Segafredo. «Oltre ad aiutare Nizzolo allo sprint, dovrò "proteggere" anche capitan Mollema. Che vale il podio»

eugenio alafaci ciclismo
Presentazioni, gare giovanili, squadre, corridori di ciclismo in provincia di Varese

Per il quarto anno consecutivo Eugenio Alafaci ha fatto le valige per un viaggio primaverile lungo tre settimane. Non una “gita” qualsiasi: il corridore di Carnago, 27 anni il prossimo agosto, sta per partire per il Giro d’Italia. E se per molti suoi colleghi riuscire a partecipare una volta è già un successo, per il “corazziere” (è alto 1,87) della Trek Segafredo, unirsi alla carovana rosa è diventata una piacevole abitudine.

Per Alafaci comunque, quello del Centenario sarà un Giro votato al sacrificio. Cose già viste per uno come lui, classico “uomo squadra” e per questo motivo sempre apprezzato da capitani, compagni e direttori sportivi. Il suo avvicinamento al via di Alghero non è stato semplice: una brutta caduta al Giro di Croazia gli ha causato serie ferite al volto e gli ha fatto perdere qualche giorno preparazione. Ma lamentarsi non è nelle corde del passista della Trek, che vuole girare a proprio favore anche quel colpo di sfortuna.

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Alafaci qualche giorno dopo la caduta in Croazia

Eugenio, innanzitutto: come va la faccia dopo la caduta?

«Meglio grazie: gli ultimi giorni sono stati buoni. Non ho più croste sul viso, le ferite si sono suturate. Mi restano alcuni dolori a collo e schiena, però sto lavorando con massaggiatore e osteopata per guarire del tutto. È stata una brutta botta: mi sono caduti davanti in due su una rotonda, ho provato a saltare Durasek ma sono finito per terra con la faccia. Speravo di arrivare al Giro con una condizione migliore, però la corsa è lunga: non sarò al 100% subito ma troverò la forma con il passare delle giornate, quindi cerchiamo di prendere il meglio da questa situazione».

Nelle precedenti edizioni del Giro, la sua squadra puntava tanto sulle singole tappe. Questa volta invece avete un capitano per la classifica, l’olandese Bauke Mollema: cosa cambia per lei?

«Torno un po’ al 2014, anno del mio esordio, quando con noi c’era Kisierlowski che puntava a far bene nella generale e infatti arrivò decimo. È chiaro però che Bauke ha ben altri obiettivi e secondo me può valere il podio finale. Per noi quindi sarà un giro molto più impegnativo: io dovrò lavorare anche per Mollema e dare un contributo al capitano anche nelle tappe intermedie e all’inizio delle salite. Però la nostra squadra è molto competitiva».

Ce la racconti.

«La spalla principale di Mollema in salita sarà Peter Stetina, ma anche Bernard e Didier sono corridori molto validi quando la strada sale. Per le volate invece abbiamo il campione d’Italia Nizzolo: io e Stuyven siamo gli uomini che dovranno aiutarlo nei momenti che precedono lo sprint. Purtroppo Giacomo non arriva al Giro al 100% e stavolta non è tra i favoriti nelle volate, però faremo di tutto per aiutarlo. Come sempre».

Per lei, con questa conformazione di squadra, ci saranno ancora meno possibilità del solito per provare a fare risultato in prima persona.

«È vero, quest’anno in teoria non avrò spazio. Però il mio lavoro è un altro: sono pronto e sono contento di poterlo svolgere al meglio».

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Eugenio in allenamento dietro motore

Con la Trek Segafredo, da quest’anno, lavora anche il “nostro” Ivan Basso anche se ufficialmente non sarà sulle ammiraglie del team. Vi siete sentiti in questi giorni che precedono il Giro?

«Sì, ci sentiamo di continuo e il fatto di poter contare su di lui è un grande aiuto per tutti noi corridori. Con me è stato molto premuroso nei giorni dopo la caduta in Croazia: mi ha dato tranquillità, mi ha spiegato che il Giro è lungo e perdere qualche giorno di allenamento alla vigilia non è poi così grave. Fosse successo durante la corsa rosa, sarebbe stato ben peggio. La presenza di Ivan poi sarà fondamentale anche per Mollema: Basso ha vinto due volte il Giro, conosce la corsa nei dettagli, può dare in ogni momento il consiglio giusto».

Prima dei saluti, ci racconti gli ultimi allenamenti sulle strade di casa.

«L’ultima sgambata è stata martedì: quattro ore in sella di cui tre dietro motore insieme a Nizzolo con cui mi alleno abitualmente. Stavolta siamo andato nelle zone intorno al lago di Como per poi scendere a Lomazzo e da lì tornare nel Varesotto. Nei giorni precedenti ho fatto le mie salite preferite in zona: qualcuna nel Comasco, e poi Arcumeggia, Sette Termini, Campo dei Fiori. Non chiedetemi invece del Cuvignone: per me quella è davvero ostica».

Eugenio ALAFACI
Squadra: Trek Segafredo
Nato il: 9 agosto 1990
Vittorie da prof: 1
Al Giro: 3 partecipazioni (2014: 151° – 2015: 141° – 2016: 105°)

 

di damiano.franzetti@varesenews.it
Pubblicato il 03 maggio 2017
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