Riparte da Ville Ponti il motore delle “cooperative che non cercano scorciatoie”

Parole d'ordine forti e dibattito vivace nell'assemblea annuale di Confcooperative Insubria, che quest'anno si è celebrata a Varese, alle Ville Ponti

A due anni di distanza Confcooperative Insubria, come Varesenews ha già anticipato in un’intervista pochi giorni fa, si presenta come una associazione in crescita: nel numero di imprese aderenti, che hanno “tenuto” molto bene nonostante la crisi, nella nuova sede di via Carcano, nella cresciuta autorevolezza tra le “cooperative che non cercano scorciatoie” e si presentano come imprese a tutto tondo dedicate a soddisfare i bisogni delle comunità in cui insistono.

Un substrato sano di imprese che non sono nate per appoggiarsi a o lamentarsi con le istituzioni, ma per competere con i loro strumenti, che non sono solo economici, ma di valore: «Non serve alcun “favore” dalla politica per realizzare gli orizzonti di futuro che ci prefiggiamo – ha spiegato Mauro Frangi, presidente di Confcooperative Insubria, nel corso della sua relazione – Serve solo che i cooperatori e le cooperative continuino a fare ciò che sanno fare».

Per questo è stato importante e consistente il cuore del dibattito che si è svolto sabato 20 maggio alle ville Ponti di Varese. Un dibattito vivace, culminato in una interessante tavola rotonda a cui hanno partecipato, tra gli altri, anche il Prefetto Giorgio Zanzi, il sindaco di Varese Davide Galimberti e il presidente della Camera di Commercio Giorgio Albertini. Un dialogo partito da una articolata relazione del presidente di Confcooperative Insubria.

“QUESTA NON E’ LA CASA DELLE COOOPERATIVE CHE CERCANO SCORCIATOIE”

«E’ cresciuta la nostra capacità di rilanciare l’aggregazione delle cooperative all’Associazione – ha spiegato Frangi, nella sua relazione, riferendosi all’associazione che presiede – ma non di tutte le cooperative, qualsiasi cosa facciano e quale che sia il loro “dna”. Sappiamo bene che esistono cooperative per le quali il fine giustifica sempre i mezzi impiegati. Cooperative che pensano sempre di trovare scorciatoie, invece di mettere in pratica l’”economia dell’onestà” e i principi costitutivi della cooperazione. Cooperative per le quali i lavoratori sono “dipendenti” anziché soci da coinvolgere e valorizzare e i soci sono solo numeri e non gli effettivi proprietari dell’impresa comune. Confcooperative Insubria non è e non sarà mai la casa di queste imprese. Non è il luogo dove possano trovare comprensione o tolleranza. Non vogliamo rappresentare cooperative che non siano autentiche, cooperative promosse, spesso da altre imprese, per utilizzare l’involucro cooperativo senza condividerne le finalità e i valori, cooperative di nome e non di fatto. Con l’Assemblea di oggi, indubbiamente, la transizione dal passato è completata e Confcooperative Insubria può presentarsi alle Istituzioni e agli attori economico-sociali varesini con le “carte in regola”. Due anni fa non era così. Non avevamo “questa faccia”».

Assemblea confcooperative insubria 2017
Presidente Mauro Frangi

UN “OPERAZIONE VERITA’” PER LE COOPERATIVE

«Sappiamo molto bene che, spesso, la cooperazione finisce sui giornali per motivi negativi: per esempio, qualcuno ha provato a trasformare “Mafia Capitale” nel biglietto di presentazione delle cooperative italiane, mentre altri ci dipingono come i signori di “profugopoli” – ha continuato Frangi – Quando non sono le cronache nazionali ad infangare la cooperazione, ci pensano poi le cronache locali: con lo scandalo del lavoro sottopagato e sfruttato all’area Cargo di Malpensa o con la triste storia di fiducia tradita e di risparmi bruciati da una cooperativa di abitanti che, proprio nei giorni scorsi, è tornata alla ribalta della cronaca locale. Serve dunque un’operazione verità: perché chi si traveste da cooperatore e delinque infanga la nostra storia e mortifica la nostra possibilità di azione.

Nel mondo cooperativo le storie “di malaffare”, quelle che hanno fatto scalpore sui media, sono l’eccezione e non la regola: riguardano meno dell’uno per mille delle cooperative italiane. L’evidenza della realtà è più semplice del racconto di chi generalizza, dei nemici della cooperazione che cercano di colpire un intero sistema di imprese. Di più: se un’impresa usa scorciatoie per aggiudicarsi commesse e appalti non lo fa da sola. Per farlo serve la convivenza di pezzi di istituzioni e di politica, preposti al controllo, che sono, quindi, altrettanto colpevoli. Se delinque una cooperativa, tutto il sistema è marcio. Se delinque una Spa, no. Come è giusto che sia, peraltro. I delinquenti sono delinquenti e come tali devono essere sanzionati e messi ai margini. Ripristinare la legalità in economia è un dovere per tutti.E lo è ancora di più per il movimento cooperativo: perché è giusto che da imprese con al centro valori ci si aspetti di più».

COOPERATIVE, “MOTORE DELLA COMUNITA’ CIVILE”

«Con la base della popolazione impoverita – 1,5 milioni di famiglie vivono sotto la soglia di povertà assoluta – la classe media spolpata e l’1% della popolazione che gode di extra-profitti stabili e crescenti, mentre continua ad allargarsi la forbice tra i compensi dei manager e il salario medio dei lavoratori e si sviluppa un modello che garantisce l’accumulo di ricchezze finanziarie nelle mani di pochi e disincentiva, di fatto, gli investimenti nell’economia reale, soprattutto nelle piccole e medie imprese alle cooperative è chiesto, come ci ha insegnato Papa Francesco, “di essere il motore che solleva e sviluppa la parte più debole delle nostre comunità e della società civile”. Qui sta il cuore della nostra missione: coinvolgere le donne e gli uomini di una comunità perché riescano a costruirsi, con il proprio lavoro e con la propria impresa, soddisfazione dei bisogni, dignità economica, inclusione sociale. Questo è il nostro contributo allo sviluppo».

SODDISFARE I BISOGNI IN UN TERRITORIO CHE PERCEPISCE MENO SICUREZZA E MENO LAVORO DI QUELLO CHE HA A DISPOSIZIONE

Un compito non facile, visto il periodo difficile: in cui i cittadini percepiscono, anche nella pur benestante Varese e in una zona che – malgrado tutto – ha saputo reggere il colpo di questa infinita crisi, un continuo degrado della sicurezza e delle opportunità di lavoro. Cercare un modo per cambiare rotta a questo percorso nelle nostre zone è stato uno degli argomenti emersi dalla tavola rotonda.

«Guardando i numeri, la zona nord della provincia di Varese ha un indice di criminalità simile a quello del sud del Canton Ticino, e la zona sud della provincia è simile alla zona sud della provincia di Como – ha sottolineato il Prefetto, Giorgio Zanzi – Dal mio punto di vista la situazione della provincia di Varese sotto l’aspetto dell’ordine e della sicurezza pubblica è accettabile, ha addirittura aree immuni da fenomenologie criminali e sono quindi attrattive per chi vuole investire. Non posso però nascondere che se questa sembra essere la realtà obiettiva, c’è una percezione della sicurezza pubblica che non è collimante. Le nostre collettività oggi hanno una percezione negativa dell’ordine e della sicurezza pubblica. Il perchè non è facile dirlo, e non è il mio terreno: posso fare solo ipotesi. La prima è data dalle lentezza e non certezza delle pene, non a causa di singoli giudici, ma di un sistema che si è creato. Il secondo è la presenza di migranti sempre piu impegnativa: persone con abitudini molto diverse che creano in alcune persone una (falsa) sensazione di pericolo.Il terzo motivo è dato dal mondo dei social network: ora un reato, un comportamento irregolare viene “sparato in un nanosecondo” sui social: dando la percezione che ce ne siano piu di quel che sembra, e di maggiore gravità”».

Una percezione, quella della scarsa sicurezza, che fa il paio con la scarsità di lavoro e prospettive. Che vanno però affrontate pensando al futuro. E’ il succo dell’intervento di Davide Galimberti, sindaco di Varese, che prima ricorda una situazione che sta per diventare concreta, con il completamento della Arcisate Stabio, e con la nascita di Human Technopole nell’area dell’Ex Expo: dei collegamenti importanti in cui Varese può fare da hub, grazie anche alla nuova zona delle stazioni, che è in fase di progetto ma ha già ottenuto gran parte dei finanziamenti che servono.

«E’ necessario che professionalità ed esperienza scientifiche rimangano sul territorio – ha sottolineato Galimberti – Abbiamo l’obbligo di far si che le esperienze restino qui e non siano attratte da hinterland e dall’europa. Questo però è un compito del sistema economico. Lo potete fare voi, e i settori dell’economia, creando occasioni professionali ed economiche affinchè le eccellenze restino sul territorio. Le istituzioni, dal loro canto hanno il compito e il dovere di fornire efficienza. non si può piu aspettare anni per avere una risposta: ora un imprenditore che fa una domanda deve avere subito la risposta, si o no. Sennò chi intraprende, questa risposta la va a cercare da un’altra parte».

 

 

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 20 maggio 2017
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