“Senza muri”: in scena il musical del “Montalent’s show”

Il gruppo teatrale della scuola Montale” ha presentato al Piccolo Teatro Cinema Nuovo di Abbiate Guazzone il musical di fine anno scolastico

Montale Tradate

Il gruppo teatrale della scuola secondaria “E. Montale” di Tradate ha presentato anche quest’anno al Piccolo Teatro Cinema Nuovo di Abbiate Guazzone il musical di fine anno scolastico, intitolato “Senza muri”. Lo spettacolo musicale è stato interamente curato dagli insegnanti, Gabriella Colucci, Rita Guarini, David Wong e Francesco Calabrese, insieme ad un nutrito gruppo di studenti, i quali hanno evidenziato i propri talenti nei molteplici aspetti che caratterizzano l’attività teatrale: recitazione, canto, coreografia e multimedialità.

Il musical narra le vicende di cinque ragazzi che, dopo aver assolto agli esami di maturità, decide di intraprendere un viaggio di conoscenza sulla rotta dei Balcani, laddove migliaia di migranti incontrano ostacoli insormontabili nell’attraversare il confine che divide la Macedonia dalla Grecia. I ragazzi, che rappresentano i cinque sensi dell’anima (I touch, I see, I listen, I read, I write), si trovano così immersi nella storia reale, assistono al dramma di migliaia di persone, arrivata in gran parte dalla Siria ma anche dal Pakistan, dall’Irak e dall’Afghanistan, fra cui tantissime donne e bambini in marcia verso un futuro migliore. A testimoniare la drammaticità della situazione i filmati multimediali realizzati dai ragazzi che scorrono sullo sfondo del palco.

I nostri protagonisti tenteranno di raggiungere l’Ungheria, ma sul loro cammino si staglia il muro voluto dal presidente ungherese Vikor Orban proprio per tenere fuori gli sgraditi immigrati. A questo punto si interrompe il viaggio dei cinque ragazzi e si profila la riflessione sul significato dei muri nel corso della storia dell’umanità. Muro come separazione, ma anche come contenimento e difesa. Innumerevoli significati per la costruzione verticale composta da mattoni o sassi o altro materiale edilizio. Il muro, pertanto, non diventa una domanda, bensì una risposta senza aver generato nessun quesito. Il muro diventa paura, e la paura si tramuta in muro. Il muro assume nel mondo contemporaneo un significato preciso: impedisce il guardare, l’ascoltare, l’intercedere.

Diventa un solido verticale che si contrappone alla geografia orizzontale dello sviluppo, alla politica dell’integrazione e della solidarietà tra i popoli. Perché la ricchezza di un paese non può diventare la speranza di chi non ce la fa. Ed è per questo che i muri si fanno sempre più alti e con la recinzione trasparente per guardare in faccia chi è rimasto dall’altra parte. Il muro ci presenta, pertanto, due fronti: da un lato vogliamo proteggere, dall’altro stiamo soffocando la speranza legittima di migliaia di disperati che preme sui confini. Confini che rappresentano l’avvicinarsi alla meta di destinazione, ma che, alla fine, si rivelano ai limiti dell’umanità.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 maggio 2017
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