“Vivo e veneto”, l’integrazione raccontata tra dialetto e lavoro

I circoli Acli propongono ai ragazzi un incontro sul tema dell'integrazione dei "nuovi italiani", partendo anche da un intenso cortometraggio

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foto varie

Lunedì 15 maggio i circoli Acli cairatesi, in collaborazione con la scuola media Sally Mayer di Cairate, organizzano un incontro rivolto ai ragazzi di seconda e terza media e ai loro genitori sui temi dell’integrazione e del lavoro.

Sarà proiettato il cortometraggio “Vivo e Veneto” che parla del rapporto difficile, comico ma molto umano tra un artigiano veneto e un immigrato di colore.

Seguirà un dibattito cui prenderanno parte la dott.ssa Chiara Ferrè, pedagogista, e il prof. Paolo Zuffinetti, di Enaip Busto Arsizio.

Appuntamento alle ore 20.45 al Cine Teatro Padre Giacomo Martegani.

Vivo e Veneto è un film (2014) di Alessandro Pittoni e Francesco Bovo, con Valerio Mazzucato e Moses Kibuuka.
“Un biciclettaio padovano e il suo nuovo apprendista africano. Fra loro il dialetto veneto, unico mezzo di comunicazione usato dall’artigiano per insegnare allo straniero l’arte delle piccole riparazioni. Dialetto che, da apparente elemento di chiusura verso l’altro, diventa invece veicolo d’integrazione grazie a una trama che si snoda fra incomprensioni ed equivoci, a tratti comici, per poi sfociare in un’amicizia. Come spiegano i registi, l’idea di sviluppare il tema dell’integrazione partendo dall’ironia a tratti feroce della terra veneta, è nata dall’osservazione del quotidiano. Per gli stranieri, in molti ambienti di lavoro, l’incapacità di comprendere le regole che vengono impartite è all’ordine del giorno e non è raro che i ritmi di produzione prevedano, senza tante gentilezze, che si debba fare prima di capire. Ma il messaggio veicolato da questo cortometraggio è proprio che spesso sono sufficienti piccoli gesti per venirsi incontro e abbattere ogni barriera fondata sul pregiudizio. C’è dell’altro. Se andiamo oltre il colore della pelle e la lingua usata dai due protagonisti, il corto ci aiuta a scoprire quanto sia importante il lavoro nella vita delle persone. Subito possiamo cogliere la disponibilità a sperimentare, a mettersi in gioco, da parte di entrambi i protagonisti. Il titolare del laboratorio, che assume una persona che non conosce il mestiere, con il quale è pure difficile intendersi. L’operaio, che pur non conoscendo quel lavoro si impegna per imparare un mestiere che sa essere importante per il suo futuro, la sua vita. Secondo, non si tratta di un’attività legata al mondo di internet piuttosto che all’industria 4.0, eppure è importante per la società. I lavori manuali sono sempre molto richiesti e possono offrire molte opportunità di occupazione. Non vanno snobbati. Imparare, possedere un mestiere è importante in tutti gli ambiti, le attività e le professioni cui si aspira. Infine, il rispetto della persona. In modo molto semplice, ma efficace, il video ben evidenzia che quando c’è rispetto e collaborazione tra imprenditore e lavoratore, tra impresa e lavoro, l’azienda funziona e ottiene risultati. Il lavoratore rivendica giustamente i propri diritti e la propria dignità, l’imprenditore li riconosce e l’impresa diventa produttiva”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 maggio 2017
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