L’amministrazione Rivolta va avanti senza Rivolta

Respinta la richiesta di dimissioni del consiglio. La maggioranza: "Con il commissariamento troppe incertezze". Una serata con pubblico partecipe, interventi intensi e attacchi personali

A Lonate si va avanti: il consiglio comunale non si dimette, la maggioranza di centrodestra continuerà a sostenere la giunta Rivolta, anche se in questo momento il sindaco Rivolta è in carcere, accusato di concussione, corruzione e abuso d’ufficio. È stata respinta la richiesta di dimissioni del consiglio presentata dalle minoranze (Democratici Uniti e Lista Libera).

«Vedo che c’è il pubblico delle grandi occasioni», ha detto in apertura – con una dose di amara ironia – il presidente del consiglio comunale Mauro Andreoli. La sala era affollatissima, ben oltre cento persone, con altre decine all’esterno. Un pubblico piuttosto ostile alla maggioranza (compresi alcuni ex leghisti), ma c’era anche qualche supporter di Lega e Forza Italia, tra cui alcuni big, come i consiglieri regionali Luca Marsico e Giampiero Reguzzoni, il portavoce di Agorà Marcello Pedroni.

Lonate Pozzolo

Dentro, almeno all’inizio, ha regnato il silenzio, ma poi il pubblico si è scaldato, anche per i tempi piuttosto lunghi (la seduta è finita oltre mezzanotte). In apertura il presidente del consiglio ha letto la breve lettera con cui Nicolò Migliorin, giovane consigliere di centrodestra, ha spiegato le sue dimissioni. «Dopo i recenti fatti giudiziari mi sento svuotato di buoni propositi» ha scritto Migliorin, dicendo comunque di essere «orgoglioso» della sua esperienza (Migliorin – presente tra il pubblico – ha ricevuto molti attestati di stima dalle file della opposizione, ma anche dalla maggioranza). Si è votato rapidamente l’ingresso in consiglio di Sabrina Marino, la vice di Rivolta e assessore all’urbanistica ora chiamata a ricoprire anche il ruolo di facente funzioni di sindaco.

La fase del bilancio consuntivo è durata un’ora, non solo con la relazione dell’assessore competente, ma anche degli altri membri della giunta, che sono entrati nel dettaglio di singoli atti amministrativi, con effetto a volte un po’ paradossale. Una scelta che anche dalle file del pubblico è stata interpretata come una volontà di rinviare l’esame della mozione di dimissioni: «Veniamo alle cose serie, che dei numeri non c’interessa nulla» (espressione un po’ più colorita, a dire il vero). Dalle file dell’opposizione, il consigliere di Lista Libera Giancarlo Simontacchi ha spiegato che la minoranza rinunciava alla discussione per arrivare più rapidamente al momento più significativo, la mozione di dimissioni del consiglio, appunto.

Respinta la richiesta di consiglio comunale aperto agli interventi del pubblico («non vogliamo cori da stadio» si è detto dai banchi della maggioranza), si è entrati nel merito della proposta. Nadia Rosa ha spiegato in modo fermo il senso della richiesta di dimissioni: «Non siete responsabili penalmente delle azioni del sindaco ma “anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti” […] Avete affiancato il sindaco per tre anni, avete condiviso settimanalmente delibere di giunta e azioni di governo per il paese. Dovreste dimettervi proprio per dimostrate la vostra buona fede, perché così potreste chiarire che siete stati presi in giro, esattamente come tutte le persone che sono qui». Rosa ha anche ribadito che l’opposizione non contesta nessuna presunta complicità a nessun membro della maggioranza e ha però anche contestato che si potesse parlare di “fulmine a ciel sereno” (in particolare si è rivolta alla Lega, che prima del 2014 ha duramente contestato Rivolta per il suo conflitto di interessi). Giancarlo Simontacchi ha tenuto un discorso lucido, contestando “preventivamente” le obiezioni che sarebbero venute dalla maggioranza (e in effetti gli è stato poi riconosciuto proprio dal centrodestra di essere stato «veggente» nell’anticipare le argomentazioni dei contrari alle dimissioni).

La maggioranza è intervenuta con quasi tutti i suoi rappresentanti. Sante Cinalli e Antonio Patera hanno attaccato Simontacchi e Rosa (con riferimenti aspri e mezze battute) e hanno ribadito l’idea del “fulmine a ciel sereno”; Ausilia Angelino se l’è presa con il Fatto Quotidiano dicendo che le ha estorto dichiarazioni a sua insaputa; Gennaro Portogallo ha criticato i giornali, le «accuse sui social [che] fanno male», ha detto di non voler soffiare sul fuoco ma di volersi affidare all’avvocato. Ha anche detto di voler sostenere la maggioranza in difficoltà: «I veri marinai si vedono nella tempesta» è stata la frase culminante.

Se i primi interventi sono stati accolti dal pubblico con sarcasmo, applausi ironici e commenti, è stato invece ascoltato con silenzio quasi assoluto l’intervento di Piergiulio Gelosa. L’ex sindaco è apparso emozionato, toccato dalla vicenda, anche autocritico, senza troppi artifici retorici: «Mi duole che si rida dell’espressione “un fulmine a ciel sereno”: io sarò un idiota, ma non pensavo si arrivasse al punto di vedere un sindaco arrestato» ha esordito. Gelosa ha anche detto che «tutti si rendono conto che Lonate è un paese difficile» e che è grato dell’attenzione delle forze dell’ordine verso l’operato dell’ente comunale,  una attenzione definita «necessaria».

Gelosa, come in parte anche l’ex assessore Portogallo, hanno proposto esplicitamente di rinviare le dimissioni, per timore di lasciare il Comune commissariato per un anno. «Questa esperienza non può arrivare alla fine del mandato amministrativo, ma se arrivasse un commissario non darebbe garanzie su alcuni momenti importanti», ha concluso Gelosa, che ha detto che la scelta di non dimettersi «è il prezzo più alto» che paga per il suo paese.

Il rinvio del commissariamento è stata – al netto di altre argomentazioni – la carta giocata dal centrodestra, che ha rimarcato come l’arrivo di un commissario avrebbe conseguenze su una serie di progetti (citate più volte la rotonda a Tornavento su una strada ad alta mortalità; il rinnovo dell’illuminazione pubblica; la trattativa con privati per le aree per il centro sportivo, operazione urbanistica complessa) ma anche attività più ordinarie (come il piano diritto allo studio) e al limite dell’ordinaria amministrazione (le asfaltature). La vicesindaco Sabrina Marino ha ricordato la questione delle aree “delocalizzate”, «che non è ancora conclusa, non è così semplice». Anche Mauro Andreoli in conclusione ha detto di esser stato tentato dalle dimissioni ma di voler rimanere «per ragioni di responsabilità».

Dal pubblico sono arrivate molte sottolineature ironiche, applausi sarcastici, espressioni indignate, costringendo il presidente del Consiglio comunale Andreoli a diversi richiami (anche per non rendere infiniti i tempi). E più intensi sono stati gli applausi sarcastici al momento del voto finale: respinte le richieste di rinvio dalla maggioranza, le opposizioni hanno voluto votare e il centrodestra ha deciso di proseguire con l’amministrazione e la giunta Rivolta senza Rivolta. Dal pubblico sono comunque arrivati anche alcuni applausi d’incoraggiamento per la giunta. Al di là di espressioni colorite e sarcasmo, non si sono registrate tensioni tra il pubblico presente. Nonostante l’ora tarda, erano circa un centinaio le persone che hanno scelto di restare fino alla fine a seguire la discussione.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 06 giugno 2017
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