Facchini, autisti e tranvieri: la Cub mette insieme il mondo dei trasporti

Un tempo erano solo ferrotranvieri e aeroportuali, oggi il sistema trasporti è sempre più fatto di figure seminvisibili, frammentate in tante aziende

gallarate generico

L’aria è caldissima, sotto le volte del vecchio capannone di viale Milano, a Gallarate. Qui si sono riuniti decine (se non centinaia) di operai, facchini, ferrotranvieri, ma anche dipendenti del pubblico: tutti insieme nella giornata di sciopero di tutte le categorie convocata – in provincia di Varese – per lottare al fianco degli addetti dei trasporti. Una scelta fatta dalla Cub provinciale, in appoggio allo sciopero dei trasporti che ha causato le ennesime polemiche e ha visto anche l’attacco di Matteo Renzi contro lo «scandalo» degli scioperi nei servizi pubblici.

Magliette di Vasco Rossi e turbanti, lunghe vesti islamiche e canottiere che sanno d’estate piena. Nell’era delle start-up, della sharing economy, dei servizi in cloud, qui ci si rende conto d’improvviso che il lavoro è cosa concretissima. Corpi, sguardi stanchi o sfrontati nel giorno di protesta. Non c’è la schermata di un e-commerce, ma il volto degli autisti dei corrieri che corrono in giro per la provincia. «Ci aiutano ad avere i nostri diritti, altrimenti saremmo rovinati» spiegano quattro facchini marocchini, quando gli si chiede perchè sono qui. «Con la Cub abbiamo esperienze di lotta, nelle cooperative di facchinaggio. Io lavoro part time come facchino, per il resto altri lavoretti, mi chiamano per poche ore» spiega uno di loro (vengono dal Comasco, lavorano per un grande spedizioniere).

Corrieri e facchini sono un pezzo del mondo di oggi: la Cub – come altri sindacati di base – è forte anche a Malpensa, alla Cargo City dove – ogni tre per due -una cooperativa chiude e se ne va, lasciando lavoratori senza TFR e versamenti. «Lo sanno tutti e chi dà in subappalto fa finta di stupirsi» sintetizza un operaio, canottiera e sigaretta fatta su nel gran caldo del pomeriggio. Nelle settimane scorse l’ipotesi dell’arrivo delle cooperative nei servizi “di rampa” (sulle piste) ha messo in agitazione tutti i sindacati, la protesta è stata guardata con un occhio comprensivo anche dall’azienda: se le cooperative arrivassero anche sui piazzali si romperebbe un equilibrio fragile, lo sanno tutti.

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La logistica viaggia veloce: capannoni e furgoni in corsa, subappalti. Sempre più competitiva con il trasporto su ferro, ad esempio, che invece ha regole più rigide sulla sicurezza, denuncia il sindacato: «Sono anni che i ferrovieri scioperano per la sicurezza di tutti: quando ci sono incidenti per prima cosa si dà la colpa ai ferrovieri» dice nel suo intervento Claudio Signore, segretario nazionale della CUB Trasporti. Che richiama anche la «lotta degli autoferrotranveri alle prese con le messe a gara». Dal suo punto di vista richiama i rischi anche per la qualità del servizio: «basta vedere cosa succede ad esempio con la Stie qui nella vostra zona».

Il punto di vista è radicale: nell’era di Uber e di Amazon, dietro a piattaforme informatiche e offerte a prezzi stracciati c’è un sistema della logistica che sfrutta. Il conflitto è tra il capitale (chi detiene piattaforme sempre più potenti, capaci di condizionare persino gli Stati , con campagne di comunicazione) e il lavoro di chi invece ogni giorno scarica gli aerei, smista pacchi, consegna con il furgone. Eugenio Busellato, della Cub provinciale, dice che la Cub vuole essere «un sindacato di lotta e di classe, che si contrappone a Cgil-Cisl-Uil». È anche uno scontro interno al mondo sindacale: «Noi – prosegue Busellato – contestiamo l’accordo del 10 gennaio tra parti e confederali, che vincola la rappresentanza in RSU a condizioni che per noi sono capestro, che mettono il bavaglio ai lavoratori imponendo la firma degli accordi come condizione per la rappresentanza».

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Antonio Ferrari spiega che l’intenzione è «mettere insieme tutte le categorie pubbliche e private, senza accettare compromessi, in una lotta in questa guerra scatenata dal sistema capitalistico». Bersagli di giornata è anche Matteo Renzi, che «vuole limitare il diritto allo sciopero» (l’attacco del segretario Pd è venuto proprio all’indomani dello sciopero dei trasporti che ha paralizzato le città).

Di certo sotto i capannoni di viale Milano la Cub ha raccolto più voci, da pezzi diversi dell’industria e dei trasporti. Italiani e stranieri: «Ci sono molti nordafricani, ma anche tanti pakistani e del Bangladesh» spiega Islam Fukrul, che viene dal Bangladesh ed è un attivo organizzatore delle comunità straniere, dentro al sindacato e non solo. «Personalmente io dico che per la mia esperienza di 20 anni, alla Cub rispettano prima di tutto l’umanità delle persone, prima che il colore».

Se altrove la competizione tra lavoratori è al ribasso, di  certo qui rivendicano un apprtoccio diverso: gli stranieri sono parte di un fronte duro e combattivo. «Noi lavoriamo in una fabbrica tessile, una conceria a Turbigo» spiega un ragazzo pakistano. «Italiani, pakistani, marocchini, indiani. Abbiamo fatto lotta insieme: i proprietari volevano “far fuori” gli anziani e tenere solo i giovani ma noi abbiamo lottato».-

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 giugno 2017
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