“La lobby Lgbt contro le nostre preghiere”

Alcuni cattolici non hanno gradito lo spostamento al Sacro Monte delle proteste contro il gay pride

Varese Pride 2017

Riceviamo e pubblichiamo

Galleria fotografica

Varese Pride 2017 4 di 56

C’è un paese in cui si rende necessaria la presenza di quattro agenti della Digos per garantire l’incolumità di un singolo cristiano che prega il rosario sul sagrato del duomo cittadino.

Non è, o meglio non è ancora, uno stato a maggioranza islamica; è tuttavia certamente uno stato asservito alla lobby lgbt.

E’ quello che succede in Italia, per la precisione a Varese, durante il gay pride che si e ‘svolto sabato 17/6/17.

Ma non si tratta di un caso isolato: durante il mese di giugno, tradizionalmente dedicato alla devozione del Sacro Cuore, il nostro povero stivale è percorso dalle brigate arcobaleno, generosamente foraggiate da istituzioni pubbliche, amministrazioni locali e imprese private in cerca di facili consensi.

Niente può e deve contrapporsi alla patetica sfilata di un’umanità che, oppressa da chili di trucco, parrucche, piume e pailletes nasconde il proprio volto tragico e degradato.

Alcuni fedeli hanno quindi deciso di organizzare, in concomitanza ai gay pride locali, preghiere di riparazione.

A questo piccolo gregge viene a mancare quasi sempre l’appoggio del clero locale che, intimidito dalla potenza mediatica delle lobby omosessualiste e timoroso di apparire politicamente scorretto, preferisce dispiacere a Dio piuttosto che agli uomini, dissociandosi da tali iniziative, se non addirittura osteggiandole.

A Varese, quindi, a tre giorni dal gay pride locale viene negato ai fedeli l’utilizzo del sagrato del duomo per la recita del rosario (evidentemente si tratta di un’attività fortemente eversiva), preferendo esiliare il fastidioso gregge sul Sacro Monte e provocando sconcerto e inevitabili problemi a livello organizzativo.

Viene impedita anche la possibilità di concedere ad una sola persona di sostare in preghiera sul sagrato del Duomo per poter avvisare quei fedeli a cui non fosse giunta la tempestiva notizia del dirottamento in altro loco.

Sono segnali molto gravi di una dittatura montante, che dovrebbe preoccupare non solo i cattolici, ma ogni italiano che abbia ancora a cuore quelle fondamentali libertà sulle quali si è edificata la superiorità culturale dell’Occidente, costruita proprio sui principi morali della religione cattolica.

Non è stata e non è nostra intenzione entrare nella vita privata di nessuno, non vogliamo ergerci a maestri, ma sentiamo il dovere di richiamare i nostri connazionali, specie quei pochi che ancora hanno il coraggio di definirsi credenti, di difendere i principi basilari della nostra vita e della nostra fede.

Come cattolico autentico – definito con disprezzo ultracattolico dal solito quotidiano radical chic Repubblica – non posso assistere a questo scempio senza provare compassione per il mio prossimo e avvertire l’urgenza di una riparazione a Dio.

Silenziosa e dignitosa, ma pubblica, come pubblica è stata l’offesa: per questo avevamo chiesto di poter pregare sul sagrato del Duomo. Non abbiamo chiesto di sostare a pregare “dentro” la chiesa, ma solo di poter dare la nostra testimonianza “dinanzi” al Duomo, cuore della vita sociale e spirituale della Città.

Siamo stati dirottati dove la nostra preghiera non potesse turbare gli occhi oltre che i cuori.

Non se Gesù è d’accordo su questo imboscamento dei suoi seguaci:

“Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada” (Mt 10, 32-34).

Al catechismo, da bambina, mi avevano spiegato che “testimonianza” significa martirio, cioè dare la vita. Forse debbo iscrivermi ad un corso di aggiornamento catechetico, magari mi spiegheranno anche che quella parola “spada” Gesù oggi non la userebbe proprio, oggi parlerebbe di diritto ai matrimoni omosessuali e – poiché l’Amore non conosce confini – con diritto all’adozione di bambini. Oggi Gesù, l’uomo della pace, parlerebbe colorato, parlerebbe di arcobaleno: non è l’arcobaleno il massimo segno biblico di pace e di riconciliazione?

La preghiera di riparazione, guidata da un bravo sacerdote, nonostante tutto c’è stata ed è stata vissuta con profonda partecipazione, raccoglimento e spirito di fraternità.

Non ha partecipato, com’era prevedibile, nessun giornalista.

E, poiché Nostro Signore si compiace di scrivere dritto sulle nostre righe storte, uno dei partecipanti ha acutamente osservato che il luogo, scelto per isolare il gregge, si è rivelato essere invece il più adatto per la preghiera, perché più vicino a Dio.

Tutto sommato ci è andata bene: espulsi dal centro storico non siamo stati aggrediti dai variopinti gruppi ai quali è stato permesso di invadere il centro città. Piazza Duomo incluso.

Wanna Massa : Segretaria Associazione “Ora et Labora in Difesa della Vita”

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 giugno 2017
Leggi i commenti

Galleria fotografica

Varese Pride 2017 4 di 56

Galleria fotografica

Varese Pride, i volti 4 di 20

Galleria fotografica

Varese Pride, le immagini 2 4 di 20

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.