Nella giornata del rifugiato una firma per la legge sui diritti degli immgrati

Sono diverse e molto importanti sia sostanzialmente che simbolicamente, le iniziative messe in campo a Varese nella giornata mondiale del Rifugiato

Giornata del rifugiato 2017

Sono diverse e molto importanti sia sostanzialmente che simbolicamente, le iniziative messe in campo a Varese nella giornata mondiale del Rifugiato, che cade quest’anno il 20 giugno: e che hanno viste protagoniste diverse associazioni come Acli, Legambiente, Auser, Cooperativa Lotta Contro L’Emarginazione, Cooperativa Intrecci, Progetto Arca, Cooperativa Agrisol, l’Associazione I Colori del Mondo Onlus, Cooperativa Farsi Prossimo ed Exodus.L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Varese.

 LA RICONOSCENZE E IL DIALOGO IN UNA PIANTA

La prima è un gesto simbolico, da parte dei richiedenti asilo che soggiornano in città: nella mattinata una loro delegazione si è recata nelle sedi di diverse istituzioni cittadine (questura, prefettura, Asl, Comune) per consegnare un piccolo segno di riconoscenza nei confronti degli uomini e delle donne che li hanno aiutati nel loro percorso in Italia: una pianta. Che è viva, mette radici, che cresce prendendosene cura. Come hanno fatto le Istituzioni, come potrebbe essere tra cittadini

UN MOMENTO DI RIFLESSIONE AL SANTUCCIO

Al pomeriggio, dalle 17 , un evento al teatro Santuccio permetterà di riflettere sulla giornata, con ospiti e testimonianze: la tavola rotonda vedrà protagonisti il sindaco di Varese Davide Galimberti, il sindaco della rete dell’accoglienza Silvio Aimetti,  Antonio Russo delle Acli nazionali e Tiziana Bianchini del gruppo Trotta CNCA. Con loro anche una testimonianza speciale: quella di Max Laudadio, che racconterà una sua personale esperienza di accoglienza. La giornata si chiuderà con il concerto del coro gospel “The Greensleeves Gospel Choir” e della band di percussioni afro “Band Vela”.

“ERO STRANIERO” PARTE LA CAMPAGNA FIRME PER CAMBIARE LA LEGGE SULL’IMMIGRAZIONE

Durante tutta la giornata (dalle 10 alle 16), un banchetto in piazza Carducci apre a Varese la campagna di raccolta firme per cambiare la legge sull’immigrazioneEro straniero, l’umanità che fa bene” .

La campagna raccoglie le firme per poter proporre una la legge di iniziativa popolare per superare la legge Bossi – Fini e cambiare le politiche sull’immigrazione puntando su inclusione e lavoro.

La legge, dal titolo “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari” è promossa da Radicali Italiani insieme a Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, ACLI, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD, con il sostegno di numerose organizzazioni impegnate sul fronte dell’immigrazione, tra cui Caritas Italiana, Fondazione Migrantes Comunità di Sant’Egidio e tante associazioni locali.

COSA CHIEDE LA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE

Questa è la sintesi delle proposte:

S’introduce il permesso di soggiorno temporaneo (12 mesi) da rilasciare a lavoratori stranieri per facilitare l’incontro con i datori di lavoro italiani e per consentire a coloro che sono stati selezionati, anche attraverso intermediari sulla base delle richieste di figure professionali, di svolgere i colloqui di lavoro. L’attività d’intermediazione tra la domanda di lavoro delle imprese italiane e l’offerta da parte di lavoratori stranieri può essere esercitata da tutti i soggetti pubblici e privati già indicati nella legge Biagi e nel Jobs Act (centri per l’impiego, agenzie private per il lavoro, enti bilaterali, università, ecc.), ai quali sono aggiunti i fondi interprofessionali, le camere di commercio e le Onlus, oltre alle rappresentanze diplomatiche e consolari all’estero.

Si reintroduce il sistema dello sponsor, originariamente previsto dalla legge Turco Napolitano, anche da parte di singoli privati per l’inserimento nel mercato del lavoro del cittadino straniero con la garanzia di risorse finanziarie adeguate e disponibilità di un alloggio per il periodo di permanenza sul territorio nazionale, agevolando in primo luogo quanti abbiano già avuto precedenti esperienze lavorative in Italia o abbiano frequentato corsi di lingua italiana o di formazione professionale.

Si prevede la regolarizzazione su base individuale degli stranieri che si trovino in situazione di soggiorno irregolare allorché sia dimostrabile l’esistenza in Italia di un’attività lavorativa (trasformabile in attività regolare o denunciabile in caso di sfruttamento lavorativo) o di comprovati legami familiari o l’assenza di legami concreti con il paese di origine, sul modello della Spagna e della Germania. Tale permesso di soggiorno per comprovata integrazione dovrebbe essere rinnovabile anche in caso di perdita del posto di lavoro alle condizioni già previste per il “permesso attesa occupazione” e nel caso in cui lo straniero, in mancanza di un contratto di lavoro, dimostri di essersi registrato come disoccupato, aver reso la dichiarazione di immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego.

Si prevede inoltre la possibilità di trasformare il permesso di soggiorno per richiesta asilo in permesso di soggiorno per comprovata integrazione anche nel caso del richiedente asilo diniegato in via definitiva che abbia svolto un percorso fruttuoso di formazione e di integrazione.

Il riconoscimento delle qualifiche professionali deve avvenire non solo su base del titolo acquisito all’estero, ma anche attraverso procedure di accertamento standardizzate che permettano la verifica delle abilità e delle competenze individuali acquisite mediante precedenti esperienze professionali.

Si prevede di ampliare il sistema Sprar puntando su un’accoglienza diffusa capillarmente nel territorio con piccoli numeri, rafforzando il legame territorio/accoglienza/inclusione attraverso tre azioni essenziali: apprendimento della lingua, formazione professionale, accesso al lavoro. Si introducono misure per aumentare, a beneficio di tutti, l’efficacia dei centri per l’impiego, da finanziare con i fondi europei Fami (Fondo asilo migrazione e integrazione), a partire dall’aumento del numero degli addetti e la creazione di sportelli con operatori e mediatori specializzati nei servizi rivolti a richiedenti asilo e rifugiati.

Ai lavoratori extracomunitari che decidono di rimpatriare definitivamente – a prescindere da accordi di reciprocità tra l’Italia e il paese di origine - va garantita la possibilità di conservare tutti i diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati in modo che possa goderne, al verificarsi della maturazione dei requisiti previsti dalla normativa vigente, anche in deroga al requisito dell’anzianità contributiva minima di vent’anni. In caso di rientro definitivo nell’ambito di progetti di rimpatrio volontario assistito, ha facoltà di richiedere la liquidazione dell’80% dei contributi versati.

Vengono eliminate tutte le disposizioni che richiedono, per l’accesso a molte prestazioni di sicurezza sociale (assegno di natalità, indennità di maternità di base, sostegno all’inclusione attiva ecc.), il requisito del permesso di lungo periodo, tornando al sistema originario previsto dall’art. 41 del T.U. immigrazione che prevedeva la parità di trattamento nelle prestazioni per tutti gli stranieri titolari di un permesso di almeno un anno.

Sono previsti interventi legislativi a livello nazionale affinché tutte le Regioni diano completa e uniforme attuazione a quanto previsto dalla normativa vigente in materia di accesso alle cure per gli stranieri non iscrivibili al Sistema sanitario nazionale (SSN). In particolare si chiede: piena equiparazione dei diritti assistenziali degli stranieri comunitari a quelli degli extracomunitari, coerentemente con i LEA, e inclusa la possibilità di iscrizione al medico di medicina generale, onde garantire la continuità delle cure, e il riconoscimento ai minori, figli di cittadini stranieri, indipendentemente dallo stato giuridico, degli stessi diritti sanitari dei minori italiani.

Si prevede l’elettorato attivo e passivo per le elezioni amministrative a favore degli stranieri titolari del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo.

Si abolisce il reato di clandestinità, abrogando l’articolo 10-bis del decreto legislativo 26 luglio 1998, n. 286.

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 20 giugno 2017
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