L’antica Loggetta San Pietro rinasce con un cuore tecnologico

Acquisita dal Comune nel 1938, la casa medievale è stata ceduta a privati due anni fa. Parte l'intervento di recupero complessivo

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È uno degli edifici civili più antichi della città, ma al suo interno tra qualche mese batterà un nuovo cuore tecnologico. Parliamo della Loggetta di San Pietro, la casa medievale che sorge accanto all’omonima chiesa, che invece è il più antico edificio religioso di Gallarate. Da pochi giorni la comparsa dei ponteggi sulla facciata ha reso visibile anche all’esterno l’intervento di recupero e restauro avviato in realtà da mesi: il piano superiore dell’edificio ospiterà infatti uno Smart center in grado di offrire spazi di qualità e attrezzati tecnologicamente.

La “Loggetta San Pietro” è in realtà denominazione più recente della Casa Bianchi, prima ancora Casa Caroli: un edificio di origine antica che affianca la chiesa di San Pietro, monumento nazionale, e fa da contrappunto ai portici medievali e ai vicoli che dalla piazza si allungano all’interno. È la testimonianza di una delle aree più antiche del borgo di Gallarate., insieme a quella segnata dal portico del Faietto (su Corso Italia, un tempo zona del castello).

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Casa Caroli quando era inserita nel fitto tessuto antico della piazza

La zona della piazza e dei vicoli, negli anni Trenta, era una zona fatiscente e con grandi problemi di igiene, che richiedevano corposi interventi di risanamento. Fu in questo quadro che nel 1933 fu bandito il concorso che portò poi alla ridefinizione dello spazio con nuovi palazzi, tra cui la sede della Banca Gallaratese (i portici dietro l’abside di san Pietro) e il palazzo della Casa del Fascio, l’edificio firmato da Giulio Minoletti che fu realizzato qualche anno dopo e che oggi viene appunto definito “Palazzo Minoletti” (con una damnatio memoriae forse eccessiva, nel rimuovere le tracce del fascismo).

In questo contesto la Loggetta San Pietro – allora Casa Bianchi – fu al centro di una singolare operazione tra il 1933 e il 1955: l’abitazione fu acquisita in proprietà dal Comune per iniziativa del podestà Puricelli Guerra.  Nel dopoguerra – rilevata la vetustà dell’edificio – la casa fu demolita recuperando parte dei materiali originali  (tra cui “colonne e colonnine tuscaniche dei portici”) e fu ricostruita arretrata di alcuni metri, conservando le forme e molti elementi originali, come le colonne in pietra. il luogo originario su cui affacciava il portico divenne il piccolo sagrato della chiesa romanica di San Pietro (che a fine Ottocento era stata riportata alle sue forme originali dalla Società Gallaratese di Studi Patri).

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Casa Bianchi con la drogheria

Nel frattempo, nel 1938, la famiglia Beretta avviò qui – subentrando ai Bianchi – la storica bottega al piano terra che ancora ospita la gloriosa attività commerciale di coloniali, vini e liquori, punto di riferimento dei gallaratesi e non solo, che ha resistito fino ad oggi nonostante la concorrenza spietata dei centri commerciali (anche se oggi ben pochi sono i negozi di alimentari in area centrale).

Fin qui la storia. Poi c’è l’attualità, il restauto appunto. Che parte dalla messa in vendita dell’edificio nel 2015: «Ricordo molto bene quella domenica mattina di fine dicembre, appena prima di Natale» spiega Giandomenico Giuliani che, insieme al fratello Guglielmo, è attuale proprietario dell’edificio. «C’era il sole e mi ero concesso un momento per me che, nella frenesia lavorativa – e famigliare – prenatalizia, significava una breve passeggiata in pieno centro, la lettura dei soli titoli principali del quotidiano locale e un buon caffè». La lettura della notizia della messa all’asta della Loggetta (come viene appunto definita ormai da alcuni anni) ha attratto subito l’attenzione di Giuliani: «Alzai gli occhi. Era lì, davanti a me. Ognuno conserva dei ricordi dell’infanzia che affiorano assaporando i piatti della tradizione o conservando oggetti. Il mio ricordo più caro era lì: il ricordo di mia nonna e di mia madre. Quarant’anni fa ero lì, con loro, mentre sceglievano i regali di Natale. Non ci pensai due volte. Non potevo lasciare che un pezzo del mio passato, un pezzo del passato di molti Gallaratesi, potesse finire così, lasciato a sé stesso dopo diverse aste andate a vuoto per mancanza di “pretendenti”».

Giandomenico è un imprenditore,  con il fratello Guglielmo è titolare di un società di servizi tecnici e co-fondatore di uno dei primi business center e di coworking della provincia di Varese, B-Smart Center (un’altra operazione che unisce storia e futuro, la raccontavamo qui). Dice che l’acquisto della Loggetta di San Pietro, seppur finalizzato al recupero in chiave imprenditoriale del luogo, è qualcosa che va ben oltre gli affari: «Siamo andati a spulciare tra gli archivi di Stato e delle Belle Arti, volevamo conoscere, sapere “chi” fosse la Loggetta di San Pietro. Abbiamo poi costituito un team di persone a cui abbiamo cercato di trasmettere il nostro rispetto per quel luogo affinché il progetto disegnato nella nostra mente sia portato a compimento nei modi e sentimenti di cui è degno».

In questi giorni l’antica casa è stata oscurata da ponteggi e velature, intervento necessario per consentire l’ultimazione dei lavori sulle facciate e sulla copertura. Nel frattempo, archiviato il lavoro sull’ involucro, scrigno del progetto, i Giuliani lavorano alacremente al contenuto , alla concretizzazione di una idea. Cosa sarà la Loggetta di San Pietro? È presto detto: un Business Center di pregio e di  stile, dotato delle più alte tecnologie. Si tratta di una struttura che mette a disposizione uffici già arredati e allestiti all’uso con tutto quello che serve per essere operativi in poche ore.
«È necessario valorizzare questo patrimonio di intraprendenza e laboriosità Gallaratesi secondo i nuovi paradigmi del fare e del fare impresa» conclude Giandomenico. «La Loggetta di San Pietro (LSP per gli amici) è un segno evidente e tangibile della nostra storia, e stiamo lavorando affinché ritorni ad essere quella che era, perché diventi un ponte verso il nostro futuro».

I ponteggi se ne andranno a settembre e, una completato l’intervento affidato all’architetto Paggiarin CP Architettura, la nuova veste si potrà apprezzare da ottobre-novembre 2017: una casa medievale con un futuro tecnologico. Sperando che magari l’intervento sull’abitazione possa “trascinare” – per così dire – una risistemazione dell’area tra san Pietro e palazzo Minoletti, che oggi si presenta decisamente poco dignitosa.

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Nel frattempo dall’alto del ponteggio – in fotografia – un ufficiale e un giovane si affacciano alla finestra, oggi come allora, quasi a controllare chi vi sta passando sotto e alza gli occhi verso di loro. Una immagine scattata più di mezzo secolo fa, che ricorda lo scorrere del tempo e il progressivo, inevitabile, rinnovarsi dei luoghi.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 17 luglio 2017
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