La “sedia del nonno” fa accomodare la tradizione di famiglia nel salotto del web

Prima Domenico, poi papà Narciso e, ora, i due figli. La storia della Narciso De Bortoli di Oggiona Santo Stefano è un intreccio di artigianalità quasi d’altri tempi e contemporaneità. Lorella De Bortoli: «Siamo impagliatori. E io lo dico con orgoglio, anche sui social»

Narciso De Bortoli

Non solo paglia ma anche erba palustre, canna d’India (chiamatela, se preferite, paglia di Vienna), rafia e cordoncini. Ovunque, sedie. Di tutti i tipi, misure, modelli, età. Con la seduta consumata, sfondata, bucata, rotta. Sedie antiche che non si buttano, perché di mezzo ci sono ricordi e sentimenti. E, perché no, un valore economico che non va sottovalutato. Alla Narciso De Bortoli di Oggiona Santo Stefano, per i fratelli Lorella e Luca, le sedie sono un must. Quante volte avete sentito dire, in famiglia, “quella è la sedia del nonno?”.

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A tal punto che il loro Dna è legato non solo da una professionalità tramandata da nonno Domenico e papà Narciso fin dalla tenera età, ma anche da questi intrecci e nodi che si fanno beffa di qualunque peso. Però non c’è sedia senza tavoli, e lì alla De Bortoli, che negli anni alla produzione ha affiancato anche un’attività commerciale, trovate anche questi: non solo in legno ma anche in plastica e metallo. Insomma, si persegue la tradizione e si sta al passo con i tempi: non c’è miglior modo per tramandare storia, cultura e competenze di una piccola azienda di famiglia. Non c’è modo migliore per affrontare la crisi a testa alta.
PAPA’ IMPAGLIATORE E MAMMA “MANI D’ORO”
Nata nel 1920 da un’unione meravigliosa: «Papà era bellunese e proveniva da generazioni di impagliatori e costruttori di sedie mentre mamma Mina (soprannominata “mani d’oro”) era originaria di Manzano, in provincia di Udine, dal triangolo della sedia. Non poteva andare diversamente». Tradizione e innovazione sono un connubio fondamentale per uscire dalle difficoltà della recessione. E così alla “De Bortoli” del XXI secolo si è trovato un equilibrio infallibile: da un lato Luca, che ha cinquantaquattro anni e impaglia da più di venticinque, e dall’altro Lorella che di anni ne ha cinquanta, una laurea in Architettura con tesi dal titolo “Le curve di Thonet” (le sedie studiate e realizzate da Michael Thonet, ebanista austro-ungarico protagonista del design del periodo dell’epoca vittoriana e rivoluzionario della curvatura del legno), poca o nessuna abilità nell’impagliatura ma tanta dimestichezza con i social.

SEMPRE E SOLO QUALITA’
Perché le abilità di famiglia le ha rilanciate così e perché così si dà ossigeno a un’attività che sembra al di fuori del tempo: «Facebook è la nostra vera vetrina e per essere più attrattivi ho chiamato la pagina dell’azienda “debortoli1920impagliatori”, perché mi piace mettere l’accento sui tanti anni di esperienza e sulla nostra specializzazione. Poi uso tanto Instagram perché le foto di come è la sedia prima della riparazione e di come è dopo dà l’idea di quanto facciamo». Per intenderci, tanto in qualità e in ore di lavoro perché luca per ogni sedia ci mette almeno cinque ore. Ma non tutte le sedie sono uguali: la cura del dettaglio e l’agilità manuale devono essere valorizzate anche con il racconto di quello che sanno fare.
Così Lorella si mette alla tastiera del Pc e inizia a postare: «La nostra competenza nel settore tavolo e sedie è altissima, sfido chiunque a provare una seduta riparata qui alla “De Bortoli. Il mantenimento della qualità è sempre stato il nostro vero valore e, anche di fronte alla diminuzione del fatturato, non abbiamo mai ceduto alla tentazione dei prodotti Made in China. Ecco perché abbiamo deciso di scommettere sulle nuove competenze».

LE NUOVE COMPETENZE DIGITAL
Che poi sono quelle del digital marketing: dal posizionamento del brand aziendale in rete all’uso efficace di tutto quello che è social.  Lorella, allora, si è posta una prima domanda e ha cercato una risposta: «Come dare un’immagine d’impatto della nostra azienda a chi non ci conosce ancora? Ho risposto dando un nuovo nome alla mia pagina Facebook e proseguirò con Twitter: presto aprirò un account anche lì, perché lo storytelling ha un potenziale incredibile. Voglio raccontare quello che ha tramandato nostro papà a me e a Luca: un valore che non ha prezzo. Quando papà si metteva al lavoro, il mondo scompariva».

OPERE D’ARTE DA AMMIRARE
Tutto si riassume in una frase dedicata alla De Bortoli anni fa: «Quello che non si vede deve essere ben fatto come ciò che si vede”. Pensiero, mani e azioni: in questa azienda di Oggiona «le sedie sono come creature: non solo un oggetto sul quale sedersi, ma anche un’opera d’arte da ammirare”. Impegnativo, soprattutto quando si viene a sapere da Lorella che «ogni sedia ha circa dieci finiture, e se ai tempi di papà ne esistevano solo tre modelli da anni i modelli non si contano. Ma forse è anche questo il bello».
Quindi azienda social che non dimentica di fare rete con altre realtà territoriali, che ama il design e che al Faberlab ha trovato il suo luogo ideale e che ricorda sempre le sue radici: il punto sul quale insiste Lorella è questo. Ma c’è un altro concetto che l’imprenditrice non si dimentica: «Impagliare è come scrivere: ci vuole mano e stile. E ognuno ha il suo».
Un stile, quello della De Bortoli, riconosciuto ovunque e che permetterà a questa azienda di tagliare il traguardo dei 100 anni: «Accadrà nel 2020, ma stiamo già pensando a qualcosa di particolare per clienti e amici».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 luglio 2017
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