La via tra Laveno e Castelveccana è stata riaperta: era chiusa da marzo

Un bel regalo di Ferragosto per cittadini e turisti: il tratto di SP69 a Laveno interessato da marzo scorso da lavori di sistemazione e ampliamento verso castelveccana è tornato percorribile

Riaperta la SP 69

E’ stata riaperta, nel primo pomeriggio di sabato 12 agosto 2017 via Luino, il tratto di SP69 a Laveno che era interessato da marzo scorso da lavori di sistemazione e ampliamento in uscita dal comune, in direzione di Castelveccana. 

I lavori appena conclusi sono stati finanziati per 442.799 mila euro, su un tratto di 400 metri circa, e prevede le opere di messa in sicurezza, abbattimento delle barriere architettoniche e riqualificazione degli impianti tecnologici.  Il lavori previsti prevedevano il taglio dei tigli posizionati su entrambi i lati della strada, più di una ventina, gli scavi per il rifacimento di tutte le linee di urbanizzazione (fognature, gasdotto, acquedotto), poi il cantiere di ampliamento della strada, e la realizzazione di un marciapiede lungo il lato destro (in direzione Luino) per il passaggio dei pedoni, e infine, un impianto di illuminazione a led. La chiusura dei lavori era prevista in sei mesi, a partire dal 16 marzo: la chiusura dei cantieri primadi Ferragosto ha anticipato a 5 mesi la durata dei lavori.

Una buona notizia per residenti e turisti: la chiusura di via Luino obbligava tutti loro ad utilizzare prevalentemente la Statale 394 della Valcuvia, evitando la Sp 69 fra Laveno e Castelveccana. «Ringrazio i cittadini e tutti coloro che hanno sopportato il disagio finora – ha commentato il sindaco di Laveno Ercole Ielmini – E spero che la nuova strada sia considerata più funzionale e di gradimento».

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 agosto 2017
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Rolo

    Eccerto, per i lavenesi era sicuramente di importanza prioritaria abbattere oltre venti tigli per allargare la strada di un paio di metri per una lunghezza di 400 metri… Vorrei però capire che miglioramento hanno la funzionalità e la viabilità della strada provinciale, visto che l’imbuto dopo i 400 metri rimane tale e quale a prima. Proprio bravi gli amministratori di Laveno, a spendere il denaro pubblico, ma almeno non ci hanno detto che i tigli erano ammalati…
    Rolando Saccucci

  2. Scritto da Felice

    Le piante se dimorano in Italia sono sicuramente ammalate.
    Se dimorano oltre confine sono sanissime.

    Comuni ed amministrazioni di palazzinari in erba. Questa è la verità.

  3. Scritto da massimiliano_buzzi

    e meno male che l’articolo spiega bene tutti i lavori che sono stati fatti! gli alberi li hanno dovuti abbattere per eliminare barriere achitettoniche, costruire marciapiedi, scavare per rifare tutte le tubature sotto la strada. ovvio che poi abbiano allargato la strada, già che c’erano era perfettamente logico farlo. dove si può. allargare dove dice lei significa dover sbancare migliaia di metri cbu di piede di collina oppure costruire un viadotto che sorvoli tutte le ville a picco sul lato. il che sarebbe un opera faraonica con costi monumentali. il lavoro fatto è stato fatto bene e doverosamente.

    1. Scritto da Rolo

      Sig. Buzzi buonasera, certo l’articolo spiega ciò che è stato fatto deve riportare i fatti no? Ed i fatti sono conseguenti all’evitare la possibilità di fare un marciapiede utilizzabile anche dai diversamenti abili e rifare le tubature (magari sotto il predetto marciapiede) senza abbattere i tigli ma dietro di loro in quanto, se lei provasse ad utilizzare Google Maps per quel tratto di strada si renderebbe conto che la cosa sarebbe stata possibile. E sempre utilizzando il satellite della predetta applicazione si renderebbe conto che nel lato a monte di Via Luino sarebbe ancora possibile sbancare quel tanto che basta per rendere più agevole la circolazione senza costruire viadotti di sorvolo come li chiama lei. A proposito delle ville a picco sul lago, mi piacerebbe proprio sapere e sono collegate alla rete fognaria comunale o se hanno pozzi perdenti, chissà….
      Comunque se i lavori fatti l’aggradano, sono contento per lei.
      Cordiali saluti.
      Rolando Saccucci

  4. Scritto da massimiliano_buzzi

    1) non sono un residente di laveno ma quella strada l’ho percorsa circa un paio di centinaia di volte. sono un buon ossevatore e l’ho memorizzata tutta metro per metro.
    2) scavare per il rifacimento di tutte le opere tecnologiche interrate e la costruzione di un marciapiedi, laddove prima non c’era nulla, sarebbe stato del tutto impossibile senza rimuovere i tigli e sopratutto le radici. certo il progetto doveva prevedere anche la ripiantumazione delle stesso tipo di essenza.
    3) per allargare la stada direzione luino oltre il tratto appena rifatto bisogna farlo per almeno, e sottolineo di almeno 50 cm. in molti punti la collina finisce a strampiombo quasi a raso del asfalto. ciò rende indispensabile un imponente opera di sbancamento e/o di spacco roccia, non essendo più possibile per legge effettuare allargamenti ricavandoli “in nicchia” nella parete rocciosa.
    4) l’alternativa è il sorvolo in viadotto fino a castelveccana o perlomeno fino alla galleria. salvo poi per l’appunto il ripresentarsi del problema 50 metri dopo l’uscita di galleria direzione luino. altra opera ancor più faraonica il cui costo andrebbe conteggiato in centinaia di milioni di euro. i plinti dei viadotti dovrebbero penetrare per decine di metri nel verbano prima di trovare ancoraggio.
    5) sul come le ville in quella zona gestiscano lo scarico dei reflui non ne ho idea. spesso le abitazioni sono più basse del livello stradale di 10/15 metri, alcune anche di più. se la fogna passa anche solo 2 metri sotto il manto stradale dovrebbero dotarsi tutti di potenti impianti di pompaggio. non che li abiti gente che non se li possa permettere, ma penso che abbiano risolto con una deroga comunale al obbligo di allacciamento al collettore fognario, sempre se presente in quel punto. (cosa di cui non sono certo).
    spero di aver chiarito meglio il mio pensiero.

    1. Scritto da Rolo

      Buonasera Sig. Buzzi,
      anche io non sono residente a Laveno e quella strada l’ho percorsa forse un paio di volte in meno di lei.
      Rispetto la sua lode ai lavori, anche perchè non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire e sono contento per lei che oltre a sentirsi più sicuro nel percorrere 400 metri avrà modo di godere di una piacevole vista sul nuovo (chissà quando) marciapiede, ma io continuo a non condividere un’insensata cementificazione che non reca vantaggi e mi piacerebbe conoscere il parere dei residenti in quel tratto di strada.
      Relativamente agli scarichi reflui delle ville sul lago è ovvio che il quesito non fosse rivolto a lei e sarebbe bello e chiarificatore se qualcuno del Comune di Laveno Mombello avesse la compiacenza di farci sapere come vengono gestiti.