Alberghi, ville e belle auto per ingannare ricchi. In manette la banda Jovanovic

L'organizzazione sgominata da Fiamme Gialle e Procura di Busto era composta da molti membri della nota famiglia rom. Ingannavano persone interessate a spostare soldi da uno Stato ad un altro senza lasciare traccia

L’indagine è partita dal sospetto di un finanziere fuori servizio che, in un bar di Busto Arsizio, aveva notato una persona pagare un caffè con una banconota da 500 euro. Da lì è iniziata l’indagine della Guardia di Finanza di Busto Arsizio in collaborazione con il sostituto procuratore bustocco Nadia Alessandra Calcaterra e che ha portato all’esecuzione di 15 ordinanze di custodia cautelare (4 in carcere e 11 ai domiciliari) per il reato di a delinquere “transnazionale finalizzata al furto aggravato” che vede al centro una nota famiglia di etnia Rom, i Jovanovic.

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Guardia di Finanza, operazione "La stangata" 4 di 6

Dalle prime ore dell’alba do oggi , martedì, decine di finanzieri del Gruppo di Busto Arsizio hanno eseguito le misure emesse dal giudice per le indagini preliminari nonché al sequestro di beni per un valore di 725.000 euro, in particolare auto di lusso e appartamenti.Guardia di Finanza, operazione "La stangata"

La complessa attività di polizia giudiziaria è iniziata nel 2015 e ha permesso di individuare alcuni soggetti di etnia rom, residenti nei comuni di Busto Arsizio, Castellanza, Gallarate e Lonate Pozzolo, tutti con precedenti per reati contro il patrimonio.

Gli accertamenti operati con l’ausilio delle banche dati in uso al Corpo hanno permesso di riscontrare una notevole sproporzione tra il tenore di vita sostenuto e le dichiarazioni dei redditi presentate, spesso pari a zero. Eppure giravano tutti con belle macchine lussuose, spesso con targa svizzera, che affittavano tramite una società a loro riconducibile e che era già al centro delle attenzioni degli inquirenti svizzeri.

nadia alessandra calcaterra operazione la stangata

La banda, in buona parte composta da membri della stessa famiglia Jovanovic e da alcuni personaggi di nazionalità siriana, cubana e dominicana, era esperta nel furto aggravato dalla modalità fraudolenta ai danni di facoltosi “signori” che avevano l’esigenza di spostare grosse quantità di denaro da uno stato all’altro senza che questi denari potessero essere in alcun modo rintracciati.Il sistema ha una denominaziona araba (Hawala) ed è spesso utilizzata anche dalle organizzazioni terroristiche islamiche per finanziare gruppi armati o cellule terroristiche.

In particolare, il sodalizio criminoso era dedito alla consumazione di reati contro il patrimonio (furto), collegati ad operazioni fraudolente di cambio valuta, realizzati in più Stati attraverso la consegna, agli ignari clienti/vittime – di nazionalità straniera – di banconote contraffatte (recanti la dicitura fac-simile) a fronte della sottrazione fraudolenta del danaro genuino. La Procura è riuscita ad inquadrare il reato come furto e non come truffa permettendo alla Guardia di Finanza di arrestare i componenti ed effettuare sequestri di beni.

Tale circuito prevedeva, in concreto la partecipazione di 4 soggetti: l’ordinante, ovvero colui il quale intende trasferire i capitali da uno stato all’altro, il beneficiario cioè il destinatario finale degli stessi, due intermediari (gli hawaladar), i quali ricevono una commissione per ogni transazione conclusa. In tal modo i sodali – offrendo alle vittime, solitamente straniere, ed interessate ad operazioni attive di trasferimento internazionale di fondi, euro in cambio di moneta estera, ad un tasso di conversione favorevole – sottraevano alle stesse cospicue somme di denaro attraverso l’ausilio di “tavoli magici”, dotati di doppi fondi.

Per carpire la fiducia dei “clienti”, e perpetrare le proprie frodi, i membri erano soliti riceverli in sale meeting all’interno di alberghi di lusso, utilizzando arredamenti con doppio fondo e banconote false, ove inizialmente mostravano banconote autentiche, per importi esorbitanti, per poi sostituirle, al momento della consegna effettiva al cliente, con quelle false. Durante alcuni servizi di osservazione svolti dai finanzieri, gli indagati sono stati notati indossare lussuosi vestiti, travestendosi finanche da sceicchi, utilizzando spesso immobili lussuosi, presi in affitto, e dagli stessi definiti “castelli” per evidenziarne la sontuosità. Uno di questi era la loro base logistica a Rescaldina, lo chiamavano “il castello” ma era una lussuosa villa all’interno della quale organizzavano i loro colpi e stampavano le banconote false che utilizzavano per effettuare le consegne di danaro.

Lo scambio era molto complesso e avveniva in contemporanea in Italia (dove il cliente riceveva i soldi falsi) e all’estero dove l’intermediario della banda prelevava i soldi veri. Subito dopo lo scambio i protagonisti svanivano nel nulla con centinaia di migliaia di euro per volta. Cinque i casi accertati in pochi mesi dalle Fiamme Gialle guidate dal capitano Stefania Quarta (oggi ai saluti e sostituita dal tenente colonnello Alessandro Luchini, ndr) in cui sono rimasti vittime indiani, russi e anche un personaggio del sud est asiatico. Il valore dei furti ammonta a 725 mila euro ma altri due tentativi di furto (da 3 e da 7 milioni di euro, ndr) non sono andati a buon fine.

Complessivamente 26 risultano le persone indagate. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha altresì disposto il sequestro preventivo di beni, nella disponibilità del sodalizio criminale per complessivi 725.000 euro.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 19 settembre 2017
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