Pontida, per la prima volta non parla Bossi

Il segretario Salvini si prende tutta la scena e non fa salire sul palco il fondatore che se ne va in polemica: "Vuole mandarmi via dalla Lega". Attacchi ai magistrati e alla legge Fiano

matteo salvini pontida 2017

«Non farmi parlare a Pontida è stato un invito ad andare via dalla Lega». Sono le parole amare di Umberto Bossi che quest’anno, per la prima volta, non ha parlato al raduno di Pontida. Da quel palco il “senatùr” ha lanciato le sfide più ardite del movimento politico che lui stesso ha fondato.

«Salvini mi ha detto che non mi avrebbe fatto parlare perchè mi avrebbero fischiato», ha anche riferito il vecchio leader mentre si allontanava dalla zona del comizio tutto dedicato alla candidatura di Matteo Salvini come prossimo premier.

E il numero uno della Lega Nord ha fatto un intervento da candidato in pectore: «L’anno prossimo presenteremo in Parlamento una legge per far eleggere i giudici dal popolo e aboliremo le leggi Fiano e Mancino – ha detto l’eurodeputato – ci vogliono sconfiggere chiudendoci i conti e mettendo le mani sui risparmi dei militanti che credono nella Lega». Questi i messaggi più forti lanciati dal palco di Pontida.

Sul palco anche i due presidenti regionali leghisti, Roberto Maroni e Luca Zaia, che hanno rilanciato sul referendum per l’autonomia della Lombardia. Ha aperto la giornata di interventi il forzista Giovanni Toti, presidente della Liguria.

In una nota anche Marco Reguzzoni, bossiano di ferro e oggi a capo di un nuovo progetto politico, ha voluto commentare il raduno annuale sul pratone di Pontida.

“Dal palco è sparita la parola Nord, negano la parola a Bossi e Salvini ha detto che la prima cosa che farà al governo è abolire le leggi anti-fascismo (come fosse la priorità del Paese). Questa non è più Pontida, simbolo storico di lotta per la libertà, è solo propaganda personale. La speranza di migliorare il nostro Paese oggi si chiama Grande Nord”.

Così Marco Reguzzoni, fondatore di Grande Nord, commenta l’appuntamento di Pontida durante il quale, per la prima volta, è stata negata la parola a Umberto Bossi.

“Non entro nel merito delle dinamiche interne alla Lega – commenta Roberto Bernardelli, presidente di Grande Nord -. Bossi uscirà o no? Può essere importante ma non fondamentale. Il fatto è che Salvini ha spostato il baricentro dell’azione politica del partito dalle ragioni del Nord a sé stesso, sognando un’incoronazione a leader del centrodestra grazie alla sua discesa al Sud i cui scarsi risultati sono sotto gli occhi di tutti. Grande Nord – conclude Bernardelli – vuole diventare il contenitore antipartitico a difesa delle istanze di quelle regioni che rappresentano la locomotiva del Paese, schierandosi a sostegno del referendum sull’autonomia e soprattutto presentandosi alle prossime elezioni regionali lombarde e alle politiche con il proprio simbolo e candidato”.

“La voglia di autonomia e riscatto del Nord non si può cancellare – dice Reguzzoni – ed è proprio per questo che Grande Nord dà appuntamento a tutti il 7 ottobre all’Hotel dei Cavalieri di Milano per gli Stati Generali del Nord. Si tratta di dar vita, al di là delle appartenenze partitiche che sono ormai superate, ad un grande movimento che tuteli come un sindacato gli interessi del Nord e raccolga il testimone della battaglia contro il centralismo e contro i partiti”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 settembre 2017
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