Referendum lombardo, come voteranno i politici

Parlano i parlamentari e consiglieri del territorio. Lega, Forza Italia e M5s dicono sì. Nel Pd duello tra sì e astensione

Consiglio regionale
Consiglio regionale della Lombardia

Il 22 ottobre si vota in Lombardia per il referendum che assegna al Presidente Maroni un mandato per trattare con Roma nuove deleghe di autonomia. Si vota anche in Veneto, mentre in Emilia Romagna la Regione ha già proceduto a intavolare una trattativa con il governo senza passare dal referendum. In questo articolo trovate tutte le informazioni.

Referendum per l’autonomia in Lombardia, tutto quello che c’è da sapere

Tra i politici del territorio, invece,  le posizioni sono molto articolate: per dirla con una battuta: c’è chi dice sì…e c’è invece chi dice no, io non ci vado.

La situazione nel Pd è magmatica.

Il segretario regionale Alessandro Alfieri non andrà a votare.

“Sono per l’astensione – osserva il leader varesino – si spendono quasi 50 milioni di euro di soldi dei lombardi per un quesito che si può condividere, ma con un obiettivo diverso da quello dichiarato. E’ un pezzo di campagna elettorale di Maroni.

La Regione Emilia Romagna – aggiunge Alfieri – il 3 ottobre inizia a chiedere le stesse deleghe di autonomia al governo centrale, Bonaccini fa sul serio e senza bisogno di far spendere questi soldi ai cittadini. Siamo favorevoli al federalismo differenziato. Il giudizio negativo non è sull’autonomia, a cui noi siamo guardiamo, ma è sullo strumento della consultazione”.

I Volti dell'assemblea Univa 2016
Il consigliere regionale Alessandro Alfieri

ASTENSIONISTA Alessandro Alfieri

La posizione di Alfieri è però diversa da quella di Maria Chiara Gadda l’onorevole Dem che ha firmato la legge contro lo spreco alimentare:

“Andrò a votare e voterò – afferma – però con una premessa d’obbligo. Il regionalismo differenziato lo potremo avere grazie alla riforma del centrosinistra del 2001.

Certo, era meglio non spendere 49 milioni di euro per un referendum, ma gli obiettivi sono in linea con quelli che avevamo indicato col referendum del 4 dicembre, in cui si proponeva di dare alle regioni spazi di maggiore responsabilità.

In ogni caso deve essere chiaro che non si vota per l’autonomia fiscale”.

Proprio sulla valutazione se questo voto sia coerente o meno con la riforma renziana si registra un dissenso tra la Gadda e la senatrice di Busto Arsizio Erica D’Adda:

“Io sono per il non voto – spiega – innanzitutto è una spesa che potevamo risparmiarci. E’ un referendum strumentale che chiede ai cittadini di votare per una domanda di autonomia regionale che con la costituzione vigente è già esigibile da parte di una Regione.

Il giorno dopo il voto, per capirci, non accadrà nulla. Piuttosto – aggiunge D’Adda – mi chiedo come mai chi ha votato sì al referendum del 4 dicembre oggi vota ancora sì, dato che quella riforma andava in realtà in un’altra direzione”.

Generiche
Maria Chiara Gadda

FAVOREVOLE Maria Chiara Gadda

Che il percorso del federalismo giustifichi un voto positivo, però, lo sostiene anche l’onorevole varesino Daniele Marantelli, da molti anni impegnato sul fronte di un nordismo democratico che recepisca anche istanze federali:

Io voto sì. Certo, è una iniziativa scopertamente politica – fa notare Marantelli – ma dobbiamo tenere conto che la riforma del federalismo fiscale si è arrestata a causa della più grave crisi economica dal dopoguerra e che anche la riforma costituzionale per cui io mi ero battuto è stata bloccata a dicembre.

Dunque, c’è il rischio che non si muova più nulla sul terreno della modernizzazione delle istituzioni”. Marantelli ricorda poi il suo ultradecennale impegno sul tema.

L’onorevole Paolo Rossi è favorevole: “Voterò sì. Con convinzione”.

Altri parlamentari Pd invece hanno più dubbi.

Angelo Senaldi, onorevole di Gallarate, la vede così:

“Mi astengo, non andrò a votare. Oggi sono su questa posizione – afferma – se mi convinceranno andrò ma di argomenti convincenti finora non ne ho ascoltati. Sono a favore del federalismo differenziato, ma il referendum è una forzatura inutile”.

A favore del quesito è il Movimento 5 stelle, in una delle poche manifestazioni di simpatia per una iniziativa politica proposta da altri.

Il 15 settembre il movimento regionale ha espresso la sua posizione a favore del sì, che vincola parlamentari e consiglieri, come la gallaratese Paola Macchi, a votare a favore.

L’onorevole di Varese Cosimo Petraroli spiega:

“Siamo favorevoli e voteremo per il sì e per l’autonomia. Siamo per il federalismo in tutte le regioni. Ma la nostra posizione – continua Petraroli – riguarda la convenienza economica e la maggior efficienza, cioè non è assolutamente un sì che va a favore della identità leghista della Lombardia, questo deve essere chiaro”.

E i leghisti?

Ovviamente sono schieratissimi a favore del sì, tutti e indistintamente.

Il senatore di Tradate Stefano Candiani è netto: “Voterò sì perché lo ritengo il primo passo fondamentale affinché alla Lombardia sia riconosciuta una autonoma capacità di spesa e organizzazione delle proprie risorse economiche per i servizi del territorio.

Se tutte le regioni fossero chiamate a rispondere responsabilmente delle risorse impegnate per la gestione dei servizi pubblici sul proprio territorio ci sarebbe sicuramente maggiore controllo da parte dei cittadini e certamente minore spreco. Bene che venga un esempio a partire dalla Lombardia e dal Veneto, a cui poi nell’auspicio dovrebbero seguire tutte le altre regioni”.

Emanuele Monti
Varie dai comuni

LEGHISTA Emanuele Monti

Il consigliere regionale Emanuele Monti aggiunge:

“Votare sì significa fare il proprio dovere per una Lombardia migliore, capace di offrire più servizi e maggiore attenzione al cittadino. Da soli – spiega – generiamo oltre il 20% della ricchezza di questo paese e il nostro residuo fiscale è di 54 miliardi.

Siamo quelli che pagano di più ma nonostante ciò abbiamo i migliori livelli di efficienza amministrativa e la nostra sanità è un’eccellenza europea. Possiamo e dobbiamo migliorare ancora. Ma questo sarà possibile solo con più risorse e maggiori competenze”.

Tutti schierati per il sì il capogruppo alla Camera Giancarlo Giorgetti, Umberto Bossi, l’assessore regionale Francesca Brianza, il consigliere regionale di Busto Arsizio Giampiero Reguzzoni.

raffaele cattaneo
raffaele cattaneo

PRESIDENTE Raffaele Cattaneo

Si è messo in gioco direttamente anche il Presidente del consiglio regionale Raffaele Cattaneo, Area Popolare, che vota sì e partecipa al comitato degli amministratori per il referendum.

“L’autonomia fa bene alla crescita dei nostri territori – afferma Cattaneo – nella misura in cui sapremo costruire un nuovo modello che restituisca maggiore competenza alla Lombardia. Occorre costruire non una divisa uguale per tutti, ma un vestito su misura, a seconda delle capacità delle diverse Regioni. Questo referendum riguarda tutti perché il rischio è di mettere una pietra tombale sull’autonomia se dovesse andare a votare soltanto una parte ristretta degli elettori.

Già nel 2007 – ricorda – abbiamo provato ad aprire una trattativa con il governo che finì in nulla. Per il futuro della nostra Regione c’è bisogno di maggiore autonomia: l’unico modo per ottenerla è con la forza del popolo, della democrazia, grazie al voto di milioni di cittadini”.

Da Forza Italia c’è un sostegno dichiarato.

Lo hanno già espresso sia l’europarlamentare Lara Comi, che il consigliere regionale Luca Marsico. Quest’ultimo motiva così la sua scelta.

Forza Italia Marsico Leonardi

CONSIGLIERE USCENTE Luca Marsico

“L’importanza del referendum per l’autonomia di domenica 22 ottobre – fa notare Marsico –  consentirà di aprire da subito un dialogo istituzionale e di dare la scossa istituzionale a Roma per contrattare, contestualmente alle nuove competenze e alle risorse relative, anche l’autonomia fiscale così come riconosciuta alle regioni a statuto speciale.

Rappresenta, perciò, il primo indispensabile passaggio per consentire al presidente della giunta regionale Maroni di poter trattare con il governo centrale per maggiori forme di autonomia come previsto dall’articolo 116 della costituzione italiana.”

Laura Bignami, senatrice ex M5s che per due volte in passato ha annunciato le sue dimissioni dal senato, spiega: “Movimento X (il suo attuale gruppo, ndr) prenderà posizione settimana prossima. Io personalmente credo che tutte le regioni a statuto speciale non hanno più ragion d’essere. La soluzione potrebbe essere metterle tutte e statuto speciale visto che il viceversa è impossibile”.

Foto Nome Partito Voto
Alessandro Alfieri PD Astensione
Maria Chiara Gadda PD Si
Daniele Marantelli PD Si
Paolo Rossi PD Si
Angelo Senaldi PD Astensione
Erica D’Adda PD Astensione
Paola Macchi M5S Si
Cosimo Petraroli M5S Si
Stefano Candiani Lega Si
Emanuele Monti Lega Si
Giancarlo Giorgetti Lega Si
Raffaele Cattaneo AP Si
Lara Comi Forza Italia Si
Luca Marsico Forza Italia Si

di roberto.rotondo@varesenews.it
Pubblicato il 27 settembre 2017
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Felice

    O tutti o nessuno. Per questo voterò SI.

  2. Roberto Colombo
    Scritto da Roberto Colombo

    l’importante è che, anche chi vuole andare a votare NO, vada alle urne: affinché il referendum sia legittimo e legittimato dalla partecipazione e abbia avuto un senso spendere tanti soldi per sapere se i Lombardi vogliono tenere più soldi sul territorio (necessari alla gestione di competenze amministrative sottratte allo Stato).