Fim Cisl dei laghi: nelle aziende c’è bisogno di organizzazione 4.0

Il consiglio generale dei metalmeccanici della Cisl al Maga di Gallarate ha messo al centro del dibattito l'industria 4.0

Avarie

«Se il robot mi porta via il lavoro e io posso stare in spiaggia, ne sarei contento». Sarà pure un sogno quello del sindacalista della Fim-Cisl in forza alla BTicino. Eppure dentro quel sogno mostruosamente proibito c’è un’aspirazione tutt’altro che strampalata: se il robot prende il posto del lavoratore, il problema non si pone nel momento in cui il lavoratore partecipa alla proprietà percependo così un reddito o una rendita prodotta dalle macchine. Una prospettiva annunciata già una ventina di anni fa da “La fine del lavoro”- libro fortunato dell’economista Jeremy Rifkin – ma non ancora realizzata. In attesa che si avveri, non possiamo che rimettere al centro del dibattito il tema del rapporto tra tecnologia e lavoro, soprattutto nell’era dell’industria 4.0.

Ne ha discusso anche la Fim Cisl dei laghi durante il consiglio generale del 20 ottobre al Maga di Gallarate. Una scelta, quella del museo di arte contemporanea, tutt’altro che bizzarra, perché come per gli artisti anche i sindacalisti hanno bisogno di una visione in un momento in cui le tecnologie stanno trasformando nel profondo l’economia e i rapporti di forza che la governano. Per dirla con le parole del segretario della Fim Cisl dei laghi, Paolo Carini, «occorre capire cosa c’è dentro l’espressione industria 4.0».

L’IRRAZIONALITA’ CI RENDE SUPERIORI ALLE MACCHINE
«La tecnologia non è contro le persone – ha esordito Adria Bartolich, segretario generale della Cisl dei laghi – ma osservando questi splendidi tessuti di Missoni esposti al Maga mi chiedo che fine abbiano fatto i variantisti, i veri creativi del tessile. Il nostro è un Paese arenato sugli Anni Settanta, per uscire dalle secche deve ripartire da una vera cultura del lavoro». La considerazione del segretario Bartolich apre a un’altra domanda di fondo da cui dipendono molte delle scelte da fare in tema di industria 4.0: creatività e irrazionalità, che sono poi la cifra di un sistema produttivo costituito perlopiù da pmi, sono antitetiche alla tecnologia? Nella sala convegni del Maga è stata proiettata un’intervista a Roberto Cingolani, direttore dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova, una delle migliori menti del Paese quando si parla di innovazione. «L’uomo ci mette qualcosa in più rispetto alla tecnologia, ci mette una visione, una forma di attaccamento alle sue origini, ai suoi luoghi, alla sua cultura – ha detto in un passaggio lo scienziato -. L’uomo scrive grandi poesie quando è arrabbiato, fa grandi opere d’arte quando il suo sistema ormonale è sballato, questa cosa sulla macchina non succede. Come nella tecnologia prendiamo il bello e il brutto – bello perché è utile, brutto perché toglie posti di lavoro – dobbiamo prendere il bello e il brutto anche degli uomini che impazziscono perché sono irrazionali. Ma è proprio grazie all’irrazionalità che restano superiori a qualsiasi macchina».

GOVERNIAMO I NETWORK GOBALI
Il problema dunque è non abdicare tutto, in particolare l’organizzazione del lavoro, alla tecnologia e a chi la governa. In questo senso Luciano Pero, docente del Mip del Politecnico di Milano, una visione chiara ce l’ha e riguarda i cosiddetti network globali, Amazon, tanto per intenderci. Per competere sui network globali non bisogna agire sui costi e quindi sui salari rivisti al ribasso, ma sull’innovazione e la qualità che si ottengono con un’organizzazione del lavoro evoluta. Secondo Pero, la via principale per raggiungere questo obiettivo è la partecipazione attiva dei lavoratori nella progettazione dei luoghi di lavoro e delle piattaforme, un modello che parte dal basso e va verso l’alto, non gerarchico, bensì collaborativo. «L’innovazione – ha spiegato Pero – va guidata dal basso e dal bene comune, con relazioni industriali propositive. Le esperienze vincenti in Italia già ci sono».

«La vera sfida – ha sottolineato Fabio Tontini, direttore di produzione della Seco Tools Italy spa  metalmeccanica di Guanzate – è uscire dalle logiche di conservazione. Noi siamo inseriti in un network globale perché la nostra casa madre è svedese con una presenza in 70 paesi del mondo, ma senza una visione condivisa da tutti non saremmo così competitivi come gruppo».

LA VIA DELLA PARTECIPAZIONE
Industria 4.0 non significa solo mettere qualche sensore sulle macchine, avere dei droni o software per l’analisi dei big data. La tecnologia di per sé è solo un fattore abilitante e non dà il bollino blu di industria 4.0 se non c’è una revisione coerente dell’organizzazione. Gli elettrodomestici di Whirlpool sono già 4.0 perché implementano  l’Iot (Internet delle cose) e, secondo Carmine Trerotola, responsabile delle risorse umane della multinazionale americana, sono il risultato di un’organizzazione bottom-up. «La parola innovazione è impressa nel dna di Whirlpool – ha sottolineato il manager – e proprio qui in provincia di Varese a Cassinetta di Biandronno noi abbiamo realizzato un sistema partecipativo: utilizziamo il lavoro in team e facciamo incontri settimanali, veri faccia a faccia, dove i nostri collaboratori si confrontano in modo aperto».

In questo nuovo contesto il decisore pubblico ha un ruolo importante. Negli ultimi anni i provvedimenti per sostenere l’economia reale sono stati molti, pensiamo solo ai 23 miliardi della manovra per l’industria 4.0 che ha ribaltato completamente la logica del passato, legata ai bandi, per passare ad una logica di investimenti. «Nelle ultime manovre finanziarie si è fatto molto e con risultati eccellenti – ha detto il deputato del Pd Angelo Senaldi, membro della commissione attività produttive -. Sia la Sabatini bis che il super ammortamento fino all’iper ammortamento hanno stimolato gli investimenti che hanno fatto ripartire l’economia. Ha ragione Pero quando dice che manca la parte di sostegno all’innovazione organizzativa delle imprese, ma ci stiamo lavorando».

IL BUON SINDACALISTA FA I COMPITI A CASA
Che ci sia un problema rispetto a quale sia la migliore formazione da mettere in campo, secondo Bartolich, è evidente. Se il sistema duale, l’alternanza scuola-lavoro, è la via giusta per i più giovani, rimane aperto il problema della resistenza al cambiamento delle fasce di lavoratori più anziani e anche del sindacato. «Quello della formazione – ha spiegato Roberta Roncone, segretario nazionale della Fim Cisl – è un problema di tutti, sindacalisti compresi. Quando il nostro segretario nazionale Marco Bentivogli dice che non c’è più posto per il sindacato “bla-bla-bla”, cioè buono per ogni stagione, vuol dire che se vuoi fare il sindacalista devi studiare, con umiltà. Credo che sul fronte degli scenari che si aprono con Industria 4.0 il nostro contratto nazionale firmato un anno fa  e voluto fortemente dalla Fim possa aiutare molto, a partire dal ruolo che la contrattazione di secondo livello può avere in alcuni ambiti di innovazione organizzativa».

Il sindacato anche nell’era dei droni e degli elettrodomestici che comunicano con il mondo circostante non ha perso la sua carica solidale. Il consiglio generale dei metalmeccanici della Cisl dei Laghi si è concluso con un catering della cooperativa sociale onlus 3B che inserisce nel mondo del lavoro soggetti svantaggiati. In questo caso molto più efficienti delle macchine.

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Pubblicato il 21 ottobre 2017
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