Giuseppina Velati l’imprenditrice che sfidò il Duce

Gli studenti del Liceo Sereni racconteranno la storia della microcentrale idroelettrica sorta sul torrente Rancina per alimentare l'opificio, e che il Podestà fece chiudere

micro centrale rancio valcuvia

Negli anni ’20, una donna, Giuseppina Velati insediò una microcentrale idroelettrica per alimentare la sua tessitura. Un piccolo opificio sorto a Rancio Valcuvia per la lavorazione del baco da seta. Giuseppina utilizzò le acque del torrente Rancina per alimentare i suoi macchinari. Una storia imprenditoriale che si concluse negli anni ’40 quando il Podestà contestò alla signora Velati il diritto all’uso dell’acqua pubblica. Giuseppina Velati provò a opporsi al Duce facendo leva sulla sua attività imprenditoriale.

La piccola centrale venne così abbandonata e  il tempo ha contribuito alla sua rovina. A distanza di oltre 70 anni, la Cooperativa  Terredilago, la Rete di Economia Solidale del Luinese e il Des (Distretto di economia solidale di Varese),  hanno lanciato l’idea di ripristinare l’opera finalizzandola alla produzione di energia elettrica grazie al progetto “Adotta una centrale”. Un lavoro da 300.000 euro che è in attesa di definitiva approvazione ma, soprattutto, di soci che accettino di partecipare ai lavori per poter rientrare nel novero dei beneficiari futuri di questa energia pulita.

Tra i sostenitori c’è anche il liceo Sereni di Luino che si è appassionato al progetto e aderirà con una quota. Non solo, in collaborazione con la biblioteca di Rancio realizzerà un percorso culturale riservato agli studenti per “camminare” lungo il tragitto che fa l’acqua, dall’opera di presa fino alla turbina, approfondendo i diversi passaggi fino alla produzione di energia pulita.  Saranno realizzati pannelli informativi lungo il percorso didattico e un pannello luminoso che racconterà l’energia prodotta e la quantità di anidride carbonica risparmiata nell’aria.

« Abbiamo aderito a questa proposta – spiega la dirigente del Liceo Maria Luisa Patrizi – perché crediamo nel rapporto con il territorio. Tutti i nostri percorsi di alternanza scuola lavoro sono pensati per la valorizzazione del patrimonio artistico, storico, culturale e paesaggistico della zona. In quest’ottica abbiamo stretto numerosi accordi di partenariato che oggi ci permettono di diversificare le opportunità formative e di crescita dei nostri studenti».

I ragazzi lavoreranno con la formula dell’”Alternanza Scuola Lavoro” così come, negli anni scorsi, si sono dedicati alla promozione del Museo Parisi Valle di Maccagno o alla valorizzazione della canonica di Brezzo di Bedero appartenente al FAI o, ancora, la presentazione del Museo degli Alpini di Castelveccana. Un ampio e dettagliato lavoro di rilettura storica è stato realizzato anche per raccontare la storia del Teatro Sociale, soprattutto negli anni del suo massimo fulgore quando era centro vivace e attirava attori e protagonisti di caratura nazionale.

« Il progetto “Adotta una centrale” ci è apparso interessante per molteplici aspetti – racconta la dirigente – sia per il fine pratico e ingegneristico sia per l’aspetto storico culturale. I ragazzi approfondiranno la storia di questa donna di grande valore che si oppose con fermezza al Duce per difendere l’attività e le sue lavoratrici. Nella nostra attività di raccordo con il territorio, noi cerchiamo piccole storie inedite da valorizzare e puntiamo su partner che ci aiutino a raccontare storie di valore sociale e culturale come il percorso dedicato al Teatro Sociale che fu aperto come piccolo teatro di nicchia ma che divenne un centro di grande fervore culturale negli anni ’50. I nostri ragazzi hanno recuperato cartoline, locandine e articoli del tempo e ne hanno realizzato un video».

Quest’anno, il liceo Sereni sarà impegnato anche in un’attività di recupero storico insieme all’Università dell’Insubria: « Nell’ambito del progetto  “legalità come prassi” – spiega Maria Luisa Patrizi – partiremo dal lavoro dello scorso anno sulla “Catalogna bombardata” per ricordare il bombardamento di Luino».

Il territorio Lunense rivive nel racconto degli studenti che imparano a diventare testimoni di un passato inedito.

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 06 ottobre 2017
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Commenti

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  1. Gianfredo Ruggiero
    Scritto da Gianfredo Ruggiero

    Titolo forviante e lontano dalla verità storica. Durante il Ventennio fascista, l’obiettivo dell’indipendenza energetica dall’estero venne perseguito con la costruzione di nuove centrali. La produzione di energia passò da 4,5 miliardi nel 1921 a 20 miliardi di kWh nel 1940. Il 90% era di origine idroelettrica grazie alla costruzione di centinaia di centrali. Quella di cui parla l’articolo è stata una controversia a carattere locale, legata alle necessarie autorizzazioni. L’attribuire la colpa addirittura a Mussolini è a dir poco ridicolo.
    Cordialmente
    G.R.

    1. Alessandra Toni
      Scritto da Alessandra Toni

      Il titolo racconta di un’attività imprenditoriale e della reazione dell’imprenditrice alla decisione del Podestà. Nessuno ha mai negato che si trattasse di una diatriba legata alle autorizzazioni

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