Handling, i sindacati protestano contro la “Ryanair dei servizi di terra”

La cooperativa bergamasca Alpina applicherebbe la stessa logica di risparmio all'osso ed è socia della stessa azienda che le subappalta il lavoro in aeroporto. Venerdì nuova agitazione

Ryanair Malpensa
Ryanair Malpensa Siviglia

L’avevano annunciato già settimana scorsa: la mobilitazione contro l’ingresso della cooperativa Alpina sugli aeroporti di Malpensa e Linate non si sarebbe fermata. E nella giornata di venerdì 13 ottobre arriva la prima mossa: un presidio di protesta a Linate, contro la «Ryanair dei servizi di terra». Così i sindacati – tutti: dai confederali alle sigle di base – definiscono la cooperativa Alpina, di base nella bergamasca e legata a Ryanair perché operativa a Orio al Serio. Ma accostata a Ryanair anche perché, secondo i rappresentanti dei lavoratori, punterebbe su una compressione dei costi che danneggerebbe la qualità del lavoro.

Il tema è sul tavolo da quasi due anni, ma si è arrivati al dunque negli ultimi mesi. I lavoratori temono che Alpina (che entrerebbe come subappaltatore dell’handling di Ryanair, almeno nella prima fase) porti a Malpensa lavoro precario, «dumping contrattuale», minori garanzie e anche «un peggioramento delle sicurezza». E temono soprattutto che danneggi la «stabilità» a fatica riconquistata negli ultimi anni, dopo la caldissima vertenza di Sea Handling, la società prima sostenuta da trasferimenti economici dentro al gruppo Sea, poi sanzionata dalla Ue per aiuti di stato, infine traghettata verso una nuova gestione autonoma. Si parla di migliaia di lavoratori e ora l’ingresso di un nuovo player rischia di intaccare quell’equilibrio, che secondo i sindacati garantisce i lavoratori ma anche una certa pace sociale, cui spesso si allude. Ed è in questo senso che anche Sea si è mossa per garantire lo status quo milanese sul versante passeggeri (nel cargo, dove la presenza delle cooperative è diffusa, la situazione è decisamente più agitata, da anni): il gestore ha chiesto di rinviare l’ingresso di Alpina (che è socia e contemporaneamente subappaltatore di AGS, la società che opera oggi per Ryanair, nella foto), confidando anche nelle attese, nuove norme Enac in corso di elaborazione.

A settembre però prima il Tar e poi anche il Consiglio di Stato hanno rigettato la richiesta di sospensiva, il che lascia aperta l’ipotesi dell’ingresso negli aeroporti Sea della cooperativa. Che dal canto suo ha sempre (fin dal 2015)  rivendicato il diritto a operare sugli scali sulla base della normativa vigente e ha respinto l’equazione tra lavoro in cooperativa e lavoro precario. Ad agosto – dopo lo stop del 1° del mese, causato da una agitazione improvvisa e spontanea degli addetti in aeroporto – il patron di Alpina Filippo Cutrona ha parlato di «false notizie» e ha annunciato l’intenzione di querelare i sindacati.

Fin qui, lo stato di fatto. Poco di nuovo, se non che – come si scriveva a fine agosto – il fuoco cova sotto le ceneri. Anche se i sindacati, annunciando l’agitazione del 13 ottobre, dicono anche che «’è un dato di fatto che AGS Handling, di cui la Cooperativa Alpina è socio unico, e con la quale condivide lo stesso Presidente, si è rifiutata di applicare la clausola sociale contrattuale, prevista quale unica forma di tutela dei lavoratori e che nessuno sia intervenuto a sanzionarla».
Come se ne esce? Cambiando le regole, dicono Cgil, Cisl, Uil, Flai, Usb e AdL. Che chiedono appunto ad Enac di «completare urgentemente il nuovo regolamento sui subappalti», senza stravolgere la bozza che era stata condivisa nei mesi scorsi). E che si vada verso il «progetto di limitazione del numero di handlers presentato da Sea», che limiterebbe il numero di concorrenti, ma che secondo i sindacati non limiterebbe la sfida sul mercato, valorizzando «l’autentico spirito imprenditoriale delle Società che praticano una concorrenza leale rinunciando al subappalto».

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 12 ottobre 2017
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