Dopo il referendum un percorso tutto in salita

Il punto del giurista Mario Speroni

Voto Referendum autonomia

L’esito dei referendum sull’autonomia, nelle due regioni Lombardia e Veneto, è stato conforme alle aspettative: un plebiscito nel Veneto, un buon risultato in Lombardia. D’altra parte, nel Veneto, è sempre stato forte il senso identitario, che in Lombardia – regione di forte immigrazione, fin dagli anni ‘ 60 – è quasi scomparso. Ora il percorso è tutto in salita. Bisognerà, innanzi tutto, vedere quale sarà l’esito delle prossime elezioni politiche e quale governo si formerà. È necessaria, poi, una maggioranza parlamentare qualificata, in quanto i progetti di legge concordati tra il governo e ciascuna delle due regioni dovranno essere approvati dalle camere “a maggioranza assoluta dei componenti”.

Una cosa deve essere ben chiara: si continua a parlare di “materie” da trasferire, ben 23, perché la richiesta viene fatta per tutte – ma l’art.116 della costituzione si limita a riferirsi solo “ad ulteriori forme di autonomia”, nell’ambito delle suddette materie. Certamente, ad esempio, le due regioni non potranno chiedere il trasferimento delle intere materie riguardanti i rapporti internazionali – anche se l’art.116 rinvia pure ad esse. Se così fosse, Lombardia e Veneto diventerebbero dei soggetti di diritto internazionale e l’Italia si trasformerebbe in quella che, in senso tecnico, si definisce come una confederazione, cioè uno stato federale i cui membri hanno una propria personalità giuridica nell’ambito del diritto internazionale, come accadeva per i cantoni svizzeri, prima della costituzione del 1848.

Il mio timore è opposto: e che cioè la vicenda finisca come il progetto di autonomia, predisposto, nel 2008, dalla regione Lombardia, quando presidente era Formigoni. Il progetto, cui anch’io ho in parte dato un contributo, come membro del comitato legislativo della regione, cadde – come ha più volte ricordato, in questi giorni, Formigoni – in un “fin de non recevoir”, benché fosse inviato ad un governo amico – con ministro degli interni Maroni. Ricordiamo che il governo Berlusconi durò fino al 2011.

Apparentemente miglior esito ebbe l’introduzione del federalismo fiscale – previsto dall’art.119 della costituzione, che afferma che comuni, province, città metropolitane e regioni debbano avere  “risorse autonome”, stabilendo ed applicando tributi ed entrare propri, in armonia con la costituzione, secondo i principi di coordinamento con la finanza pubblica e del sistema tributario e dispongano inoltre di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibili al loro territorio. Vennero infatti approvati, con gran can-can, la c.d. “legge Calderoli”, l. 42/09  di “Delega al governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione  dell’art.119 della costituzione “ italiana e poi 10 suoi decreti attuativi, ma è rimasto irrisolto un suo punto fondamentale: la definizione e la determinazione dei costi/fabbisogni standard (tranne per il settore sanitario), su cui dovrebbe poggiare il sistema finanziario degli enti territoriali. Con la scusa della grave crisi economico-finanziaria si sono ridotti gli spazi di autonomia finanziaria degli enti territoriali, in una prospettiva di riaccentramento di competenze istituzionali e finanziarie, in capo allo stato centrale, né il fallimento della controriforma Renzi, a seguito del referendum popolare del dicembre 2016, sembra aver decisamente mutato tale prospettiva.

Va ricordato che, durante il governo Renzi  si era dimesso –  nel novembre del 2015 – il presidente della commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale (COPAFF), il prof. Luca Antonini, gallaratese – ma da anni ordinario di diritto costituzionale all’università di Padova e consulente della regione Veneto – lamentando l’inanità del lavoro svolto. Vedremo con le prossime elezioni politiche. Ma il c.d. “Rosatellum” (ma si dovrebbe dire “Rosatella”, perchè in latino lex è femminile, come in italiano legge) impedirà di avere una maggioranza alla camera dei deputati, se non con un accordo postelettorale PD – Forza Italia, cui dovranno soggiacere i rispettivi alleati, a pena dell’emarginazione, assieme ai c.d. “grillini”.
Dopo di che, di federalismo differenziato e di federalismo fiscale non ne sentiremo più parlare.

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Pubblicato il 01 novembre 2017
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