Tra i fiori e gli alberi dei Giardini Estensi

La consueta escursione botanico-naturalistica del nostro lettore Teresio Colombo ci porta in un luogo molto conosciuto, alla scoperta delle essenze

Teresio Colombo palazzo Estense

La consueta escursione naturalistica del martedì, firmata dal nostro appassionato lettore Teresio Colombo

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46 – IL PARCO MUNICIPALE
A Varese quando si parla di giardino pubblico si intende il parco del Palazzo Estense dove è la sede principale degli uffici comunali questo avviene anche se la città si è nel tempo dotata di aree verdi sia collegate a storiche residenze sia create con la realizzazione di nuovi quartieri. Oggi tenteremo la descrizione della parte più antica del Parco già proprietà di Tommaso Orrigoni che cedette all’Amministrazione della Lombardia per trasformarla in residenza di svago per Francesco III duca di Modena, già Capitano Generale e Amministratore di Lombardia e facente funzione di Governatore e insignito nel 1765 del titolo di Signore di Varese, con Biumo Superiore e Inferiore, Casbeno, Cartabbia, Giubiano, Bosto e Cascina Mentasti titolo non cedibile per nessuna ragione. Il Duca nel frattempo residente presso i Menafoglio nell’attuale villa Panza diede all’architetto G. A. Bianchi l’incarico di modificare la villa per trasformarla da lussuosa abitazione borghese a sede di corte dell’Amministrazione generale della Lombardia. A tale scopo vennero acquisiti i terreni circostanti e si procedette a spinare il terreno occupato dalle macerie del Castellazzo nonché a modificare l’assetto della collina rendendone più agevole l’accesso.

La realizzazione che ha visto la partecipazione sia dell’architetto sia del Duca la si può notare ancor oggi guardando i fregi(01,02,03) che adornano il palazzo fra cui citiamo: le fiaccole, l’aquila, le armature, la meridiana ma anche i giardinetti che separano la villa dal parco formati da aiuole con piccole fontane con recinti inferro battuto sostenuto da costruzioni in muratura e sin dall’origine destinate alla coltivazione di piante annuali ma anche il giardino almeno nel suo asse principale con i due sentieri racchiusi in un duplice filare di carpini (04) simmetriche consentono di raggiungere la cima del colle senza alcuna difficoltà, si noti che il fondo del vialetto è a “rizzata” solo nelle parti in pendenza, lo spazio fra i due percorsi a carpini è occupato da semplici aiuole a forma rettangolare tassi potati ad uovo di poco più di due metri di altezza e con palle di bosso ai vertici di ciascuna aiuola. Da questo punto in poi le tracce originarie tendono a diminuire sensibilmente sia per l’introduzione di piante sempreverdi nuove rispetto al tasso ed al bosso come le aghifoglie disposte a contorno della grande fontana (05) disposta in posizione leggermente sopra elevata formata con qualche tasso ma soprattutto con i cipresssi di Notka (Chamaecyparis nootkatensis) (06,07) la mancata sostituzione degli olmi che via via sono morti causa gli attacchi ricorrenti degli insetti, rimane piacevole la zona che riproduce in larga parte il simbolo della città facendo uso di un tipo di begonia a lunga fioritura con i colori bianco e rosso(08); salendo di qualche metro si incontra il “grottario” (09) formato da tre nicchie e realizzato con materiale calcareo ma privato dell’acqua che scorgeva dalle rocce, purtroppo da tempo trascurato e soggetto di atti di vandalismo fra cui si cita ad esempio la decapitazione ed il taglio delle mani dei satiri che ornano le nicchie laterali, come è stata eliminata la statua posta sopra la grotta e che era il simbolo dell’Italia, più sopra una breve recinzione in ferro è posta per favorire l’osservazione del paesaggio (10).

Finalmente arriviamo in cima alla collina dove troviamo un bosco di aghifoglie con cedri, pini silvestri, abeti rossi e, piantati più recentemente, Abeti del Caucaso (Abies nordmanniana)(11,12) il tutto circondato da piccoli binari sui quali circola un trenino per i bimbi, alcuni tavoli e sedili in cemento per sedersi all’ombra dei pini e una costruzione cilindrica con un tetto a forma conica che è uno degli accessi al grande rifugio antiaereo; questo insieme con di vegetazione e strutture di servizio sono servite a dare una finalità diversa ad uno spazio creato per fungere da platea del primo teatro all’aperto di Varese di cui si è invece salvaguardato il proscenio sopraelevato di circa un metro rispetto alla platea (13) con ancora almeno due degli originarie quinte costituite da Carpini, ancora più in alto al confine con la villa Mirabello la Torre fatta costruire nel 1846 da Carlo Pellegrini Robbioni causando liti infinite con i vicini proprietari della villa Mirabello, attualmente in corso di ristrutturazione che una volta terminata consentirà di osservare a 360° il panorama.

Prima di scendere colgo la fotografia delle Palme nane (14) e del Cipresso (Cupressus sempervirens) (15,16) senza dubbio piantati quest’ultimo nell’epoca della proprietà Robbioni o Veratti le palme sono diventate moda per i giardini varesini negli ultimi anni dell’800 e primi anni del 900. A questo punto decido di tornare verso casa illustrando la parte di giardino più rimaneggiata nelll’800 all’articolo successivo nel frattempo colco l’occasione per fotografare uno scorcio di aiuola all’ingresso dei giardini caratterizzata dalla presenza del Tasso (Taxus baccata) e delle piccole Begonie bianche e rosse (17,18).
Teresio Colombo
Ps.: ricordo che anche per il mese di Ottobre è stato predisposto l’inventario che sarà gratuitamente inviato a coloro che ne facessero richiesta a colter@alice.it

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 novembre 2017
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