Insulti, minacce e docce fredde all’anziana ospite. Così maltrattavano nella casa di riposo

A processo 9 asa e oss che operavano nel padiglione Tettamanti della casa di riposo La Provvidenza. Mostrati in aula i video delle vessazioni nei confronti di una ospite

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Sua figlia aveva denunciato e quindi lei, la signora Colombo della stanza 12, doveva pagarla con docce fredde, pannoloni pieni di pipì, escrementi puliti male, ore e ore sulla comoda in attesa di essere spostata e altre piccole e grandi angherie.

Questo lo scenario che emergerebbe dal racconto di un maresciallo dei Carabinieri, attualmente non più in servizio a Busto Arsizio, ma che tra il 2013 e il 2014 ha visionato decine e decine di ore di filmati ricavati dalla telecamera posizionata nella camera 12, al secondo piano del padiglione Tettamanti dell’Istituto La Provvidenza, nota casa di riposo cittadina. L’indagine era partita dalla denuncia di alcuni parenti di ospiti che lamentavano maltrattamenti nei confronti dei propri congiunti, tra questi la figlia della signora Colombo.

Nove i dipendenti finiti a processo per i maltrattamenti, a.s.a. e o.s.s. che si occupano dei bisogni degli ospiti per tutto il giorno, e quasi tutti hanno avuto a che fare con la signora Colombo: la “scema”, la “stupida”, la “cattiva”, quella con la figlia “sempre ubriaca”. Queste le parole registrate dalle microspie posizionate nel televisore per tre mesi, in quella camera; insulti frequenti, pulizie sbrigative, fazzoletti con le feci sventolati sotto il naso sono solo alcune delle scene che gli inquirenti hanno dovuto analizzare.

L’udienza di questa mattina, giovedì, ha svelato quel mondo fatto di soprusi che sono finiti al centro dell’inchiesta del pubblico ministero Nadia Alessandra Calcaterra che stamattina ha chiamato a testimoniare il maresciallo che ha visto e sentito le intercettazioni.

Sono stati mostrati anche alcuni spezzoni di quelle riprese: gli insulti sono chiari, le mancanze dal punto di vista igienico molte, come quando l’anziana ospite defeca per terra perchè non riesce ad andare in bagno e uno degli imputati pulisce il pavimento buttando della candeggina a terra e passando lo straccio sulle feci, lasciando un terribile odore che stagnerà nella camera per giorni.

Anche la sua vicina di letto venne maltrattata. In un’intercettazione un’assistente dice all’altra «a lei non la laviamo perchè non ha parenti» . In un’altra intercettazione si sente chiaramente una delle lavoratrici che parla di zucchine nei capelli.

Il maresciallo racconta anche un episodio che lui stesso ha vissuto durante una visita alla struttura: «Il direttore Luca Trama venne da noi, allarmato, e ci chiese di intervenire nella stanza della signora Colombo dove avremmo trovato la figlia ubriaca che infastidiva anche gli altri ospiti. Quando siamo arrivati nella stanza abbiamo trovato la signora in perfette condizioni: non puzzava di alcol, era presente a se stessa, rispondeva alle domande ed era stupita dalla nostra presenza. Insomma tutto l’opposto di quanto ci aveva detto il direttore il quale, poi, si è scusato per l’equivoco».

Secondo gli investigatori, infatti, l’obiettivo dei dipendenti di quel piano era quello di screditare la figlia della signora Colombo che avrebbe avanzato troppe pretese e presentato troppe lamentele per il servizio che veniva offerto a sua madre.

Le difese hanno cercato di mettere in chiaro alcuni aspetti del lavoro eseguito dagli imputati, puntualizzando ad esempio il fatto che a volte i pannoloni non venivano cambiati perchè non erano pieni. Una di loro ha spiegato, con una dichiarazione spontanea, che c’erano tre tipi di pannoloni che venivano usati, con capienze diverse in base agli orari della giornata e che vi era una disposizione interna sull’uso di un certo numero di presidi.

Nella prossima udienza verrà sentito ancora un teste dell’accusa e alcuni testi della difesa, poi toccherà agli imputati sottoporsi alle domande delle parti.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 09 novembre 2017
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