L’altro business di Ofo

A due settimane dal lancio del bike-sharing sono usciti due interessanti articoli sul Sole24ore e sull'Espresso. L'acquisizione dei dati è come il petrolio per Alibaba, principale concorrente di Amazon e grande azionista di Ofo

Arriva il bike sharing Ofo a Varese

“Hai voluto la bicicletta? E adesso pedala. Ma non prima di averci lasciato la carta di credito e facendoci sapere dove vai. Benvenuti nell’era digitale – e sostenibile – della mobilità su due ruote”.

Galleria fotografica

Arriva il bike sharing Ofo a Varese 4 di 17

Alfredo Faieta inizia così il suo articolo sul’Espresso di domenica dal titolo Alibaba l’italiano.

Nello stesso giorno, su Nova24, l’inserto del Sole24ore, Marco Gervasi pubblica un pezzo dal titolo La bici diventa piattaforma: modelli per valorizzare i dati.

Entrambi, per le loro analisi, partono da Ofo, la società di bike sharing da poco sbarcata in Italia e a Varese. Due articoli con tagli e obiettivi differenti, ma che sviluppano riflessioni su quale siano le vere ragioni dell’impegno della società cinese.

“ofo (senza maiuscola come si definisce la società, ndr) – si legge sul sito ufficiale – ha connesso oltre 10 milioni di biciclette in 180 città di 16 Paesi: Cina, Singapore, Regno Unito, USA, Kazakistan, Malesia, Thailandia, Austria, Giappone, Russia, Repubblica Ceca, Italia, Paesi Bassi, Australia e Spagna. La Piattaforma genera più di 25 milioni di transazioni giornaliere e i 200 milioni di utenti globali hanno già percorso oltre 4 miliardi di corse efficienti, convenienti e sostenibili”.

L’articolo di Faieta mette al centro il business di Alibaba che, come si legge sul comunicato ufficiale del 6 luglio, è stato “uno dei principali investitori nel recente finanziamento e che confida nel potenziale di crescita di ofo. “che ha ridefinito il pendolarismo a breve distanza, consentendo un’esperienza di movimento a basse emissioni di gas e offrendo valore agli utenti e alla società”, ha affermato Joe Tsai, Vicepresidente esecutivo di Alibaba Group. “Ofo è il leader del settore e sosteniamo la sua strategia di piattaforma aperta. Non vediamo l’ora di lavorare a stretto contatto con il team ofo per sfruttare appieno il potenziale del settore del bike-sharing”.

“Dietro all’utile servizio reso a pochi centesimi da ofo – scrive Faieta sull’Espresso – si cela la grande intuizione di Alibaba: raccogliere una enorme mole di dati sensibili dai suoi utilizzatori – carta di credito ed email su tutti – e geolocalizzare gli utenti. Ovvero sapere dove siamo, dove ci spostiamo, in che orari lo facciamo. Il tutto per sfruttare commercialmente queste micro informazioni, conoscere i nostri gusti e quindi inserirsi – come venditore – nel grande mercato della vendita personalizzata online”.

Diverso il taglio scelto da Marco Gervasi che da tempo si occupa di digitalizzazione e mercati asiatici. Lui parla di “esempi virtuosi dalla Cina. Ma tra le Pmi italiane c’è già chi ha compreso la lezione”.

“Mobike e Ofo – si legge in apertura del suo articolo – sono le società di bike-sharing più grandi al mondo. Partecipate dai colossi internet cinesi quali Tencent e Alibaba, hanno più di cento milioni di utenti ciascuna e sono valutate più di un miliardo di dollari. (…) entrambi hanno inserito una bicicletta in un ecosistema digitale creando un business che ha molto più valore di quello originario. Mobike e Ofo non sono semplici biciclette connesse, ma una piattaforma per molte altre cose: il loro vero business non è l’affitto, ma i servizi che Alibaba e Tencent possono vendere agli utenti grazie alla raccolta di dati sul commuting, sulle abitudini di shopping e la capacità di spesa e di credito. A Milano e Firenze per esempio Ofo e Mobike stanno già mappando gli spostamenti dei cittadini”.

A due settimana di lancio del servizio di Ofo anche a Varese, i due articoli sono molto interessanti per riflettere su scenari che fino a poche stagioni fa sarebbero stati visti come fantascienza. L’Italia vive un grande ritardo nella digitalizzazione, ma malgrado questo resta un Paese importante negli scenari internazionali tanto da diventare territorio di sperimentazione.

Molti storceranno il naso di fronte all’idea che i propri dati verranno utilizzati da queste multinazionali. In realtà non è altro che un tassello verso una società sempre più connessa e che paga un forte prezzo per avere servizi gratuiti o quasi. Basti pensare a Google maps o WhatsApp ormai utilizzati da quasi tutti i possessori di uno smartphone.

Leggere così la presenza di Ofo cambia molto gli scenari che da giorni animano il dibattito intorno ai comportamenti più o meno civili dei cittadini. Un tema importante ovviamente, ma c’è un altro livello che va studiato, conosciuto e su cui riflettere.

Marco Gervasi guarda con ottimismo allo sviluppo anche nel nostro Paese. “Digitalizzare una fabbrica a costi accessibili – scrive su Nova24 – è diventata realtà in Italia, ma la digitalizzazione non è il solo valore dell’Industria 4.0. Non basta connettere una bicicletta per crearne un business: rimarrebbe solo una bici connessa. Proprio come in Cina, dove le bici sono diventate una piattaforma inserita all’interno di un sistema nel quale i dati vengono scambiati per creare sinergie e nuovi prodotti e servizi, così la fabbrica va inserita in un ecosistema collegato con settori attigui dove scorrono i dati”.

Una visione su cui stanno lavorando in tanti e che si lega ai temi degli oggetti connessi e dell’intelligenza artificiale.

Proprio su questo ultimo aspetto è molto interessante l’articolo I miti sui sistemi intelligenti di Rodney Brooks appena tradotto e pubblicato in Italia sul settimanale Internazionale.

“Molti ricercatori ed esperti d’intelligenza artificiale immaginano che il mondo sia già digitale e che basterà introdurre nuovi sistemi per cambiare immediatamente tutto, nella catena logistica, in fabbrica e nella creazione dei prodotti. Niente è più lontano dalla verità. Quasi tutte le novità nel campo della robotica e dell’intelligenza artificiale impiegheranno molto più tempo a diffondersi di quanto immagina sia chi lavora in quel settore sia chi lo osserva dall’esterno”.

Qui trovate l’articolo originale dal suo blog.

Tempi lunghi quindi per una vera rivoluzione, ma intanto siamo tutti avvisati sugli scenari che si aprono anche solo colorando di giallo la città. Un bel servizio per la mobilità, una occasione interessante per l’ambiente e anche per chi vive delle attività economiche in centro e nelle vicine castellanze, senza dimenticare però che dietro a Ofo si sviluppano interessi precisi e si muove un colosso che sta portando una vera sfida al concorrente che già conosciamo bene. Mentre noi pedaliamo Cina e Stati Uniti si affrontano a suon di dati da acquisire. Alibaba e Amazon sanno fin troppo bene che proprio quelli sono il petrolio di questo momento storico.

IL NOSTRO VIDEO NEL GIORNO DI LANCIO NELLA CITTA’ DI VARESE

 

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 26 novembre 2017
Leggi i commenti

Galleria fotografica

Arriva il bike sharing Ofo a Varese 4 di 17

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da roberto_marabini

    Ciao Marco, condivido TUTTO. Potrei eccepire su alcuni toni apocalittici, (uomo avvisato mezzo salvato…). Poi, in realtà, inviti alla riflessione positiva e costruttiva. Appunto, come diceva qualche anno fa il nostro Beneamato Garante, la privacy NON ESISTE. Vengo al dunque: perché l’editoria mondiale e soprattutto quella italiana non vuole capire che siamo di fronte all’unica RISORSA disponibile per arrivare per la prima volta nella storia ad una informazione REALMENTE libera e indipendente?

  2. Scritto da Giorgio Martini Ossola

    Ci volgiono così api in alveare,tante formiche impazzite con le regine da nutrire,la globalizzazione è stata pianificata per questo,gli alveari erano sempre più piccoli e andavano tutti uniti in un’unica grande arnia.Quanto durerà il gioco? la terra è finita e non potremo andare oltre l’universo,il giorno che non potremo più garantire la pappa reale ci troveremo davanti ad un’unica soluzione; ridurre il numero delle api o delle regine,la risposta credo sia ovvia.

  3. Scritto da Tino Buozzi

    E il bello e’ che la “privacy” di “ofo” e’ piu’ che ben custodita….
    Basta farci caso e da NESSUNA parte, tantomeno tra gli amabili articoli di questa testata, si trova traccia della sede giuridico/fiscale di ofo…
    Addirittura sembra “superfluo” offrire il link ufficiale al sito ofo (gustosissimo quello cinese)…. a partire dal quale al massimo si trova un riferimento email…. Pero’ accanto al “logo” ofo c’e’ quello del Comune sulle biciclette, simpatico… Curiosa situazione per una realta’ di evidente natura “superiore” che puo’ permettersi di “dare alpoppolo” interpretando a sua discrezione le piu’ banali regole comportamentali che fanno capo al codice della strada .Di solito un oggetto “circolante” ha un PROPRIETARIO RESPONSABILE preciso (o comunque che nel caso di uso “improprio”, per esempio parcheggio in zone chiaramente vietate con conseguenze piu’ o meno dolorose per qualche sfortunato cittadino… )…. che ne risponde ben al di la di chi lo usa, e semplicemente ne risponde in quanto proprietario che nel caso di mezzo “ambiguamente” pubblico (la stragrande maggioranza delle persone “immagina” che le bici siano del Comune, e piace…. evidentemente lasciarlo immaginare) risulta piuttosto chiaramente o almeno potenzialmente raggiungibile, non e’ certamente il caso di “ofo”. E’ un mondo difficile…..
    Grazie per l’attenzione….

Segnala Errore