Povertà e scarsa motivazione causa della dispersione scolastica

L'analisi di Save the Children evidenzia la crisi del modello di educazione che non riesce a rispondere alle esigenze di chi è in difficoltà

Avarie

In un’Italia in cui le famiglie con minori in povertà assoluta in dieci anni sono quintuplicate, che si trova a fare i conti con gli effetti della recessione sulla motivazione dei giovanissimi e che è sempre più vecchia, alunni e studenti spesso non trovano nella scuola risposte adeguate alle sfide di oggi.

In Lombardia gli anziani superano il numero di bambini fin quasi a doppiarlo in alcune aree, il 12,7% di ragazzi ha lasciato precocemente la scuola e si va da un minimo del 22% a un massimo del 63,9% di istituti su base provinciale che lamentano una scarsa dotazione di laboratori.

A cinquanta anni dalla scomparsa di Don Lorenzo Milani, che ha lottato affinché la scuola offrisse pari opportunità ai suoi studenti indipendentemente dalla loro condizione economica, nel sistema scolastico nazionale le diseguaglianze sociali continuano a riflettersi sul rendimento degli alunni.

È negli istituti con un indice socio-economico-culturale più basso, infatti, che viene bocciato il maggior numero di studenti, più di 1 quindicenne su 4 (il 27,4%), mentre negli istituti con indice alto la quota scende quasi a 1 su 23 (il 4,4%)[4]. Uno studente di quindici anni su 2 (il 47%) proveniente da un contesto svantaggiato, inoltre, non raggiunge il livello minimo di competenza in lettura, otto volte tanto rispetto a un coetaneo cresciuto in una famiglia agiata.

È da qui, dalla scuola, luogo dell’infanzia che dovrebbe superare le diseguaglianze, offrendo pari opportunità, coltivando l’istruzione, l’educazione all’affettività e alla socialità dei bambini per allontanarli dai fattori di rischio, che si snoda il viaggio dell’VIII Atlante dell’infanzia a rischio “Lettera alla scuola” di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, pubblicato da Treccani e presentato in anteprima, in attesa dell’uscita nelle librerie il 23 novembre. L’Atlante quest’anno propone un percorso in sei capitoli attraverso la scuola italiana con l’obiettivo di osservare e ascoltare il nostro sistema scolastico dalla prospettiva degli studenti e, in particolare, di coloro che vivono ai margini rischiando, oggi come cinquant’anni fa, di venire espulsi (anche) dalla scuola. Il volume di 360 pagine è curato da Giulio Cederna, corredato dagli scatti di Riccardo Venturi, da circa cinquanta mappe e grafici e da una ventina di contributi originali scritti da insegnanti, presidi, educatori, esperti della scuola, come Domenico Starnone, Franco Lorenzoni, Fabio Geda, Giancarlo Cavinato, Andrea Gavosto, Giancarlo Cerini, Umberto Galimberti. Una versione multimediale e interattiva è disponibile online (www.atlante.savethechildren.it).

Povertà, diseguaglianza sociale e rendimento scolastico

In Italia vivono 669.000 famiglie con minori in condizione di povertà assoluta che, una volta sostenuti i costi per la casa e per la spesa alimentare, possono spendere solo 40 euro per la cultura e 7.60 per l’istruzione al mese. È un fenomeno che investe tutto il paese: i bambini in tale situazione – 1.292.000, il 14% in più in un anno – rappresentano il 12,5% del totale dei minori e si trovano nel 12% dei casi al Nord, nell’11,6% al Centro, nel 13,7% al Mezzogiorno. Il peggioramento della situazione economica è confermato dall’incremento dei minorenni in povertà relativa che nel 2016 hanno raggiunto il 22,3% (+20,2%). In nord Italia i bambini in questa condizione rappresentano il 16,1%, percentuale che si attesta al 15,9% nel caso del Lombardia; la forbice tra Nord e Sud, nel caso della povertà relativa, è ampia: in Meridione il 32,6% dei bambini vive tale situazione.

Inoltre, sebbene negli ultimi decenni siano stati compiuti importanti passi in avanti nel contrasto alla dispersione scolastica, con una tendenza positiva che ha visto il tasso di abbandono abbassarsi progressivamente dal 2008 a oggi, il fenomeno della dispersione continua a rappresentare una delle principali sfide con cui la scuola italiana deve fare i conti, come mostrano i dati dell’anagrafe nazionale studenti del MIUR evidenziati nell’Atlante. Tali dati consentono di tracciare un identikit più preciso degli alunni a rischio: tra i ragazzi delle secondarie di II grado, possibilità superiori di abbandono sono registrate tra i maschi, in particolare tra coloro che vivono nelle regioni del Mezzogiorno e tra quelli con i genitori di origine straniera.

In Lombardia l’incidenza di alunni non ammessi al successivo anno delle scuole medie va dall’1,6% di Lodi (inferiore alla media nazionale del 2,9%, equivalente a 1 su 35) al 4,8% di Mantova, dove viene respinto circa 1 bambino su 20. Alle superiori la media sale (a livello regionale il picco è a Lecco con il 10%), in linea col dato nazionale che vede il numero di studenti respinti salire al 9,15%, con grande differenza tra licei, tecnici e professionali (in questi ultimi i respinti sono più numerosi e rappresentano il 14,3%).

Nelle regioni settentrionali i quindicenni in condizioni socio-economiche svantaggiate che non raggiungono le competenze minime nella lettura sono il 26,2%, cifra che sale al 44,2% nel Meridione. È necessario, dunque, che sistema scolastico e interventi sociali forniscano risposte adeguate a contesti e bisogni diversi.

La crisi economica rischia inoltre di avere un effetto negativo anche sulla motivazione degli studenti: la mancanza di lavoro e prospettive tra gli adulti di riferimento ha generato sfiducia in molti bambini e adolescenti, aumentando il rischio del fallimento formativo. In Italia meno di 1 un giovane laureato su 2 ha un lavoro (nell’Unione Europea il 71,4% di chi ha terminato l’università trova un’occupazione, in Italia appena il 44,2%, nel Mezzogiorno il 26,7%): non sorprende, dunque, che gli “scoraggiati” tra i 15 e i 34 anni, i quali pur dichiarandosi disponibili a lavorare hanno smesso di cercare un’occupazione, siano cresciuti del 43% in dieci anni, raggiungendo quota 420.000.

La stabilità del tessuto produttivo del territorio sembra avere conseguenze dirette anche sul sistema di formazione professionale, che appare funzionare meglio laddove è più forte, come nel Nord, dove rappresenta un’opzione diffusa: su 316.599 ragazzi iscritti al sistema di istruzione e formazione professionale, quasi la metà, 156.523 sono in Settentrione (dei quali 90.545 nel Nord-Ovest). In Lombardia l’83,9% degli iscritti ottiene una qualifica (in linea col dato nazionale di 83,3%).

Disconnessi culturali

Con l’aggravarsi delle condizioni socio-economiche di molte famiglie, all’aumento delle povertà economiche sono corrisposte anche nuove povertà educative: tanti bambini, infatti, non hanno accesso a attività culturali. In Lombardia più di 1 ragazzo su 2 (il 51,6%) tra i 6 e i 17 anni non arriva a svolgere, in un anno, quattro delle seguenti attività culturali: lettura di almeno un libro, sport continuativo, concerti, spettacoli teatrali, visite a monumenti e siti archeologici, visite a mostre e musei, accesso a internet. Il numero di disconnessi culturali appare, tuttavia, inferiore alla media nazionale del 59,9%.

Una scuola (non) a misura di bambino

Con solo il 4% del PIL nazionale speso nel settore dell’istruzione, contro una media europea superiore di quasi un punto percentuale (4,9%), non è facile per la scuola pubblica offrire una risposta adeguata alle problematiche che incontra. Le poche risorse si traducono in strutture a volte fatiscenti o spoglie: il 41% delle scuole secondarie di primo grado, per esempio, lamenta una scarsa dotazione di laboratori e ambienti di apprendimento adatti a sperimentare nuove prassi didattiche, con 4 scuole su 10 che possono fare affidamento su meno di un laboratorio ogni 100 studenti. Rispetto alla media italiana, il numero di scuole in tale situazione appare particolarmente elevato in provincia di Pavia, a cui spetta il primato negativo in Italia, con oltre 6 istituti su 10 (63,9%) che denunciano questa condizione

Un dato positivo, invece, si registra in relazione agli spazi attrezzati per le attività motorie degli alunni, col 42,4% di istituti che dichiara di avere almeno una palestra per sede, Milano è la provincia italiana con una dotazione migliore (media nazionale del 17,4%). L’indice di fruizione del patrimonio librario (nel Nord-Ovest il 56% delle scuole è dotato di almeno 3000 volumi, mentre nel Sud lo è solo il 39% e nelle isole il 32%) varia molto sul territorio rispetto alla media nazionale del 31,1%: Lecco, per esempio, col 71% è la seconda provincia in Italia per fruizione del patrimonio librario, mentre Lodi, con un indice al 9,5% è la quartultima.

 Denatalità e altre sfide

Tra i fenomeni che condizionano la scuola di oggi, accanto alle povertà socio-economiche, la denatalità: in cinquanta anni gli under 15 sono passati da 12 a 8 milioni, perdendo circa un terzo della popolazione in età della scuola dell’obbligo: l’Italia conta 165 anziani ogni 100 bambini sotto i 14, con un numero di over 65 che doppia quello dei giovanissimi in diverse province. In Lombardia l’indice di vecchiaia più alto si incontra a Pavia con più di 193 anziani ogni 100 bambini.

Nonostante il totale di alunni diminuisca, aumenta invece quello dei bambini di origine straniera, che in Lombardia sono in numero maggiore rispetto alla media nazionale (9,2%) in ogni provincia a eccezione di Sondrio. Mantova e Brescia sono, rispettivamente, terza e quinta su scala nazionale per incidenza di alunni senza cittadinanza italiana, che rappresentano il 18,3% e il 17,6%[24]. La maggior parte degli alunni con cittadinanza non italiana è nata in Italia, con dati quasi ovunque superiori a quello nazionale del 58,7%[25]. Di fronte alla sfida dell’inclusione, tuttavia, in Italia solo nel 2,2% delle scuole del primo ciclo gli insegnanti ricevono formazione specifica[26]; un passo avanti è stato fatto con il Piano di formazione dei docenti 2016-2019, che ha recepito le indicazioni del IV Piano nazionale infanzia su questo tema. A livello regionale un dato particolarmente positivo è registrato a Brescia, dove il 7,4% degli istituti scolastici offre tale opportunità.

 Cambiamo (insieme) la scuola: Fuoriclasse in Movimento

Per rispondere a una delle sfide principali, quella del contrasto alla dispersione scolastica, Save the Children presenta oggi Fuoriclasse in Movimento, iniziativa nata dallo sforzo congiunto dell’Organizzazione e dei docenti delle scuole di primo e secondo grado, che mette in rete 150 istituti in tutta Italia – ed è presente anche in Lombardia, dove coinvolge circa 1650 studenti, 250 docenti e 220 genitori – raggiungendo in modo diretto 20.000 minori e coinvolgendo attivamente circa 2000 insegnanti e 1000 genitori. L’obiettivo è cambiare le politiche scolastiche, partendo dal dialogo tra docenti, studenti e famiglie: strumento centrale in questo percorso sono i Consigli fuoriclasse, tavoli di confronto per definire insieme soluzioni e azioni di cambiamento nel campo della didattica, delle relazioni, della riqualificazione degli spazi scolastici in seguito all’analisi dei problemi e delle esigenze del singolo istituto e del territorio. La formazione ai docenti, i percorsi per i genitori e i laboratori con le classi sono tra le altre attività proposte. Fuoriclasse in Movimento nasce come sviluppo a livello nazionale del programma Fuoriclasse, modello di intervento per il contrasto alla dispersione scolastica pensato in una logica preventiva con l’obiettivo di intervenire sulle cause del fenomeno. Il programma, soggetto a valutazione di impatto, ha raggiunto nel primo biennio i seguenti risultati: nelle scuole secondarie aderenti, il numero di assenze medio è stato dimezzato, passando da 12 a 6; i ritardatari cronici sono stati ridotti dell’8,6%; il 5% degli studenti ha migliorato il rendimento in 2 materie fondamentali; le famiglie disinteressate all’andamento scolastico dei figli sono diminuite dell’8,1%. Risultati positivi registrati anche nelle primarie. Il coinvolgimento delle scuole avviene su due livelli: uno integrato in cui gli istituti sono supportati da Save the Children sia nella realizzazione dei Consigli fuoriclasse che nella formazione di docenti e genitori. L’altro, dove gli istituti interessati costituiscono un polo formativo interscolastico (composto da almeno 3 scuole), che permette l’attivazione in loco di percorsi di formazione per insegnanti. La scelta del livello di coinvolgimento viene fatta a partire dall’analisi dei bisogni del territorio, valutando il contesto in cui è inserita la scuola, i dati sui divari nei livelli di apprendimento e il tasso di dispersione scolastica regionale. Sul portale online che racconta Fuoriclasse in Movimento(www.fuoriclasseinmovimento.it) il manifesto e i criteri di adesione, ma anche le mappe e i dati che consentono di seguire l’iniziativa.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 novembre 2017
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