Viene abbattuta l’ultima casa “delocalizzata”

Sono 204 le abitazioni abbattute in tre anni a Lonate, Ferno e Case Nuove di Somma: erano divenute inabitabili per il rumore di Malpensa. "Ora pensiamo al futuro di queste aree"

Intorno a Malpensa l’abbattimento di case diventa un momento da celebrare. Può apparire paradossale – e in parte lo è, senza dubbio – che si festeggi il crollo di una palazzina, ma da queste parti il problema è noto: sono le “case delocalizzate“, le abitazioni dichiarate inabitabili a causa del rumore generato dall’aeroporto. Acquistate da Regione Lombardia, dietro indennizzo dei proprietari, in gran parte demolite, recuperando aree che ora tornano a prato (almeno per ora).

Per il colpo di piccone all’ultima palazzina rimasta – anonima stecca sullo stradone Gallarate-Ponte di Oleggio, in territorio di Lonate Pozzolo – si è presentata l’assessore regionale al territorio Viviana Beccalossi, per l’occasione con caschetto bianco in testa, per mettersi al comando del mezzo “picconatore”.

«Io ho ereditato un’area di Malpensa ancora caratterizzata dalle “case fantasma”, che rappresentavano un brutto biglietto da visita per l’Expo» sottolinea Beccalossi, snocciolando i numeri dell’operazione. 100 case abbattute con il primo lotto partito nella primavera del 2014, poi altre 104 case. «Un accordo di programma da 172 milioni di euro per l’acquisto degli edifici, oltre a 7,8 per l’abbattimento». Risorse consistenti stanziate – riconosce Beccalossi – per mettere una pezza agli errori del passato, alla difficile compresenza tra l’aeroporto e le case costruite quasi a ridosso dello scalo (ma non sempre), inseguendo la crescita economica. E – da un certo punto in avanti –  senza tenere in conto il futuro che si vedeva all’orizzonte, lo sviluppo dell’aeroporto divenuto man mano realtà con il progetto “Malpensa 2000”. Sigla che negli anni Ottanta sembrava futuristica e ottimistica e che oggi è diventata già memoria, scenario in parte abortito.

«Giornata storica» dicono all’unisono i sindaci di Somma Lombardo e Ferno, Stefano Bellaria e Filippo Gesualdi, affiancati dal commissario prefettizio di Lonate (il Comune è senza amministrazione, dopo l’arresto del sindaco Rivolta, travolto da inchiesta che riguarda proprio il governo del territorio). «Finalmente riusciamo a vedere i risultati, dopo anni, sembrava impossibile» dice Gesualdo. «Da domani possiamo incominciare al futuro di queste aree». Sindaci e assessore regionale sono fiduciosi, se fin qui ci si è mossi all’unisono, si potrà fare anche nella seconda fase, quella del riutilizzo delle aree.

Lonate Pozzolo

Rimane infatti da capire che fare di queste grandi aree riportate a prato, punteggiate qua e là da poche case ancora abitate (l'”esodo” della delocalizzazione era volontario) o usate come sedi associative. Quanto costruire? Dove? Per ora lo scenario resta ancora vago, anche se ci sono anche dei riferimenti di massima che iniziano – appunto – ad essere condivisi. Così ad esempio non si parla ancora delle volumetrie (saranno le stesse degli edifici abbattuti? «Non siamo ancora entrati nel merito») ma si inizia a ipotizzare delle funzioni. «A grandi linee si pensa a tre vocazioni differenti» spiega Stefano Bellaria, sindaco di Somma. «Per Case Nuove, vista la prossimità con l’aeroporto, pensiamo ad un terziario avanzato a servizio dello scalo, a cui associare il potenziamento del polo scolastico aeronautico che sta funzionado. Per Lonate si pensa a un investimento industriale, visto che molte sono aree decentrate -mentre nel caso di Ferno si pensa ad un recupero del verde, vista anche la poca distanza dal resto dell’abitato». È uno scenario che – per sommi capi – è condiviso, ma che per ora è limitato al confronto informale. Di certo è chiara una cosa: lì non ci andranno edifici abitativi, unica funzione che non può essere inserita.

Per ora, in ogni caso, si “festeggia” l’ultimo edificio demolendo. «In un’Italia dove burocrazia ferma molto, sono stata fortunata ad avere a che fare con persone molto collaborative» dice Beccalossi, rivendicando il merito di aver seguito la partita (era venuta anche durante l’ultima campagna elettorale per le amministrative, con malumori tra i due centrodestra in lotta tra loro, a Ferno». Si loda il capitolato per la trasparenza curato dalla Prefettura (per evitare rischi di infiltrazioni, considerando anche i precedenti della zona, che vede insediata la ndrangheta) e anche il recupero delle materie: «Oltre il 90% delle macerie sarà riciclato».

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 20 novembre 2017
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