Bancari, persi sul territorio oltre 600 posti di lavoro

Fino a sei anni fa gli addetti a livello nazionale erano 340mila ora sono sotto i 300mila e nei prossimi tre anni e mezzo si prevede l'uscita di altri 20 mila

cisl dei laghi

«Il bilancio non è particolarmente entusiasmante: il settore bancario fino a sei anni fa contava 340mila addetti ora siamo sotto i 300mila e nei prossimi tre anni e mezzo si prevede l’uscita di altri 20 mila per un totale di 60 mila posti di lavoro persi». Il segretario nazionale della First Cisl Maurizio Arena prima di qualsiasi discussione sul merito mette sul piatto le cifre di una disintermediazione che ha falcidiato la categoria. In provincia di Varese i posti persi sono oltre 600 (cifra arrotondata per difetto), in linea dunque con la media nazionale.

«È cambiato il modo do fare banca – continua Arena – il presidio fisico diventa meno importante e gli istituti di credito cercano di recuperare redditività tagliando i costi». Un metodo che, secondo il sindacato dei bancari della Cisl, non tiene in conto  altre possibili soluzioni. Una di queste riguarda la valorizzazione della consulenza nel recupero crediti, soprattutto degli Npl (non performing loans), quelli considerati deteriorati e difficilmente recuperabili. «Le banche – spiega Arena – hanno al loro interno tutte le competenze per recuperare quei i crediti, ma preferiscono svenderli ai fondi di speculazione».

I crediti deteriorati vengono ceduti in genere a hedge fund (fondi speculativi) per un valore compreso tra il 5%  e l’8% di quello reale, nettamente inferiore alle loro possibilità (non probabilità) di realizzo. «Sono fondi  che guadagnano in una logica di breve periodo, facendo saltare aziende e  famiglie – sottolinea il segretario della First Cisl – . L’esperienza invece ci insegna che se gestiti direttamente da una banca con criteri di pazienza si potrebbe ricavare  fino al 20% in 6 anni con effetti notevoli sulla tenuta sociale».

Il problema è la mancanza di interesse delle banche che hanno invece bisogno di recuperare redditività nel più breve tempo possibile. Necessità che spiegherebbe i tagli al personale e la rinuncia a una riqualificazione dei lavoratori nell’ambito della consulenza. La First Cisl chiama in causa la politica che dovrebbe spingere i banchieri verso soluzioni diverse dalla svendita delle partite deteriorate.

LA FIDUCIA DEI RISPARMIATORI 
Si parla tanto di cambiamento del rapporto tra banche e risparmiatori. I fallimenti hanno evidenziato un uso scorretto del Mifid, il questionario che dovrebbe testare la conoscenza del risparmiatore degli strumenti finanziari che sottoscrive. Manomissioni, falsificazioni, questionari mai compilati eppure usati dalle banche per dimostrare la corretta profilatura del cliente erano la normalità nella maggior parte dei recenti fallimenti bancari. «In Italia c’è una grande anomalia – ha spiegato Arena – i questionari sono diversi da banca a banca e andrebbero invece unificati. Una situazione di scarsa chiarezza che fa comodo alle stesse banche».

I CENTRI DIREZIONALI
In un quadro di profonda ristrutturazione, secondo Alberto Broggi, l’economia provinciale ha tenuto per una sola ragione. «La permanenza dei centri direzionali che deliberano sui mutui e affidamenti- spiega il segretario provinciale della First Cisl dei Laghi –  è stata possibile anche grazie alla nostra difesa attraverso la contrattazione. Questo ha permesso all’economia reale di tenere rispetto alla crisi e alla stretta del credito».

LA LOGICA DELLE AGGREGAZIONI
Aggregare vuol dire crescere in termini dimensionali, ma non sul versante dell’occupazione. «Le aggregazioni portano con sè una riduzione delle filiali e quindi una diminuzione dei posti di lavoro – ha spiegato Fedele Trotta segretario organizzativo della First Cisl dei Laghi -.  Tecnicamente la riduzione di personale non è mai sfociata in licenziamenti ma in uscite volontarie e grazie al nostro fondo rischi nessuno è rimasto senza reddito. D’altronde le alternative non erano sempre allettanti perché se dici a un lavoratore che può evitare l’uscita spostandosi di duecento chilometri, difficilmente accetterà».

LA PROSSIMITÀ NON PIACE PIÙ
Le banche si ritirano sempre di più dal territorio abbandonando quella logica di prossimità e di servizio che le ha contraddistinte nel passato. «Non riescono a capire – ha concluso Maria Assunta Bonfanti della segreteria regionale  – che ci sono degli spazi interessanti che possono essere gestiti con un modello di rete e con una redditività interessante. Per esempio i depositi più diffusi sono quelli dei pensionati ma le banche non li vogliono gestire perché li ritengono poco interessanti. È un errore di prospettiva».

(foto sopra, da sinistra: Broggi, Trotta, Arena, Bonfanti e Re)

 

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 19 dicembre 2017
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