“In ospedale non ci sono più le condizioni per lavorare al meglio”

Renzo Dionigi, padre della chirurgia clinica varesina, osserva con preoccupazione e tristezza il declino del suo reparto. L'approvazione del POA ha chiuso tutti gli spazi di crescita

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«I miei allievi più giovani se ne sono andati. Qui non c’erano le condizioni ambientali  per lavorare al meglio e per una meritata progressione di carriera universitaria». A cinque anni dalla sua uscita di scena per raggiunti limiti di età, il professor Renzo Dionigi, padre della chirurgia universitaria varesina, è amareggiato per la situazione in cui ora si trova l’unità operativa, che ha diretto per oltre 30 anni e le difficoltà che Medicina sta attraversando.

La chirurgia 1, che ha creato e condotto, è ormai ridotta sia in termini di personale sia di attività. Alcuni allievi della sua Scuola hanno già lasciato e altri hanno le valigie pronte: « Se Università prestigiose chiamano i miei allievi in considerazione del loro curriculum clinico e scientifico, che li ha resi noti a livello internazionale, come potrei convincerli a rimanere?  Le loro chiamate sono state fatte da istituzioni dove non esiste la conflittualità tra mondo universitario e mondo ospedaliero».

 

«Quando siamo arrivati io e il professor Cherubino – ricorda l’ex rettore – abbiamo lavorato intensamente per l’Università e per contribuire a far crescere questo ospedale. Andavano d’accordo con tutti i colleghi perché avevamo un solo obiettivo condiviso: raggiungere l’eccellenza. Oggi le cose sembrano profondamente cambiate. Ricordo i tempi in cui a dirigere c’erano persone preparate, intelligenti ed equilibrate come Carlo Lucchina o Walter Bergamaschi. Le discussioni erano continue, anche forti ma sempre perché volevamo ottenere il meglio per l’ospedale. Ma dopo ogni scontro, pur acceso, tornavamo amici perché non c’era volontà di prevaricare. Il direttore generale deve essere al di sopra di tutte le parti e favorire la collaborazione».

Gli scontri tra Dionigi e Lucchina erano molto conosciuti in ospedale, scontri strenui e duri: « Il confronto è sempre stato dialettico per raggiungere i risultati. Si discuteva per cercare il meglio. Mi riferiscono che oggi non è più così e la componente universitaria ne subisce le conseguenze».

Con il nuovo POA la sua divisione, la famosa Chirurgia 1, ha perso gran parte del campo di azione: « Un professore universitario ha il dovere di operare, fare ricerca, insegnare e per i medici svolgere attività clinica. Questi tre compiti istituzionali mal si conciliano con la gabbia burocratica in cui alcuni docenti sono costretti quando ricoprono incarichi amministrativi. Per questo molti degli eccellenti docenti dell’Insubria, noti a livello internazionale, preferiscono dedicarsi alla ricerca e ad una qualificata attività clinica rimanendo nell’ombra. Le procedure burocratiche della maggior parte dei procedimenti devono essere di pertinenza del personale amministrativo. Medicina, se non fa ricerca di base e applicata di grande livello, può far perdere finanziamenti necessari all’Insubria e può perdere gran parte del suo peso politico, anche in termini di contrattazione all’interno dell’azienda ospedaliera».

Con la partenza di Gianlorenzo finisce l’era Dionigi a Varese, un epilogo che sembra gettare un’ombra sulla nomina a primario cinque anni fa: « Non avrei immaginato tanta indifferenza e ostilità da parte della componente universitaria e ospedalieraCon il senno di poi forse non rifarei ciò che ho fatto. Ma in quel momento non vi erano alternative.  Con le sue competenze e il suo curriculum avrebbe potuto andare ovunque . Aveva però scelto Varese per continuità e allora non via era la possibilità finanziaria di chiamare un docente da fuori. Una volta accettato, però, si è trovato in un ambiente che non lo ha sostenuto. Ecco perché, quando è giunta la chiamata da un’Università che strategicamente ha investito molto sulla chirurgia non ha avuto difficoltà a decidere. Dico sempre ai miei
allievi “andate dove siete cercati e voluti”. A questo punto sono anche orgoglioso che la continuità della mia Scuola sia ora nelle mani di giovani chirurghi in diverse Università italiane».

A preoccupare l’ex rettore è anche il futuro di Medicina: « La legge ha di fatto bloccato il turn over. La facoltà di medicina, essendo la più antica, e quindi con il maggior numero di professori anziani, è quella che maggiormente ne ha risentito».

La recente bocciatura di alcune scuole di specialità, compresa quella di pediatria, sono una spina nel fianco: « Anche in questo caso dipende molto dai rapporti che si hanno a livello ministeriale, ove, andando a Roma, ho sempre trovato dirigenti sempre disponibili a risolvere in breve tempo problemi solo apparentemente insolubili».

Cosa auspica, allora, Renzo Dionigi per il futuro? « Che Medicina si riprenda e, in particolare, la chirurgia torni ai livelli di eccellenza, perché, unitamente a Medicina interna, Pediatria e Ginecologia è un insegnamento clinico fondamentale del corso di Laurea. Il POA ha di fatto chiuso i suoi spazi di crescita, ha svilito la chirurgia universitaria e questo è un ostacolo. Occorre lavorare con un disegno strategico nuovo».

Per la ripresa di Medicina bisognerà attendere un Rettore medico? « A questo proposito ricordo solo quel che è accaduto durante i miei venticinque anni pavesi. Il maggior sviluppo della Facoltà medica è avvenuto quando rettori erano docenti non medici»

L’Insubria perderà appeal tra le aspiranti matricole? « Non credo e spero proprio di no. A Varese ci sono ancora tanti eccellenti docenti e le dimensioni contenute dell’ateneo fanno sì che i ragazzi siano in stretto contatto con i docenti. Questo è un valore enorme».

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 11 dicembre 2017
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