Fanny, una giovane designer varesina premiata con il Compasso d’Oro

Fanny Boria è stata premiata con il prestigioso riconoscimento internazionale grazie alla progettazione del sistema di protezione Pro Amor

liceo frattini

Il Compasso D’Oro è un premio per il design e la tecnologia. Uno tra i premi più prestigiosi per chi lavora in questo campo. Lo scorso primo dicembre, si è svolta al Museo della scienza e tecnologia Leonardo da Vinci di Milano la cerimonia di premiazione che ha visto sul podio una giovane design varesina, che ha iniziato la sua carriera artistica al liceo Frattini di Varese e che vanta già nel suo curriculum il  Lucky Strike Talented Designer Award

Complimenti Fanny, un traguardo importante. Frutto di quali tappe?
Fin da piccola ho avuto una particolare propensione per il disegno, la pittura, il giocare con forme e colori lasciando andare libera la creatività. Mia madre mi ha sempre spronato a perseguire i miei interessi, e, anche nel momento della scelta del percorso scolastico, ho lasciato che la mia indole mi guidasse, spinta dall’entusiasmo di quella persona meravigliosa che mi ha insegnato a credere nelle mie capacità e a risollevarmi dopo ogni sconfitta o difficoltà.
Dal liceo artistico di Varese fino alla scelta della laurea in Industrial Design del Politecnico di Milano il fil rouge che mi ha accompagnata era la voglia di creare e sperimentare. Ciò che più mi ha permesso di esprimere al meglio il mio essere è stato proprio il fondamento dell’insegnamento del Politecnico, ovvero quello di coniugare innovazione e concretezza, creatività e fattibilità tecnica, arte e scienza, un po’ come il concetto di caos e ordine che esistono l’uno in funzione dell’altro, e il corretto equilibrio tra questi elementi porta a realizzare qualcosa di nuovo ma al contempo di realizzabile.
Il percorso universitario è proseguito con la laurea magistrale sempre al Politecnico di Milano nell’indirizzo Design&Engineering. La mia formazione ha subìto una grande impronta in questo senso. Mi sono resa conto che il mondo del prodotto industriale era un grande campo di sperimentazione e soddisfazione per la mia vena creativa, unita alla logica e alla razionalità.


C’è stato un momento in cui ha intuito che quella fosse davvero la scelta giusta?
Nel periodo universitario ho avuto la fortuna di fare differenti esperienze nel campo professionale del design. L’esperienza che maggiormente mi ha segnata e forse in un certo senso anche formata, sia a livello professionale che a livello umano, è stata la mia esperienza in Dainese, iniziata per un caso fortuito dove sono entrata come stagista per poi, nel tempo, diventare designer di ruolo, con la responsabilità ad oggi della progettazione di tutti i dispositivi di sicurezza Dainese.
Oggi, con più di 4 anni di esperienza in questa meravigliosa azienda, posso cominciare a considerarmi una professionista, una designer nel vero senso della parola, penso che il concetto che possa identificare al meglio il mio modo di lavorare e che si riflette di conseguenza sui prodotti che progetto sia proprio il principio di equilibrio tra caos e ordine. Nel lavoro come nella vita.


L’ambito in cui lei opera è sicuramente un fiore all’occhiello del talento e della creatività italiani: è ancora così o il mondo del design ha nuovi competitor e regole?
Dainese è un’azienda unica nel suo genere dove innovazione, sperimentazione, creatività e design la fanno da padrona. Ma la caratteristica, a mio avviso, che la rende veramente un fiore all’occhiello dell’eccellenza italiana è la conoscenza e la capacità di avere al suo interno tutto il know how e l’esperienza per poter realizzare prodotti di altissima qualità artigianale con un livello di ingegnerizzazione del processo produttivo estremamente efficiente ed efficace.
Dal punto di vista di un designer inoltre questa azienda continua ad avere fame di sperimentazione e le molteplici collaborazioni che portiamo avanti in settori completamente differenti se non lontani anni luce, come lo spazio, sono la dimostrazione del fatto che non solo siamo riconosciuti nel mondo come un punto di riferimento per tutto quello che è lo studio del corpo e di come proteggerlo in tutte le sue parti, ma è anche dimostrazione del fatto che Dainese è sempre pronta come azienda a mettersi in gioco e a scoprire e sperimentare le proprie capacità con progetti e idee sempre nuove e all’avanguardia.
Queste collaborazioni che passano dal settore medicale a quello dello spazio (probabilmente avrete sentito parlare della BioSuit, una tuta progettata sullo studio delle Langer Line del corpo per stabilizzare le fibre muscolare in situazioni di assenza di gravità, progetto commissionato della Nasa e portato avanti in collaborazione con l’MIT) sono per la nostra azienda fonte di ispirazione e di migrazione delle tecnologie che vengono sperimentate in questi campi per poi essere adattate e applicate al nostro settore, dove la protezione dell’uomo è la nostra mission che ci spinge a metterci in gioco ogni giorno e per ogni prodotto.
Penso che la creatività e la curiosità intrinseche di un’azienda italiana come questa non possano avere competitor o regole da dover seguire, perché in questo senso Dainese non ha eguali nel suo campo. Ciò che sprona ognuno di noi a mettersi in gioco per continuare a rendere unica e speciale questa azienda è la passione.


Lavorare per la Dainese e la sicurezza è una costante sfida. Si ha a che fare con una tecnologia in continuo mutamento che si coniuga con l’obiettivo di tutelare la vita  dei clienti: ci descrive come lavora? come si tiene aggiornata, quali sono i suoi modelli?
Penso che parte di questa riposta la possa trovare nella risposta precedente, perché a livello di azienda Dainese è molto propensa alla sperimentazione e alla commistione di differenti esperienze e conoscenze, e la possibilità di guardare anche al di fuori del nostro mondo “abituale” ci permette come progettisti e come persone di metterci in gioco e di imparare da tutto quello che ci circonda.


Da ultimo questo premio che è molto prestigioso: cosa ha provato? Quale stimolo ora per il futuro? Cosa suggerisce a chi sta intraprendendo gli studi di design?
Cosa ho provato… ammetto che fino al giorno della premiazione ufficiale faticavo a credere che stesse succedendo veramente, e fino al momento della consegna del premio penso di essere stata in apnea. Dico solo che durante il viaggio in macchina da Dainese fino a Milano credo di non aver mai parlato, tanto che il mio fidanzato credeva stessi male perché generalmente sono abbastanza chiacchierona.
Emozioni collaterali a parte, sono veramente felice e tutt’ora abbastanza incredula di aver ricevuto questo premio.
Per un designer il Compasso d’Oro può essere considerato alla stregua di un Nobel, ma la cosa che più mi riempie di orgoglio e soddisfazione è sapere che il frutto del mio lavoro venga capito e apprezzato e riconosciuto a livello internazionale da una giuria così prestigiosa dell’ADI, e il fatto che questo progetto lo sento veramente come una parte di me, perché è intriso del mio essere, della mia filosofia di equilibrio tra ordine e caos (il pattern che caratterizza la struttura prima di tutto funzionale che estetica del paraschiena è basato sul principio dei frattali, che rientrano per l’appunto nella teoria del caos), rende il tutto ancora più forte ed emozionante. Forse è proprio questo il punto, perché in fondo il PRO-ARMOR oltre ad essere il mio primo progetto importante in Dainese mi rappresenta come persona al 100%.
Questo premio è sicuramente uno stimolo per dare sempre il massimo in tutto quello che faccio, e sono convinta che quando nelle cose ci si mette parte del proprio essere, qualunque sia il lavoro da svolgere, questo acquisisce una poesia e un’unicità che nessuno altro può replicare, perché tu sei quello che fai, e quello che fai riflette quello che sei. E fortunatamente anche se nel mondo tutti siamo sostituibili continuiamo però ad essere unici nella nostra bellezza e nella nostra imperfezione.
Forse questa è la cosa migliore che mi porto dietro da questo grandissimo riconoscimento. Essere se stessi e lasciare che le nostre imperfezioni rendano in qualche modo unico e speciale quello che lasciamo agli altri, che sia un paraschiena, un bilancio o un articolo di giornale.

Complimenti a Fanny che ha trovato nel suo equilibrio tra caos e ordine la via del successo.

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 15 dicembre 2017
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