Ferie solidali e “lavoro agile”: così cresce il benessere in azienda

Vodafone Automotive è tra le aziende premiate da Univa nell'ambito del progetto Workplace Health Promotion. Un patto con i dipendenti che migliora clima e responsabilità sociale

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«Promuovere stili di vita sani in azienda? E come si fa?» Marta Mottana, HR Senior Manager Telematics di Vodafone Automotive, ricorda ancora quando le proposero di aderire al progetto Workplace Health Promotion, sostenuto da Univa e dai sindacati in base a un accordo siglato nel 2013, per favorire tra i propri dipendenti una serie di buone pratiche in sei diverse aree: alimentazione sana, stile di vita attivo, ambiente di lavoro libero dal fumo, contrasto alla dipendenza da alcool e sostanze, promozione della sicurezza stradale e della mobilità sostenibile, miglioramento del benessere personale e sociale.

«L’idea di mettere in cattedra qualcuno per parlare in azienda di droghe o di tabacco mi spaventava. L’approccio scolastico proprio non faceva per noi. Poi – ricorda ancora Marta Mottana – il mio collega Sergio Capelli mi ha convinto a provare. E, in effetti, ho subito visto crescere l’entusiasmo anche perché il modo di proporre i diversi temi era così fresco e coinvolgente che i risultati ci sono stati. Il ritorno, attraverso i questionari di soddisfazione, si vedeva».

Forti dei risultati ottenuti, Marta Mottana e Sergio Capelli, che è Senior HR Business Partner Manufacturing di Vodafone Automotive, hanno iniziato a lavorare concretamente per aderire proficuamente al progetto: « Non è stato difficile – commenta Sergio Capelli – anche perché alcune delle pratiche promosse facevano già parte della nostra cultura e del patto che avevamo instaurato con i nostri dipendenti».

Marta Mottana

In particolare, nelle sedi di Varese e di Busto Arsizio di Vodafone Automotive c’era già la pratica delle “ferie solidali”, una sorta di banca delle ore a cui possono accedere dipendenti in difficoltà per motivi famigliari e personali che così beneficiano di ore di ferie donate dai colleghi: «Lo scambio viene fatto nel rispetto della privacy – spiega Sergio Capelli – Il lavoratore che si trova in una situazione particolare fa domanda all’ufficio del personale. La sua domanda viene vagliata d’intesa con i sindacati: se è accettata, la richiesta di donazione viene divulgata tra i colleghi che donano. La cosa bella è che si regalano le proprie ore di ferie per la sola volontà di essere solidali. Nessuno, infatti, conosce il collega che ne beneficerà né, tantomeno, il motivo. È un atto completamente gratuito».

E in Vodafone Automotive c’è già stato un caso: «Abbiamo avuto davvero l’esigenza – sottolinea Sergio Capelli – Completate le procedure, abbiamo fatto la domanda: abbiamo ricevuto molte più ore in dono di quante effettivamente servissero. È stato davvero un momento di grande forza emotiva. Nonostante il fine solidale, non è facile superare il senso del pudore e chiedere aiuto. Qui è avvenuto e si è creato un clima davvero partecipato».

Sergio Capelli

La fiducia che è sorta è la miglior garanzia del patto tra il manager e la sua squadra: «Lavorare in questa direzione diventa anche più semplice – spiega Marta Mottana che racconta l’ulteriore innovazione – Così abbiamo introdotto lo “smart working”. Una pratica diffusa nel mondo anglosassone e che inizia a prendere piede anche in Italia con il nome di “lavoro agile”. Si basa ancora sulla fiducia: fiducia di un rapporto di lavoro flessibile e ottimizzabile, che non sempre prevede presenza fisica ma che può richiedere spazi e tempi diversi. È chiaro che può avvenire quando ci sono determinate condizioni: non si lavora su macchine, non occorre la co-presenza fisica, non c’è rapporto diretto con il cliente. Nel comparto dei Servizi Telematici (che ha la sede centrale a Busto Arsizio, ma uffici anche in Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania), dove c’è molta innovazione, i data scientist e i project leader di diversi Paesi si tengono costantemente in contatto tra loro e si scambiano informazioni con strumenti agili e immediati quali Skype, Yammer, Sharepoint and JustShare, più che attraverso riunioni di tipo tradizionale. Questo modello sta dando risultati importanti in termini di gratificazioni personali nel combinare lavoro, famiglia e tempo libero, per esempio. Ci sono attività che si possono fare “ da remoto”, come le videoconferenze e la formazione. Il lavoro agile è un’innovazione che va nel senso della semplificazione anche se, ricordiamoci, il lavoro è di per sé un atto di socialità, quindi il lavoro agile non potrà mai completamente annullare uno spazio fisico dove ritrovarsi».

Entrata nel progetto nell’aprile scorso, Vodafone Automotive ha già applicato alla lettera il regolamento di introduzione progressiva delle sei aree di azione: «In alcune però noi spingeremo di più perché è nelle stesse nostre corde – commenta la manager dei Servizi Telematici – La futura implementazione va a toccare proprio il nostro campo. Abbiamo sviluppato un’app, scaricabile sullo smartphone, che monitora lo stile di guida. Volendo si può anche usare in modalità “sfida di gruppo” perché è pensata come un modo divertente per sensibilizzare ad una guida più attenta e responsabile. Chi aderisce volontariamente al programma può verificare il livello di sicurezza del proprio comportamento al volante. L’applicazione considera se freni bene o bruscamente, se prendi la curve in modo adeguato, se rispetti i limiti di velocità, se non acceleri eccessivamente e soprattutto se utilizzi il telefono durante la guida. E tante altre valutazioni che, alla fine, danno un punteggio, oltre a una serie di consigli per migliorare. Questa app crea una piccola comunità di automobilisti in sfida tra loro. Così contribuiamo a migliorare la sicurezza sulla strada in modo anche giocoso».

Per i due Responsabili HR di Vodafone Automotive, il progetto Workplace Health Promotion è stato un’occasione per rafforzare il senso di appartenenza e di fiducia reciproca. Non era scontato il risultato: « Le due aziende arrivavano da un’altra esperienza e sono entrate a far parte del gruppo Vodafone nel 2014- racconta Sergio Capelli – Siamo stati scelti per le nostre competenze e conoscenze. Passare da una realtà a un’altra non è sempre semplice. Invece, il clima all’interno dell’azienda è sereno e questo patto costante di fiducia reciproca ci permette di crescere e progettare il futuro».

Lavorare per il benessere vuol dire stare meglio: anche in azienda.

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 21 dicembre 2017
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