Liuc e Ubi Banca tracciano la nuova mappa del talento

Una linea Maginot taglia in due la provincia sia per quanto riguarda la formazione dei talenti che i loro spostamenti. Il maggior flusso è verso sud dove c'è un'altissima concentrazione di imprese hi-tech

Liuc generico

C’è una coincidenza tra luogo di residenza e luogo di lavoro di figure professionali di alto profilo? Come e quanto si spostano sul territorio? Dove si formano le loro competenze? Rispondere puntualmente a queste domande, può avere ricadute molto importanti per il futuro dell’ecosistema territoriale. Da quelle risposte infatti dipendono molte decisioni strategiche prese da istituzioni, imprese, università e banche. Pensiamo alle infrastrutture, ai futuri insediamenti delle aziende, all’offerta formativa degli atenei e ai servizi degli istituti di credito.
(foto da sinistra: Flavio Debellini, Massimiliano Serati, Luca Gotti e Andrea Venegoni)

Il Centro di ricerca sullo sviluppo dei territori della Business school dell’università Liuc di Castellanza, con il supporto di Ubi Banca, ha condotto una ricerca in cui viene tratteggiata la geografia del talento in Lombardia e nelle province di Varese e Bergamo, ovvero dove si genera, dove risiede e dove lavora. Uno studio che rappresenta il secondo tassello di un progetto di ricerca riguardante la competitività dei territori lombardi. A luglio era stata infatti presentata la mappa dell’attrattività territoriale  (“Firm drain – Firm Gain, favorire la localizzazione di imprese sul territorio) e prima ancora, l’impatto che l’università ha sull’intero sistema. La nuova ricerca sulle caratteristiche del capitale umano completa un quadro che comprende le persone e la qualità della vita, le imprese e le filiere di concentrazione produttiva, l’azienda e le sue performance.

IL DOMINIO DELLA FASCIA PEDEMONTANA
La capacità di formare figure professionali adeguate alle richieste delle imprese che operano nei settori a più alta produttività è distribuita in modo omogeneo in tutta la regione, mentre la maggior parte di queste imprese si colloca nella fascia pedemontana, da Varese fino a Brescia, passando per Milano, Monza e Bergamo. Questa fotografia spiega anche il “pendolarismo” dei talenti costretti a spostarsi dai luoghi di residenza ai luoghi di lavoro. «Potrebbe a prima vista sembrare intuitivo – sottolinea il professor Massimiliano Serati, direttore del centro di ricerca – perché è chiaro che i talenti si concentrano nella fascia dove ci sono le imprese più innovative e performanti. Ma l’aspetto interessante della ricerca è l’individuazione all’interno di territori confinanti e appartenenti a quella stessa fascia di una differente attrattività, condizione che influenza le scelte di investimento di imprese e banche».

«L’esodo dei talenti – ha aggiunto il ricercatore Andrea Venegoni – genera a sua volta una dinamica occupazionale negativa nei territori di provenienza, un invecchiamento della popolazione residente e una minore vocazione all’innovazione». Non basta dunque avere il capitale umano ma bisogna saperlo trattenere favorendo insediamenti produttivi per generare una domanda di lavoratori qualificati. In questa dinamica le infrastrutture assumono un’importanza notevole per il rilancio delle singole aree.

UNA PROVINCIA DIVISA IN DUE
Una sorta di linea Maginot taglia in due la provincia di Varese, sia per quanto riguarda la formazione dei talenti che i loro spostamenti. Il maggior flusso è verso sud dove c’è un’altissima concentrazione di imprese innovative e hi-tech. In provincia di Bergamo sono la cintura della A4 e Bergamo città le aree dove si concentra la manodopera di alto profilo proveniente dalle valli.

La ricerca sul fronte della formazione evidenzia un’altra caratteristica. La maggior parte dei laureati in materie tecnico-scientifiche si concentra nella fascia Pedemontana (66,40%) e la differenza tra la retribuzione media a 5 anni dal titolo tra questi laureati e quelli della altre province è di oltre 300 euro, 1.687 euro contro 1.346. È interessante notare che questa differenza di reddito è praticamente la stessa che c’è tra i lavoratori del sud e del nord della provincia di Varese, come evidenziato da una recente ricerca sull’occupazione delle Acli provinciali. 

FAR CRESCERE LA COMUNITÀ DI RIFERIMENTO
Questo lavoro è di grande interesse per le banca in quanto può orientare, se non proprio il rating in senso stretto, almeno il merito creditizio, e aiutare a modellare l’offerta di servizi secondo le esigenze del territorio, anticipando in questo modo il trend dello sviluppo economico. «Il dialogo tra imprese e polo accademico genera valore  – ha concluso Luca Gotti direttore generale di Ubi Banca – perché l’università scalda i cuori del talento. La Liuc è un punto di riferimento per il territorio e per la nostra banca che ne condivide la vision: far crescere la comunità di riferimento».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 07 dicembre 2017
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