Perseguitata e violentata dal “primo amore”, i 7 anni da incubo di una giovane

La storia di una 22enne al suo secondo processo nei confronti del suo persecutore del quale si invaghì quando ne aveva solo 15. Prima lo stalking e poi la violenza sessuale

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Sette anni di vessazioni, iniziate quando ne aveva solo 15, e proseguite fino a quando il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari per l’uomo che ha segnato la sua adolescenza e la prima età adulta.

La colpa di Angela (il nome è di fantasia) è stata quella di innamorarsi, come accade a molte ragazzine di quell’età, di un ragazzo più grande di lei (lui, che chiameremo Andrea, ne aveva poco più di 18). Una storia come mille altre, durata qualche mese che poi la ragazza aveva deciso di chiudere non potendo immaginare a quali conseguenze sarebbe andata incontro.

Attraverso le testimonianze di un’amica, della madre e dell’attuale compagno è andato in scena nell’aula Falcone e Borsellino del Tribunale di Busto Arsizio, un processo per stalking e violenza sessuale nei confronti di un 25enne residente in un paese dell’area di Malpensa che ha reso impossibile la vita della persona che diceva di amare. È il secondo processo nei suoi confronti, dopo la condanna subita nel primo procedimento risalente al 2015, sempre per atti persecutori nei confronti della giovane.

Angela era arrivata al punto di non uscire più di casa per paura di incontrare lui, il suo incubo quotidiano e notturno: «Era costantemente pedinata – racconta l’amica chiamata a testimoniare – mi chiedeva anche di portare il cane fuori perchè temeva di ritrovarselo come sempre, sotto casa, in attesa di poterla insultare e umiliare». La vittima aveva abbandonato anche la scuola e smesso di incontrare altri amici perchè tutti finivano nel mirino di Andrea che li contattava tramite social network anche con account falsi, per insultarli e minacciarli, così come faceva con lei.

La mamma di Angela ha ripercorso tutta la storia, dal momento in cui la figlia le confessò di essersi presa una cotta per quel ragazzo biondo, con gli occhi azzurri: «La storia tra loro iniziò nel 2010 e dopo un paio di mesi decisi di conoscerlo – ha raccontato ai giudici – poi cominciarono i primi problemi, la sua gelosia aumentava ogni giorno di più, fino al punto di proibirle di uscire anche con le sue amiche. Fu in quel momento che decise di troncare e iniziarono i messaggi e le telefonate continue condite da minacce e insulti a lei, a me e a suo padre che è morto alcuni anni fa, gli appostamenti e gli inseguimenti in auto».

Angela e sua madre decisero di denunciare Andrea, ci fu un processo e una condanna: «Pensavamo di aver messo la parola fine ma la madre del ragazzo contattò Angela dopo un paio di mesi per chiederle di incontrarlo e aiutarlo nel suo percorso terapeutico – racconta ancora la madre – andammo insieme ma dopo quell’incontro ricominciarono le persecuzioni».

Questa volta, però, le cose sono andate anche peggio: «Ero al lavoro quando mi arrivò un messaggio da Angela che mi chiedeva di tornare a casa perchè era successo un casino – racconta l’attuale fidanzato – quando tornai a casa la trovai in lacrime, con una borsa dell’acqua calda sulla pancia. Angela era uscita per fare una commissione urgente quando si è trovata davanti lui e un amico che lo ha aiutato a tenerla mentre lui la violentava. Non contento le ha anche sferrato un calcio in pancia per placare la sua resistenza». Poco tempo prima la coppia era stata anche aggredita da Andrea, sotto casa dei genitori del fidanzato a Mozzate: «Andrea scese dall’auto, insultò Angela e le diede uno schiaffo. A quel punto reagii e ci fu una colluttazione».

Ora Angela è tornata a sorridere. Da quando Andrea è ai domiciliari la sua vita è ripartita dopo essere rimasta congelata per quasi due anni, gli ultimi due, i più duri da sopportare e con quell’onta incancellabile della violenza sessuale praticamente in casa. Ora è seguita da una psicologa e sostenuta dall’associazione Eva Onlus di Busto Arsizio presente anche questa mattina in aula per stare accanto all’ennesima vittima della violenza maschile: «Sono moltissimi i casi di ragazzi anche giovanissimi che perseguitano la propria ex – racconta Cinzia Di Pilla – quest’anno c’è stato un significativo aumento che ci preoccupa».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 14 dicembre 2017
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