Un anno nel Punjab: “Ecco come vivo lontano da Busto”

Maddalena è una studentessa del liceo Candiani e sta vivendo un'esperienza di studio all'estero. Rosanna Pozzi ci racconta cosa voglia dire partire a 17 anni

maddalena bienati studentessa in India

Maddalena Bienati è  una studentessa del Liceo Artistico Candiani di Busto Arsizio e sta vivendo un anno di studio all’estero. Precisamente è in India nella regione del Punjab dove sta frequentando una scuola superiore internazionale. Curiosa e interessata a vivere nuove esperienze, non si è fatta sfuggire l’occasione di conoscere uno stato profondamente diverso dal nostro.

La docente del liceo Tosi di Busto Arsizio Rosanna Pozzi le ha fatto alcune domande per capire come sta vivendo questa importante esperienza.

1-Perché hai deciso di trascorrere l’anno all’estero?
Ho deciso di partecipare alle selezioni di Intercultura principalmente poiché volevo provare a vivere in un posto diverso dalla mia città. Busto Arsizio non mi è mai piaciuta, ma, adesso che sono lontana, inizio a comprendere che un legame affettivo forte mi lega alla mia città natale.
Credevo, sbagliando, che un’esperienza all’estero mi avrebbe portato a viaggiare costantemente, senza fermarmi…; invece vivo stabilmente con una famiglia di un altro stato ma ho fatto un’importante scoperta: vivere in una nuova comunità mi ha portato a conoscere e a imparare non solo la storia di un popolo diverso dal mio, quella di alcuni monumenti e luoghi importanti dello stato in cui mi trovo, ma anche altri aspetti culturali comuni, relativi alla vita quotidiana delle persone, solitamente nascosti agli occhi del turista occasionale.

2-Perché hai scelto l’associazione Intercultura e come ne sei venuta a conoscenza
Il mio primo approccio ad Intercultura è avvenuto grazie a mia mamma, poiché la figlia di un suo collega aveva trascorso un anno in Costa Rica. Sempre mia mamma mi ha consigliato di guardare il  sito dell’associazione, e da lì è nato tutto.
Sono partita il 27 giugno del 2017 da Roma con altri 17 ragazzi, che adesso sono sparsi in varie parti dell’India come exchange students.

3-Descrivi la tua giornata tipo
Ho vinto una borsa di studio con un programma in boarding house e ciò implica una differenza dal programma classico, in cui i ragazzi sono ospitati in famiglia sette giorni su sette; nel mio caso, invece, vivo dal lunedì al venerdì in un ostello all’interno della scuola con altre cinquanta ragazze, mentre nei weekend e durante le vacanze vivo con una famiglia di Patiala, la mia città ospitante.
A scuola e a casa ho due tipi diversi di routine, che però sono entrambe influenzate da degli imprevisti giornalieri che sono sempre presenti e cambiano in maniera imprevista tutto quello che programmo.
La mia scuola presenta una routine che varia in base alle stagioni. Ci sono due tipi di attività: quella estiva (che era in vigore fino a 18 di ottobre) con cui entravo a scuola alle 7.35 per poi finire ogni giorno alle 14, e quella invernale, attualmente in vigore, con cui inizio scuola alle 8.35 e finisco alle 16.
Nella boarding house con il programma invernale inizio la giornata alle 5.30, dalle 6 alle 6.30 ho lezioni di hindi durante il “prep time” (tempo dedicato allo studio) poi dalle 6.30 ho tempo per cambiarmi fino alle 7.30, orario in cui, dopo il controllo uniforme e la preghiera mattutina, avviene la colazione nella mensa del GBH (girls boarding house).
Dopo la colazione mi incammino fino a scuola con le altre ragazze della boarding house.
La scuola che sto frequentando si chiama YPS Patiala , acronimo di Yadavindra Public School, è molto grande e popolata, poiché si possono trovare studenti dai tre (nella zona kindergarden) ai diciotto anni (i ragazzi all’ultimo anno di scuola, la nostra quarta superiore). Dopo il decimo anno di scuola in India è possibile scegliere un indirizzo in base ai propri interessi, selezionando ulteriormente tra varie opzioni le materie preferite. Io sono stata inserita nell’undicesimo anno e sono nella sezione ‘Art’, poiché ho scelto storia, psicologia, arte, home science e inglese.
Alle 8.35 la scuola inizia con l’appello in classe e l’assemblea generale nello stadium scolastico.
Ogni classe dalla sesta (la nostra prima media) alla dodicesima (il quarto anno di superiori) deve parlare a turno nell’assemblea. In tale quotidiano raduno mattutino vengono lette le notizie del giorno recitata la preghiera, comunicato il “pensiero del giorno” e una piccola riflessione su un tema variabile. Solitamente l’assemblea si conclude con le indicazioni dei professori, un piccolo discorso del preside e l’inno nazionale.
Le lezioni vere e proprie iniziano alle 9. A scuola ho otto periodi al mattino, la pausa pranzo e due periodi nel pomeriggio.
Dopo scuola, io torno nella boarding house dove posso passare un’oretta e mezza libera prima di iniziare a fare i compiti. Il prep time pomeridiano si conclude alle 19. L’orario della cena è 19.30 e solitamente dalle 20 in poi è possibile studiare, guardare la tv, stare con le amiche oppure andare a letto.
Quando sono a casa della mia famiglia ospitante non ho mai una routine fissa, cambio sempre in base agli impegni scolastici, alle uscite con la famiglia e con i compagni di scuola o alle funzioni religiose che sono presenti ogni weekend. L’unico elemento costante nella mia routine a casa è la sveglia della domenica mattina e il “chai”, the con il latte, alle 17.30/18.

4-Quali sono le maggiori differenze tra il sistema scolastico italiano e quello della Scuola Internazionale che frequenti quest’anno?
YPS Patiala (Yadavindra Public School) è una scuola privata, nella quale vengono impartite lezioni in inglese e in cui tante attività extra curricolari vengono proposte; una scuola abbastanza rinomata in tutta l’India, poiché il livello di studio ed dello sport è molto alto. In una scuola così articolata e complessa è il preside la figura principale per qualsiasi decisione scolastica. Rispetto al sistema scolastico italiano, in cui il preside si consulta con vari organi interni e esterni alla scuola, il preside della mia scuola indiana si prende delle libertà che per noi sono impensabili. Il preside può decidere di cambiare l’orario scolastico per tutta la scuola, può cambiare le date delle vacanze, come può decidere chi sono gli alunni che possono partecipare in base ai voti ad attività che in Italia solitamente sono per tutti; mi ha colpito, per esempio, il caso di un ragazzino che non ha potuto partecipare alla recita scolastica poiché aveva i voti troppo bassi.
Il preside è anche colui che si prende cura della disciplina a scuola. Solitamente è lui che sgrida i ragazzi quando non si impegnano nello studio e nello sport, così come è lui che decide di persona chi può passare alla classe successiva. Il preside tiene molto a mantenere alto il nome della scuola, per questo pretende che i suoi alunni siano molto educati e che si impegnino in sport e studio. I professori seguono alla lettera le istruzioni che il preside comunica nell’assemblea mattutina ogni  giorno.
La maggior parte dei ragazzi indiani sono studiosi, poiché in India è difficile trovare un buon lavoro a causa dell’alto livello di competizione. Molti ragazzi indiani desiderano essere giudici di corte, businessmen o medici poiché sono attività lavorative ben retribuite. Poiché i ragazzi indiani hanno questo genere di aspirazioni, buona parte di essi si applicano principalmente nelle materie che poi vanno a formare gli indirizzi di arte, scienze, commercio e account dalla decima classe in poi.
Trovo che il sistema scolastico italiano presenti molte più opzioni di indirizzi scolastici per la carriera futura, senza dover aspettare di andare all’università per avere una specializzazione in base ai propri interessi; nonostante ciò, qui in India, dopo la decima classe si possono scegliere tra sei coppie le sei materie relative all’indirizzo scelto.
Nelle scuole indiane il sistema amministrativo non è del tutto efficiente. Le uniche informazioni certe sono relative all’uniforme scolastica. In tutte le scuole indiane c’è un codice etico da rispettare, che consiste anche nell’avere l’uniforme scolastica sempre in ordine. In Italia c’è molta più libertà nel vestirsi a scuola, mentre l’uniforme scolastica è obbligatoria in tutte le scuole indiane, poiché oltre ad evitare episodi spiacevoli, è un modo che aiuta gli alunni ad essere considerati in egual modo senza distinzioni di sorta. L’uniforme è anche un mezzo per rispettare i professori; qui in India i professori sono visti da alcuni come dei maestri di vita, dei guru chetrasmettono la loro conoscenza, per tale motivo bisogna presentarsi in maniera definita “dignitosa”.

5-Momenti di svago e divertimento in India, ad esempio gite, tradizioni, feste…
Gli indiani, in particolare i punjabi, amano i momenti di festa, e poiché nello stesso continente moltissime persone di diverse religioni vivono in armonia, la scuola presenta moltissime vacanze dovute ai numerosi festival di diverse religioni! Dal Diwali (festival delle luci nonché “Natale indiano”) a festività minori come Rakki, è sempre l’occasione buona per festeggiare. Poiché ogni festival o celebrazione è u nica, solitamente il modo di festeggiare cambia. Ma c’è sempre un must-have immancabile: il cibo. Gli indiani hanno una vasta cultura culinaria, che solitamente viene sfoggiata in ricchi buffet.
Gli indiani adorano ballare! La danza è un modo per esprimere gioia, e gli indiani utilizzano vari stili per fare ciò; in India esistono moltissimi stili di danza, di cui almeno uno è tipico di ogni regione. In Punjab gli stili più praticati si chiamano bhangra e ghidda, e sono gli stili tipici regionali. Questi stili sono entrambi molto energetici e ritmici, simili al moderno hip hop.
Quando sono a casa in famiglia mi piace passare il tempo a realizzare dei lavoretti con mia sorella ospitante di 10 anni, guardare film o serie tv con l’altra sorella ospitante di 15 anni, bere il chai insieme alla mia host mother oppure parlare con il mio host father quando è a casa. Solitamente non esco molto con i miei amici di scuola, ma quando ci organizziamo tutti insieme mi diverto molto. Non esco molto poiché o sono sempre impegnata in varie attività (tra i compiti della scuola indiana, le attività organizzate da AFS India, i corsi di hindi, e tutti i temi che devo scrivere per una dei miei volontari sono sempre impegnata) o perché devo partecipare a qualche funzione religiosa con la mia famiglia ospitante. Mio papà ospitante preferisce che io non esca molto poiché è più protettivo, mentre mia mamma ospitante mi incoraggia ad accettare le proposte dei miei amici.

6-Quel che più ti manca dell’Italia e della tua vita quotidiana a Busto Arsizio
Mi è sempre piaciuto camminare, sembrerà strano, ma la cosa che mi manca di più è camminare in centro a Busto Arsizio. Sento molto la mancanza di quel tipo di indipendenza, così come avere un luogo di riferimento comune dove incontrarmi con i miei amici, fare shopping senza dover andare fino ad un centro commerciale o semplicemente passeggiare senza pensieri.
Mi mancano i miei amici e la mia famiglia, ma è una mancanza ovvia e dovuta al fatto che voglio loro molto bene.

7-Gli aspetti difficili e critici della tua esperienza in India fino ad oggi
Sono già passati cinque mesi da quando sono arrivata in India. Posso dire che i momenti più brutti sono stati quando la mancanza di casa ha preso il sopravvento. Io sono una persona abbastanza sensibile, per tale ragione mi è capitato di piangere qualche volta (nel mio caso, soprattutto nel terzo mese) poiché non riuscivo ad ambientarmi, a capire quello che i miei amici volessero dire o semplicemente poiché mi mancava casa. Fortunatamente in quei momenti ho avuto degli amici (italiani e non) e dei volontari di AFS che mi hanno aiutata tanto. 

All’inizio della mia esperienza, ho avuto qualche problema a comprendere le regole della boarding house, poiché sono molto limitanti. Per questa ragione mi è capitato più di una volta di ricevere delle sgridate da parte della guardiana dell’ostello non indifferenti. A pensarci ora mi viene da ridere, ma un po’ di tempo fa vedevo questi problemi giganteschi!

8-Gli aspetti positivi e costruttivi della tua esperienza fino ad oggi
Fino ad adesso ci sono stati molti aspetti positivi; l’incontro con una cultura così diversa per me è stato lungo e faticoso ma estremamente gratificante.
Le persone che ho conosciuto qui sono molto amichevoli; questo loro atteggiamento mi ha sorpreso veramente tanto all’inizio. Grazie a quest’esperienza ho iniziato a sorprendermi di cose o azioni che magari sono banali per definizione. I piccoli gesti mi fanno stare bene.
Credo che sia in atto una sorta di cambiamento, poiché non si può rimanere indifferenti ad un’esperienza del genere.
La strada è ancora lunga, può succedere di tutto nei restanti cinque mesi, ma per ora sono felice.

9-Consigli che ritieni importanti per chi volesse trascorrere un anno di studio all’estero come te?
Credo che chiunque voglia partire per un’esperienza interculturale non abbia bisogno di consigli generali, poiché se c’è il desiderio di sperimentare cose nuove, la curiosità necessaria, e il supporto saldo di amici e famigliari, tutto quello di cui si avrà bisogno lo si troverà nel corso dell’esperienza.
Consiglio solo di non avere delle aspettative preconfezionate prima della partenza, poiché magari quello che si ottiene da un’esperienza simile non è corrispondente a quel che ci si immaginava.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 dicembre 2017
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