Capelli trovati sul corpo di Lidia Macchi, chiesto un nuovo esame del Dna

Richiesta alla Corte la possibilità di effettuare delle nuove comparazione del Dna per cercare il proprietario di quei quattro capelli trovati sul corpo di Lidia

lidia macchi

L’indagine per scoprire l’assassino di Lidia Macchi non è conclusa. L’ha detto questa mattina (16 gennaio) in aula aprendo l’udienza, il pm che rappresenta l’accusa, Gemma Gualdi.

«In una situazione particolarissima, in cui a ridosso dell’inizio della discussione finale giungono i dati dell’incidente probatorio, dopo 20 mesi di analisi, chiedo che mi sia dato il tempo di effettuare ulteriori perizie».

Il procuratore generale di Milano ha richiesto, in particolare, una perizia psichiatrica su Stefano Binda per accertarne la pericolosità sociale, una nuova perizia chimico scientifica sull’imputato per chiarire un’eventuale sua presenza sulla scena del delitto, ma soprattutto ha contestato la teoria della presenza di un altro uomo, derivante dal ritrovamento di quattro capelli attribuiti allo stesso Dna sulla salma di Lidia Macchi.

Per questo, ha richiesto alla Corte la possibilità di effettuare delle nuove comparazione del Dna per cercare il proprietario di quei quattro capelli. Secondo Gemma Gualdi potrebbero essere diverse persone che hanno lavorato sulla salma durante l’autopsia, ma anche qualcuno tra gli amici che salutarono la povera vittima nel 1987 prima della chiusura della bara durante i momenti che precedettero le esequie.

La Gualdi ha fatto un pubblico appello ai varesini, chiedendo che si facciano avanti tutti colori i quali baciarono il volto della povera Lidia in quella occasione, facendo quindi comparare il proprio Dna per poter eventualmente rintracciare una contaminazione casuale sulla salma.

Infine, il magistrato ha chiesto una perizia calligrafica sulla lettera anonima inviata ai genitori di Lidia Macchi, che possa dipanare il contrasto tra il consulente dell’accusa e quello della difesa circa la paternità di quello scritto.

di roberto.rotondo@varesenews.it
Pubblicato il 16 gennaio 2018
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