Caruso: “Niente compromessi con chi è razzista”

Il regista di "The hate destroyer", la storia della battaglia di Irmela Mensah-Schramm contro il neonazismo, sarà presente per il Giorno della memoria a Filmstudio90 dove verrà proiettato il documentario

Avarie

La frase sulla razza bianca pronunciata dall’ex sindaco di Varese e candidato alla presidenza della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha avuto un duplice effetto. Da una parte ha scatenato l’indignazione di larga parte dell’opinione pubblica, dall’altra ha rimesso al centro la necessità di avviare una riflessione seria sulla memoria e sull’assenza di senso critico non solo nelle nuove generazioni.

Per il Giorno della Memoria  alcuni registi impegnati con le loro opere sul tema della lotta al razzismo hanno scelto di essere presenti a Varese durante la proiezione dei loro film. Tra questi anche Vincenzo Caruso autore del documentario “The hate destroyer“, la storia della lotta quotidiana di Irmela Mensah-Schramm (foto sopra), una donna di Berlino che dal 1985 cancella le scritte razziste e omofobe dei neonazisti tedeschi. Caruso sabato 27 gennaio interverrà nella sala di Filmstudio 90 in via De Cristoforis dove sarà proiettato il suo documentario alle 17.30 e alle 19.

Caruso, perché ha deciso di essere presente a Varese?
«Premetto che non mi piace commentare le parole dei politici, anzi in alcuni casi sarebbe meglio non farlo. Ma quando di mezzo c’è la dignità degli altri occorre evitare ulteriori strumentalizzazioni e purtroppo il tema degli immigrati è entrato in questa campagna elettorale in un modo strumentale e pericoloso. Nessuno nega che ci siano dei problemi, ma il compito della politica dovrebbe essere quello di risolverli non di alimentarli. È dunque importante esserci perché le persone tendono a dimenticare con facilità e la storia non ci può aiutare se non riportiamo il dibattito sul presente».

Qual è il rischio più grande in questa fase?
«Accettare il compromesso con chi ha atteggiamenti razzisti e omofobi, cosa che accade più spesso di quanto si pensi. Ho visto troppi servizi di persone che dalla sera alla mattina hanno messo il busto di Mussolini sulla credenza di casa. Insomma c’è un clima che alimenta il senso generale di impunità servendosi dell’ignoranza delle persone rispetto agli avvenimenti storici».

Che cosa insegna la storia di Irmela Mensah-Schramm?
«Ci insegna che la coerenza e il fortissimo senso di giustizia che la animano sono il migliore antidoto alla perdita di senso critico. Irmela combatte una battaglia personale, cioè rispetto al suo vissuto in famiglia, e una battaglia generazionale che cerca di riparare gli errori di chi l’ha preceduta. Lei è nata nel 1945 ed è come se dicesse: guardatemi, io sono diversa. Ha un carattere fortissimo e affronta i neonazisti a viso aperto tanto che spesso sono loro a darsela a gambe. È una cittadina preoccupata perché in Germania i movimenti razzisti sono presenti e piuttosto pericolosi, come testimoniano le numerose minacce di morte ricevute da Irmela».

Come è stato accolto il documentario?
«Molto bene, oltre le nostre aspettative. Sale piene e grande partecipazione ovunque lo abbiamo presentato. Irmela è diventata un simbolo e quando ha lasciato l’Italia ha pianto molto. D’altronde in Germania sono molto pratici e fanno fatica a trattare un argomento così complesso su un piano simbolico, è invece proprio questo il grande valore universale espresso dalla storia di Irmela».

 

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Pubblicato il 26 gennaio 2018
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