Cimitero monumentale, un museo “fragile” senza vigilanza

Il furto delle lampade liberty ha riacceso l'attenzione sulla questione della videosorveglianza mai attivata. L'appello: "Difenderlo da vandali e ladri è il minimo che si possa fare"

Furto lampade votive Gallarate

Le telecamere al cimitero saranno mia attivate? Il furto di lampade votive artistiche d’inizio Novecento, che ha colpito decine di tombe, ha riacceso l’attenzione su un problema generale dei cimiteri e sul capitolo doloroso della videosorveglianza mancante, una questione che si trascina da 8 anni, che è riemerso di tanto in tanto ma che non ha mai trovato soluzione.

«Il recente furto di lampade votive al cimitero monumentale di Gallarate accompagnato da ignobili vandalismi, è solo una tappa di una situazione di degrado agevolata dalla mancata attivazione del sistema di sorveglianza. Da anni le telecamere piazzate non funzionano» ha ricordato nei giorni scorsi Salvatore Benvenga, cercando di mantenere alta l’attenzione sul tema. «Credo sia ora che la città si sensibilizzi verso questo problema e chieda all’Amministrazione pubblica e all’intero consiglio comunale di prendere in esame il problema e risolverlo. Il Monumentale di Gallarate non è solo custode di memorie pubbliche e private, ma di un grande pezzo di storia della città. Assumersi il compito di difenderlo da vandali e ladri e insozzatori è il minimo che si possa fare».

Ma qual è il problema? Delle telecamere si è parlato diverse volte già in passato, fin dai tempi dell’amministrazione Mucci. Durante il mandato di Guenzani era stato Giuseppe De Bernardi Martignoni a ri-sollevare la questione, anche se già allora era emersa poca fiducia nella possibilità di attivare l’impianto. Ma come è possibile? «Le telecamere erano inserite in un appalto integrato del cimitero, dovevano essere collegate» ricostruisce l’attuale assessore ai lavori pubblici, Sandro Rech.

Il suo predecessore Danilo Barban (nella giunta Guenzani) aveva ripreso in mano la questione,era emerso un problema legato anche alle pratiche burocratiche e al regolamento sulla privacy. Anche perché l’impianto “cimiteriale” non era legato al più ampio sistema comunale di videosorveglianza avviato (con polemiche) nel 2008 e poi portato a regime e potenziato, oggi ben funzionante come dimostrano anche casi recenti. Ancora nel 2016, in piena campagna elettorale, ci furono polemiche a seguito di un incendio sospetto che distrusse alcuni cipressi.

C’è poi un altro aspetto: sono passati anni e la tecnologia dell’impianto al cimitero ha finito per diventare obsoleta. «Registrava in loco su hard disk, allora era un sistema in uso» continua Rech. «Si erano fatte delle prove di collegamento con i vigili, ma sono emersi molti problemi».

Ma oggi, cosa si fa, in concreto? «Il monitoraggio dei problemi esiste, abbiamo bloccato già in passato tentativi di furto, così come ingressi di extracomunitari nella casa del custode» risponde Rech. «Negli ultimi sei mesi sono stati fatti interventi importanti per ampliare la videosorveglianza, cerchiamo tenere alta la guardia. Sappiamo quello che c’è da fare: avessimo i soldi… E questo vale per tutto, dalle strade ai servizi sociali».

Insomma, dal municipio arriva un richiamo alla realtà, perché – come per altri problemi, vedi via Pacinotti – un conto è enunciare i princìpi generali come la sicurezza e la videosorveglianza, un conto garantirli realmente. Rech comunque non rinunciava nei giorni scorsi a tranquillizzare su un più generale controllo: «È impensabile, come si è sentito dire, che persone non autorizzate portino dentro mezzi. Il sindaco in prima persona ha chiesto informazioni per monitorare la situazione, certo abbiamo presente da diverso tempo».

Il problema è esteso a tutti i camposanti, non solo di Gallarate, visto che in passato si sono viste azioni eclatanti, come le intere cappelle cimiteriali private dei tetti in piena notte. Nel caso del cimitero di Gallarate c’è però anche un altro aspetto, la presenza di opere pregiate che possono interessare i ladri di oggetti di valore artistico. Sergio Uslenghi e Roberto Calvino, studiosi del camposanto monumentale e delle tante opere presenti, avanzano un’altra ipotesi: «Si potrebbe pensare ad esempio ad un accordo con le associazioni carabinieri in congedo o con altre associazioni d’arma, per qualche passaggio notturno». Una soluzione che potrebbe quantomeno “disturbare” – se non spaventare – i ladri di rame e quelli di opere d’arte, forse più delle stesse telecamere (specie nel caso di ladri ben organizzati). Un altro strumento, magari da affiancare a qualche intervento di recupero della videosorveglianza.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 gennaio 2018
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