Dalla Valcuvia la richiesta al Vaticano: “A San Pietro non suonate organi digitali”

La secolare azienda Mascioni Organi critica la scelta del coro della Cappella Sistina di utilizzare un elettrofono. Puristi della musica sacra sul piede di guerra: parte la raccolta firme per tornare al suono dello strumento a canne

Avarie

«È come se il Vaticano, invece di commissionare un quadro a Caravaggio avesse scelto una pittura di bassa qualità fatta su di un telo. O, ai giorni nostri, la foto di un dipinto».

Parlare di organi e musica sacra non è argomento facile. Lo sanno bene alla Mascioni Organi, azienda conosciuta nel mondo per la produzione di meravigliosi strumenti a canne, che difatti utilizza proprio questo assurdo paragone per denunciare quanto sta mettendo sul piede di guerra il mondo della musica sacra e dei puristi del suono.

L’azienda di Azzio, infatti utilizza proprio il modernissimo strumento di condivisione – Facebook – per “denunciare” in un post quanto sta avvenendo in questi giorni in Vaticano: al posto di uno storico organo a canne a San Pietro da poco più di due settimane viene suonato un elettrofono, uno strumento che produce un suono campionato.

Perché questa scelta? Lo spiega in un’intervista video postata su youtube lo scorso 30 dicembre monsignor Massimo Palombella attuale Direttore della Cappella Musicale Pontificia Sistina: l’organo digitale, con suono campionato, serve per «valorizzare l’organo a canne in Basilica, che non era possibile con la microfonazione che veniva fatta. L’organo viene incontro a questa problematica», afferma il religioso. «Abbiamo cercato la punta di diamante della tecnologia. Non c’è competizione tra l’organo a canne e il digitare quando l’organo digitale fa in modo che il servizio venga svolto meglio. Quando faremo le celebrazioni di fronte al Papa all’Altare della Cattedra utilizzeremo quello a canne, ma con esigenze celebrative e strutturali di trasmissione, in mondovisione nella Basilica o nella piazza San Pietro, dobbiamo usare un organo digitale».

Tutto risolto, quindi? Neanche per sogno. Dopo l’intervista video di monsignor palombella, infatti, lo scorso 2 gennaio la Mascioni Organi scrive questo, su Facebook:

Apprendiamo con sorpresa e rammarico la scelta di dotare la Cappella Sistina di un elettrofono da utilizzarsi per le solenni funzioni della Basilica. Il grande organo di S.Pietro è un Tamburini a quattro manuali, progettato dal glorioso M°Ferdinando Germani, integralmente revisionato dalla nostra casa organaria nel 1999, anno in cui è stato dotato anche di una seconda consolle mobile per poterlo usare proprio con la Cappella Sistina e per le celebrazioni esterne in piazza. In manutenzione costante (almeno 3 volte l’anno) da allora è sempre stato in perfette condizioni di funzionamento.
Per le funzioni esterne, mediante una presa microfonica, il suo suono veniva amplificato in tutta la piazza, così come prima si faceva per l’organo Walker.
Ora a quasi 20 anni dalla revisione è previsto un intervento di pulitura e accordatura generali che verrà eseguito sempre dalla nostra casa organaria nel primo semestre di quest’anno.
Riteniamo scandalosa e ingiustificabile la scelta di utilizzare ora un elettrofono nascondendosi dietro poco difendibili motivazioni pratiche e funzionali. Anche i responsabili ecclesiastici e le maestranze tecniche della Basilica sono sbigottiti, increduli e naturalmente assai dispiaciuti per l’avverarsi dell’inaspettata situazione”.

Il post ha una “portata” notevolissima: viene visto da migliaia di persone e centinaia sono i commenti, di ogni genere. C’è l’esperto di musica, che spiega perché il far suonare questo organo elettronico sia sbagliato e c’è chi la butta sul pesante: “C’è lo zampino di Mefistofele”.

«La Chiesa, nel suo codice deontologico e nella Costituzione della sacra liturgia, prevede come strumento l’organo a canne. San Pietro è la madre delle chiese di tutto il mondo. Ora, potremmo comprendere se questa scelta fosse avvenuta in una chiesa di paese, dove per motivi economici non si può garantire la manutenzione di un organo a canne. Ma questo a Roma non è accettabile. Non a san Pietro», dice a Varesenews l’azienda di Azzio, in vita dal 1829, che lavora in ogni continente.

Il fatto non è passato inosservato, come si accennava, nel mondo degli addetti ai lavori; in numerosi siti specialistici si leggono esternazioni contro la scelta del Vaticano.

Sono state lanciate anche raccolte firme on line per far si che torni a suonare, in ogni occasione, l’antico organo a canne del coro della Cappella Sistina.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 11 gennaio 2018
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