EOLO: un successo tutto italiano

Luca Spada e Rinaldo Ballerio commentano i cambiamenti tecnologici e l'importanza dell'ingresso degli americani nella compagine di Eolo

Eolo Elmec Ballerio Spada

Pochi giorni fa un tecnico di Eolo era rimasto bloccato dal maltempo in Ossola a 1.800 metri di altezza. Lo aveva portato lassù un elicottero per fare la manutenzione di un’antenna che porta la connessione in tre piccoli paesi in mezzo alle montagne.

Una storia emblematica per la società guidata da Luca Spada. Il ceo e presidente di Eolo in quelle ore di attesa del salvataggio di Gabriele aveva scritto: “Cosa non facciamo per portare Internet ovunque”.

Una delle caratteristiche di questa azienda, nata dieci anni fa, finora è stata proprio quella di garantire accesso a Internet anche in zone impervie non coperte da altri operatori.

Investimenti importanti frutto della visione di un gruppo al cui vertice è sempre stato Spada e da alcuni anni con lui la Elmec informatica presieduta da Rinaldo Ballerio.

Si capisce così la grande soddisfazione per l’arrivo del fondo americano che entrerà in Eolo con il 49% delle azioni. Grazie a questa operazione finanziaria nei prossimi anni saranno garantiti trecento milioni di investimenti.

“Un decennio fa siamo nati per dare una risposta al “digital divide”, – racconta Luca Spada – oggi siamo impegnati nella realizzazione di una rete wireless a 100 Mb per ridurre lo “speed divide”. Nel nostro lavoro nel giro di poco è cambiato tutto. La questione resta sempre culturale perché tra le persone si è diffusa la convinzione che la banda non costi. Si fa un contratto da venti euro al mese flat senza avere un’idea di cosa significhi erogare quel servizio. Molti non hanno attenzione all’uso della connessione. È un po’ come tenere un rubinetto dell’acqua sempre aperto”.

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Cosa è cambiato in questi anni?

«Internet è diventato parte della nostra vita e la connessione è un servizio essenziale. Abbiamo lavorato seriamente per garantirla a tutti e a costi accessibili. Poi è arrivato lo streaming e ha sconvolto ogni business model. Ogni operatore si è trovato in una condizione completamente nuova nel giro di pochissimo. Quando è nato il servizio flat si faceva pagare per un utilizzo per lo più costante. Zero consumo di notte, verso le otto del mattino questo saliva e si manteneva più o meno costante lungo tutta la giornata per poi riprendere a scendere in serata. Ora con lo streaming  dalle 20.30 alle 22.30 abbiamo picchi che triplicano la richiesta di banda. Per gli operatori diventa insostenibile garantire la stessa qualità in quelle due ore. Sarebbe come fare venti corsie di un’autostrada tenendo conto solo delle ore di punta del traffico».

Quindi serve una risposta al carico originato dallo streaming?

«L’arrivo di Netflix ha cambiato molte cose. È un servizio che a differenza di Sky o Mediaset, costa poco perché non ha oneri di distribuzione. Usa la rete scaricando così i problemi sugli operatori che garantiscono la connettività. L’utente che paga venti euro è convinto di poter avere la stessa banda sempre peccato che non sappia che ci sono profonde differenze. Chi non usa lo streaming consuma 60-70 gb di banda al mese contro i 250-300 gb. Negli ultimi anni la tecnologia non è cresciuta con la stessa velocità e oggi gli operatori dovrebbero fare investimenti enormi. Lo streaming sta crescendo tantissimo e tra poco non sarà più possibile garantire quei picchi di banda».

Cosa si fa allora?

«Bisognerebbe andare su modelli a consumo differenziato, ma il mercato non recepisce questo discorso. Noi ci stiamo muovendo su una nuova tecnologia 5G per portare la banda a 100 Mb wireless. Questo prevede una nuova progettazione. Cambia paradigma in modo che si possa garantire la connessione anche in presenza di una grande quantità di streaming. La scarsità di fibra ottica, soprattutto fuori dalle città, ci ha costretti a trovare soluzioni nuove».

Come sta andando Eolo?

«Cresciamo con oltre 15mila nuovi utenti al mese per due ragioni: ci muoviamo in aree dove non ci sono altri operatori e al tempo stesso siamo diventati la vera alternativa in quei posti dove arrivava solo la vecchia Adsl. Per chi ha iniziato a utilizzare lo streaming questa non basta. La bontà della nostra rete è testimoniata da Netflix stessa. Nei loro test siamo al terzo posto per qualità della banda».

E per il futuro?

«Tutta la nuova infrastruttura sarà realizzata con la nuova tecnologia. Abbiamo in previsione l’assunzione di altre 150 persone e presto saranno ultimati i nuovi uffici con una superficie di 3000 metri quadrati».

Ci sono passione e orgoglio nelle scelte di molti imprenditori. Nel caso di Rinaldo Ballerio, presidente di Elmec Informatica e di Luca Spada, Ceo di Eolo, significano amore per il territorio e soddisfazione per la crescita di un’azienda che dall’aprile del 2012 era diventata tutta italiana.

“Dopo cinque anni e mezzo i risultati sono tutti da vedere e con coraggio abbiamo scelto di mantenere il 51%, confermando così che siamo l’azienda di telecomunicazioni a controllo italiano”.

La provincia di Varese si conferma un polo di grande eccellenza nel campo della tecnologia.

“Eolo per noi – prosegue Ballerio – è stato il naturale completamento dei servizi informatici. Siamo leader in Italia per il private cloud e avere un alleato così forte permette di rafforzare la strategia del gruppo. L’arrivo degli americani che hanno deciso di investire con Eolo è il segno della bontà del progetto che consentirà forti investimenti e grande sviluppo anche dell’occupazione. Stiamo poi parlando di professionalità che non solo portano lavoro, ma sono a grande specializzazione, basso rischio ambientale e molto sicuri. Come amministratore, oltre che imprenditore sono orgoglioso per i risultati che avremo sul nostro territorio”.

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 11 gennaio 2018
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Commenti

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  1. Scritto da sperti

    Searchlight e Eolo con KPMG…. Glocal alla varesotta !!!!!