Tutto in famiglia, banda di spacciatori in manette

Arrestati dalla squadra mobile due fratelli e due cugini albanesi che gestivano un giro di spaccio con centinaia di clienti. Preso anche un fornitore dello stupefacente

Ben vestiti, umili, sempre disponibili alla consegna, educati e dall’ottimo italiano. I cinque albanesi arrestati dalla Squadra Mobile di Varese erano degli instancabili lavoratori, capaci di consegnare anche un centinaio di dosi al giorno con incassi che si aggiravano attorno ai 4/5 mila euro giornalieri.

Il gruppo di spacciatori sgominato dagli uomini alle dipendenze del commissario capo Maurizio Greco, aveva un giro d’affari davvero importante e vendeva cocaina di alta qualità: «Quella sequestrata era pura al 70%, un livello di principio attivo inusuale a questi livelli – ha sottolineato il capo della Squadra Mobile varesina – i clienti erano tutti italiani e si incontravano con gli spacciatori in luoghi affollati per non dare nell’occhio. Al telefono non dicevano mai un luogo preciso, usavano un linguaggio in codice, le parti riuscivano sempre ad accordarsi».

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Le indagini sono partite dalla morte di un albanese per overdose in un appartamento di Varese e dai contatti che aveva nel telefono. I primi due membri del gruppo (M.L., detto il tedesco, di 34 anni e M.O. di 30), quasi tutto composto formato da familiari, sono stati arrestati ad aprile del 2017 a Gazzada Schianno dopo aver ritirato 214 grammi di cocaina dal fornitore X.A., anche lui finito in manette. Gli altri due (M.D. di 24 e M.A. di 33) sono stati arrestati nella notte tra il 15 e il 16 gennaio.arresti operazione antidroga 17 gennaio varese squadra mobile maurizio greco

Dopo i primi arresti il fratello di M.L. aveva ereditato l’intero giro di clienti e anche il soprannome: al telefono, infatti, diceva di essere il tedesco. Per mandare avanti l’attività senza problemi aveva deciso di far arrivare parenti dall’Albania con il compito preciso di aiutarlo nell’attività. In alcuni casi, infatti, invece di farsi pagare in contanti, chiedeva passaporti da falsificare per portare in Italia i propri congiunti.

Proprio uno di questi è riuscito a sfuggire all’esecuzione dell’ordinanza di misura cautelare in carcere, richiesta dal sostituto procuratore Massimo Politi e concessa dal gip Anna Giorgetti del Tribunale di Varese.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 17 gennaio 2018
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