La parola peggiore

Alcune forze politiche di destra continuano a parlare di invasione riferendosi agli immigrati. I numeri dicono tutt'altro e alimentare le paure non aiuta nessuno a vivere meglio

Microcosmi mostra anziani e migranti

È troppo tempo che diverse forze del centro destra, parlando di immigrazione, usano la parola invasioneUn termine che fa subito presa perché vola facilmente di bocca in bocca. Poco conta poi se i dati dicano tutt’altro. Poco conta se la paura diventi l’emozione più sollecitata. Purtroppo è proprio quello che si va cercando tra la gente, come vengono chiamati i cittadini da quelle stesse forze politiche.

La terribile uscita di Attilio Fontana è figlia di quella roba lì. Il candidato del centro destra è un serio moderato e nei dieci anni della sua amministrazione a Varese, al di là di meriti e demeriti, mai ha dato prova di razzismo o intolleranza.

Le assurde parole di ieri a radio Padania non sono un semplice lapsus, come lui subito ha precisato e sgorgano da quelle posizioni che vedono nell’immigrato un pericolo, una anomalia per comunità che vorrebbero vivere ancora nel chiuso delle proprie mura protettive.

Nel suo argomentare Fontana esprime una posizione nota del suo partito. Ha usato una parola impronunciabile, ma il vero problema non sta lì. C’è una questione culturale enorme, e finché alcuni continueranno ad ingigantire l’ombra della paura, questa non potrà mai esser affrontata per quella che è.

Il segretario della Lega, che da Nord è diventata Salvini, continua a gridare che siamo invasi.

I dati sono lì da vedere. Parliamo di poco più di cinque milioni di stranieri presenti in Italia, pari all’8,3% della popolazione. Una quota maggioritaria di loro sono arrivati dall’Europa e moltissimi vivono nel nostro paese da oltre un decennio. Quando passiamo alla presenza dei migranti il dato è ancora più esiguo tanto più se pensiamo al fenomeno a livello mondiale. Basti pensare che di fronte a un rischio di genocidio come quello vissuto in Sud Sudan c’è stata la fuga di milioni di persone, e uno di questi si è rifugiato nella vicina Uganda che di problemi economici e sociali ne avrebbe già di propri.

Nessuno può negare che il nostro paese sia cambiato e che la presenza degli stranieri sia una realtà che spesso genera apprensioni e fatiche. Le politiche adottate in questi anni si sono troppo rette sull’emergenza anziché trovare progettualità. La contrapposizione ideologica su temi così delicati non ha favorito un sereno confronto, malgrado oggi la situazione sia cambiata Le scelte del ministro dell’Interno hanno scatenato non poche polemiche per quanto sta accadendo in Libia dove vengono rinchiusi molti dei migranti.

Chi si candida a guidare la nazione o la regione però non può continuare ad alimentare paure. Guadagnare il consenso così scredita qualsiasi idea della politica. Abbiamo bisogno di visioni, progettualità e di una gestione seria. 

La difesa dei valori si pratica nella loro positività, nelle azioni che portano le persone ad assumersi le proprie responsabilità permettendo così a tutti di contribuire per il bene comune. Voltarsi dall’altra parte di fronte alle enormi disuguaglianze che il mondo sta vivendo, oltre ad evidenziare il paradosso di chi invoca principi e valori, e poi vorrebbe sbattere le porte in faccia a chi ha bisogno, non aiuta nessuno a vivere meglio.

La Lombardia è una grande regione non solo per la potenza economica e la capacità innovativa che esprime, non solo per il ruolo fondamentale che ha per tutto il paese, ma anche per la capacità di accogliere che dimostra ogni giorno.

La competizione elettorale per la guida dei prossimi cinque anni è appena iniziata. L’augurio è che quanto abbiamo sentito ieri sia l’occasione per ripensare a quali mostri possano generare alcune parole sbagliate. Non ci riferiamo alla razza, di cui non ha alcun senso parlare, ma alla presunta invasione di esseri umani, come siamo ognuno di noi.

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 16 gennaio 2018
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Commenti

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  1. Scritto da mike

    Secondo me qui non si tratta di essere di sinistra o di destra, qui si tratta solo di usare il buon senso. Non sarà ancora un’invasione ma avanti di questo passo….E poi “accogliere” tutti indiscriminatamente e “stoccarli” in cooperative che ci costano una barca di soldi, cosa significa? Miliardi di euro che in questo caso si trovano tranquillamente, mentre non si riescono (o vogliono) trovare per finalità molto più urgenti e drammatiche che riguardano noi italiani. Questo non è razzismo e solo una sana questione di priorità che i cittadini di un Paese dovrebbero esigere!

  2. Scritto da laura_bernacchi

    concordo in ogni punto con Mike, e se devo dire la mia opinione non vedo la necessità di questo clamore per la parola “razza” ritengo che sia un modo per le persone comuni, quindi non scienziati e/o biologi, per identificare le etnie, asiatica, africana, europea, etc etc…

  3. Scritto da Felice

    Si può parlare di immigrazione, di politiche di immigrazione e se sia giusto o meno continuare a gestire una situazione migratoria basata sulla semi-emergenza.
    Si può parlare di tutto quello che si vuole ma quando nei discorsi, quasi spontaneamente, compare la parola bianchi o neri, si incomincia a differenziare per colori allora alla base di tutto c’è uno strisciante e silente razzismo. Stranamente questo razzismo non è paritetico bensì risulta selettivo. I neri danarosi sono sempre ben accetti, mentre quelli che scendono da un barcone (guarda caso i più deboli e bisognosi), quelli sono cattivi e sarebbero da rispedire a casa.

    Questo è razzismo. Fatevi tutti i vostri giri di parole del cazzo ma io lo chiamo razzismo subdolo ed insito nella mentalità delle persone. Ovverosia giudicare una persona in base al colore.

    Il discorso della legalità è ancora più aberrante per il popolo italiano…la legalità ed il rispetto delle leggi (ma anche la sua applicazione) dovrebbe essere super partes….indipendentemente dal colore politico o pensiero. Purtroppo in questo paese destra e sinistra hanno personalissimi concetti di applicazione della legge. Di fronte a questo bipolarismo perenne non mi stupisco che tali criteri sommari ed opportunistici vengano applicati anche ai migranti.

    In ogni caso persone che si esprimo pubblicamente così non andrebbero votate da un popolo raziocinante.